Romanzi a colazione

Dal 1° febbraio torna l'appuntamento in biblioteca con i ROMANZI A COLAZIONE!
Uno degli appuntamenti più amati in biblioteca a Riva del Garda.

Modera gli incontri Ludovic Maillet


Romanzi a colazione 2020

Questi gli appuntamenti


Vite nel Kaos di Loreta Failoni e Gabriele Biancardi

 


Vite nel Kaos di Loreta Failoni e Gabriele Biancardi


        
Edizioni Curcu Genovese

 

Al bar Kaos, si intrecciano le storie di vita di tante persone.
Ognuno ha i propri pensieri, ognuno ha i propri problemi.
Un crocevia di varia umanità, un affresco di personaggi che lascia intendere che ognuno di loro possiede storie interessanti da raccontare. Sfilate di solitudini umane, di fallimenti, tormenti ma anche sorrisi e speranza, si alternano ai tavoli di un bar, luogo della socialità e dell'allegria, e ci suggeriscono come in realtà molti di noi per la maggior parte del tempo indossino una maschera, per celare un'identità o una ferita con cui si fa fatica talvolta a convivere. Quindici racconti che ci fanno riflettere sulla vita, sui suoi casi tanto vari e diversi, sulle diverse esperienze delle persone, ciascuna con il proprio Kaos dentro di sé. Per la mitologia greca, come spiega il gestore del bar, il kaos indicava infatti lo spazio aperto, il vuoto da cui tutto ha avuto inizio. Un vuoto riempito di storie.


Loreta Failoni
nata prima dell'allunaggio ma dopo Albert Einstein, ha insegnato matemati¬ca per molti anni. Ora si occupa di libri, spet¬tacoli e di cinema. Il suo romanzo d'esordio, La bisettrice dell'anima, che l'ha condotta in tutta Italia e negli USA, ha vinto molti premi tra cui il prestigioso Firenze per le culture di pace, dedicato a Tiziano Terzani. Ama la pianura e vive in montagna. Ama la scienza e i numeri e si occupa di teatro.


Gabriele Biancardi
nato prima di Woodstock, ma dopo Elvis Presley.
Ha un pensiero filosofico molto preciso: "Lavorare meno, lavorare tu"
Voce della radio dal 1980, scrive per il teatro, e ha pubblicato due romanzi.
Suona in due gruppi e fa lo speaker di volley. Vegetariano per scelta, sempre per scelta ri¬spetta chi invece non lo è.
Ama il mare e vive in montagna. Ama il pianoforte e suona la batteria. Entrambi gli autori sono al loro terzo romanzo, il primo scritto a quattro mani.

 

 

  


                La maledizione del numero 55 di Massimo tedeschi 



La nave di Teseo
 

 

 

Salò, marzo 1938. L’apparente calma del lago di Garda è messa a soqquadro dalla frenetica preparazione della Mille Miglia, la mitica corsa automobilistica che collega Brescia e Roma, diventata una vetrina decisiva per il regime fascista. Il commissario Italo Sartori ha appena litigato con la sua amante, la ricca, audace vedova Anna Arquati, che vive sull’altra sponda del golfo di Salò: la donna vuole partecipare alla Mille Miglia con la sua auto, ma il commissario Sartori, abruzzese di nascita trapiantato sul Garda come il sommo vate D’Annunzio, non è d’accordo. Una scia di morti sospette sconvolge la vigilia della corsa: la squadra francese della Delahaye è vittima di un incidente, mentre prova la sua vettura lanciata a tutta velocità lungo la Gardesana; pochi giorni dopo un oscuro destino attende Luigina Stroppa detta Nefertari, una veggente locale che aveva predetto sciagure durante la Mille Miglia. Il commissario Sartori si trova così con due misteri da risolvere, tra le pressioni dell’Ovra, l’odiosa polizia segreta fascista, le ingerenze di questori proni al potere, i depistaggi, le delazioni e il languore crescente dovuto alla distanza della sua amante.
Massimo Tedeschi costruisce un’indagine perfetta per un investigatore fuori dagli schemi, un personaggio indimenticabile che arricchisce il giallo italiano di un nuovo protagonista.


Massimo Tedeschi
, giornalista professionista, come caporedattore del “Corriere della Sera” ha fondato e diretto il dorso bresciano del quotidiano di via Solferino. Ha collaborato con diverse testate nazionali e locali, è autore di libri di storia politica, economica, sociale e culturale. Nel 2016 ha creato la figura del commissario Sartori cui ha dedicato Carta Rossa (2016), L'ultimo record (2017) e Villa romana con delitto (2018).

 

 

  

 




  Gleba di Tersite Rossi





Pendragon

Visita le pagine internet
dedicate a questo romanzo



 

“La vita, originata com’è dalla terra umida e fertile, se non viene dissodata da nuove mani e abbeverata da nuove fonti, finisce per assomigliare soltanto alla propria caricatura: una zolla secca e arida. Zolla da servire. Zolla da schiavi. Gleba”

Paolo
, ragazzo insicuro e introverso, frequenta una scuola elitaria, dove gli studenti sono spinti a una competizione feroce come quella del mercato del lavoro che li attende. 
Adriana, impiegata modello in un colosso dell’e-commerce, la sera torna a casa e studia da brigatista, per vendicarsi dei padroni che le han portato via il marito e la migliore amica.
Amina, figlia d’immigrati marocchini, dopo la morte sul lavoro del padre si è smarrita nel tunnel del vuoto esistenziale, da cui prova a uscire abbracciando il jihad.
Enrico e Valeria, marito e moglie, conducono una vita precaria come il loro lavoro; lui sublima con la letteratura, la palestra e le avventure extraconiugali, lei con il sogno di un figlio.
Proprio quando queste esistenze così distanti, ma tutte asservite, inizieranno a toccarsi e a confidare in una svolta, comincerà il conto alla rovescia di un duplice, pazzesco attentato terroristico, pronto a travolgere tutto e tutti. A sperare di resistere sarà solo chi avrà il coraggio di svolgere il mestiere più difficile: quello di vivere.


