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LA STORIA D'ITALIA IN PELLICOLA
La grande guerra  (1959)

 

«Una falsa notizia nasce sempre da rappresentazioni collettive preesistenti alla sua nascita... la falsa notizia è lo specchio nel quale ‘la coscienza collettiva’ contempla le proprie fattezze». Così Marc Bloch nelle celebri Riflessioni di uno storico sulle false notizie della guerra, pubblicate nel 1921 e recentemente rieditate assieme a un altro fondamentale testo sulla prima guerra mondiale di Joseph Bédier (Bédier-Bloch, pp. 108-109).

È un ottimo vademecum per entrare in La grande guerra (Mario Monicelli, 1959). Il film utilizza e smonta, infatti, due false notizie. La prima – che potremmo definire una macro-falsa notizia – è la «rappresentazione collettiva» della prima guerra mondiale come un conflitto eroico, patriottico, fondante dell’identità nazionale. Rappresentazione che, dopo il film, non è più possibile né credibile. La seconda – che definiremo una micro-falsa notizia – è la conclamata La grande guerra (1959) di Mario Monicelli  vigliaccheria di Oreste Jacovacci (Alberto Sordi) e Giovanni Busacca (Vittorio Gassman), i due fanti protagonisti del film. È talmente scontato che i due siano dei lavativi, che quando i commilitoni non li vedono durante l’offensiva che dà la vittoria all'esercito italiano ipotizzano subito che si siano imboscati come al solito. Nessuno sa, né saprà mai, che Jacovacci e Busacca sono morti da eroi, fucilati dagli austriaci per non aver rivelato l’ubicazione di un ponte di barche decisivo per le sorti della battaglia.

La prima guerra mondiale è stato il primo conflitto cinematografico della storia. Non solo è stata documentata dal cinema (inventato vent'anni prima) durante il suo svolgimento ed è stata poi raccontata da centinaia di film, ma ha anche visto la presenza del cinema come arma strategica: le macchine da presa montate su mongolfiere e dirigibili giocarono un importante ruolo di spionaggio e di intelligence, come ampiamente raccontato da Paul Virilio nel suo saggio Guerra e cinema. (...)

La grande guerra è, in questa storia, un momento di svolta. È uno dei film più importanti del cinema italiano perché ha cambiato non tanto la conoscenza e la memoria del conflitto, quanto il giudizio, il comune sentire su di esso. Per il pubblico e anche per gli storici: dopo la vittoria del Leone d’oro alla Mostra di Venezia del 1959, e una volta accettata la sua statura di capolavoro, anche gli storici si sono sentiti più liberi di smitizzare l’epica della «grande guerra», di svelare la verità che si nascondeva dietro le leggende (e che i superstiti, in privato, già raccontavano).

L’importanza del film è indirettamente dimostrata dalle enormi difficoltà che il regista Mario Monicelli e il produttore Dino De Laurentiis devono superare per realizzarlo. Il soggetto è dello sceneggiatore Luciano Vincenzoni e si ispira al racconto di Guy de Maupassant Due amici (1883), che si svolge durante la guerra franco-prussiana del 1870-1871. Vincenzoni è colpito dall’idea dei due amici che vanno a pescare, passano inconsapevolmente le linee, vengono catturati dai tedeschi e si rifiutano di fare le spie, preferendo la morte al tradimento. Trasformare due borghesi francesi in due fanti italiani proletari dà all'idea una forza maggiore. «Ci fu una grande battaglia per imporla – ricorda Age, un altro degli sceneggiatori –.
Primo perché Gassman e Sordi, che nel film erano due antieroi, alla fine venivano fucilati lo stesso, e questo andava contro tutte le regole del film comico di allora. Secondo, perché si parlava per la prima volta in modo diretto, in un film italiano, di Caporetto. Ci furono molte proteste di ambienti reazionari, di ambienti dell’esercito» (Faldini-Fofi 2, p. 414). Lo storico Marco Mondini ricorda lo sdegno preventivo di Paolo Monelli, che su «La Stampa» del 10 gennaio 1959 «accusò la produzione di progettare un film anti-italiano animato dai più retrivi antimiti nazionali» (Mondini, p. 263).

  Storia D'italia In 15 Film di Alberto Crespi (Editori Laterza 2018)

da: Storia d'Italia in 15 Film di Alberto Crespi (Editori Laterza 2018)

 
 
 

 

   Scheda 

      La grande guerra (1959) di Mario Monicelli   
     
PRODUZIONE Italia, Francia  
ANNO 1959  
DURATA 135'   
COLORE B/N  
RAPPORTO 2,35:1  
GENERE Commedia, drammatico, guerra  
REGIA Mario Monicelli    

INTERPRETI E PERSONAGGI

  • Alberto Sordi: Oreste Jacovacci
  • Vittorio Gassman: Giovanni Busacca
  • Silvana Mangano: Costantina
  • Romolo Valli: tenente Gallina
  • Folco Lulli: Giuseppe Bordin
  • Bernard Blier: capitano Castelli
  • Vittorio Sanipoli: maggiore Segre
  • Nicola Arigliano: Giardino
  • Geronimo Meynier: portaordini
  • Mario Valdemarin: sottotenente Loquenzi
  • Elsa Vazzoler: moglie di Bordin
  • Tiberio Murgia: Rosario Nicotra
  • Livio Lorenzon: sergente Battiferri
  • Ferruccio Amendola: De Concini
  • Gianni Baghino: un soldato
  • Carlo D'Angelo: capitano Ferri
  • Achille Compagnoni: cappellano
  • Luigi Fainelli: Giacomazzi
  • Marcello Giorda: il generale
  • Tiberio Mitri: Mandich
  • Gérard Herter: capitano austriaco
  • Guido Celano: maggiore italiano
  • Leandro Punturi: bambino
  • Mario Feliciani
  • Mario Mazza
  • Mario Colli
  • Mario Frera
  • Gian Luigi Polidoro
  • Edda Ferronao
 

DOPPIATORI ORIGINALI
  • Nino Dal Fabbro: capitano Castelli
  • Mario Colli: cappellano
  • Turi Ferro : Rosario Nicotra
  • Riccardo Cucciolla: Giardino
 
SOGGETTO Mario MonicelliAge & ScarpelliLuciano Vincenzoni  
CASA DI PRODUZIONE Dino De Laurentiis  
SCENEGGIATURA Mario MonicelliAge & ScarpelliLuciano Vincenzoni  
FOTOGRAFIA Leonida BarboniRoberto GerardiGiuseppe Rotunno, Giuseppe Serrandi  
MONTAGGIO Adriana Novelli  
MUSICHE Nino Rota  
SCENOGRAFIA Mario Garbuglia  
COSTUMI Danilo Donati  
       


 

 
 
 

Informazioni aggiuntive