Tersite Rossi
è un collettivo di scrittura
Esordisce nel 2010 con il romanzo “È già sera, tutto è finito” (Pendragon), appartenente al genere della Narrativa d’Inchiesta e centrato sul tema della cosiddetta trattativa fra Stato e mafia d'inizio anni Novanta (finalista al Premio Alessandro Tassoni 2011 e al premio Penna d’Autore 2011).
Nel 2012 esce il suo secondo romanzo con le “edizioni e/o”, il noir distopico Sinistri”, all’interno della collana “SabotAge” curata da Massimo Carlotto, ambientato in un futuro fin troppo prossimo, intriso di tecnocrazia liberticida e folli tentativi di ribellione.
Nel 2016 esce il suo terzo romanzo, il thriller economico-antropologico "I Signori della Cenere" (Pendragon), a chiudere la "trilogia dell'antieroe" avviata con i precedenti due, sullo sfondo della crisi finanziaria d'inizio millennio e delle sue ragioni più profonde, ancestrali.
Nel 2019 esce il suo quarto romanzo, "Gleba" (Pendragon), appartenente al filone della new italian epic e centrato sulla tematica del lavoro, sfruttato e vendicato, che segna l'ingresso nell'era del post-eroe.
Elementi ricorrenti nei romanzi di Tersite Rossi sono la riflessione sul potere e i suoi abusi, l'ineluttabilità della sconfitta di chi prova a sfidarlo, l'incastro fra la Storia con la maiuscola e quella con la minuscola, lo svolgersi inesorabilmente circolare delle vicende umane, il ruolo talvolta cinico, talvolta salvifico, comunque sempre decisivo, della casualità e del fato.
L
pseudonimo è un omaggio al signor Rossi, l'uomo della strada, e a Tersite, l'antieroe omerico, emblema dell’opposto di ciò che tutti si attendono. È brutto, debole e codardo in un mondo di belli, forti e coraggiosi. È il sacco dei rifiuti che stona nella dimora linda della pubblicità. È il compagno di classe di cui non ci si ricorda mai il nome. È la fine quando tutti parlano d’inizio. È l’alba quando tutti pensano al tramonto. È l’ombra che nessuno vede, perché è arrivata troppo presto. O troppo tardi.

 

          

   




  L'altra metà di Matteo Tovazzi

Edizioni Forme Libere

 

Dopo Quella luce in fondo al lago i coniugi Sandro e Sara Olivieri tornano protagonisti di un nuovo mistero che si svolge presso la loro locanda.
Sara, durante una notte di sonno irrequieto, sente il verso di una civetta: secondo una leggenda locale significa che una persona morirà in breve tempo. La notizia si diffonde velocemente in paese, dando origine a una crescente sensazione di paura e a una morbosa attesa che si compia il presagio di morte. Nel frattempo alla locanda arrivano i membri di un’associazione dedita al paranormale, interessati a studiare le tradizioni locali. In particolare sono speranzosi di poter assistere all’apparizione del fantasma della dama bianca, una donna morta due secoli prima e la cui anima sembra vagare ancora presso il lago e nei boschi vicino la locanda. Ma gli strani eventi che si verificano hanno davvero un’origine occulta, oppure sono fatti spiegabili razionalmente?
Da qualunque parte arrivi il pericolo, il clima, col passare dei giorni, si fa sempre più carico di tensione, favorendo scompiglio e inquietudine, ma soprattutto la scoperta di una realtà diversa da quella visibile, una realtà che va oltre le apparenze: l’altra metà.

Matteo Tovazzi è nato in provincia di Trento nel 1975. Con "Sotto la polvere" ha vinto la seconda edizione del Concorso Letterario “Manerba in Giallo” (sezione editi). Ha inoltre ricevuto i seguenti riconoscimenti al Premio di Narrativa Gialla Inedita “Delitto d'Autore”: 2° posto per "Sotto la polvere" (V edizione), 2° posto per "Quella luce in fondo al lago" (VII edizione)

 

  

 

 





Centro Culturale La Firma


        




Mandacaru



        Tutti gli appuntamenti si svolgeranno presso la
Biblioteca Civica alle ore 10.00

Riva del Garda (TN) - Piazza Garibaldi 5
Entrata gratuita

 
Biblioteca Civica Riva del Garda

 



Pagina facebook Biblioteca Civica

Per informazioni:
Biblioteca civica di Riva del Garda
0464 573806


Festival Giallo Garda       Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Visita la pagina internet dedicata all'iniziativa
 


Alcuni momenti degli incontri con gli autori...

  
 

 


Romanzi a colazione

Torna l'appuntamento in biblioteca con i ROMANZI A COLAZIONE!
Cinque sabati mattina con cinque libri e cinque autori, con caffè, brioches e biscotti.

Modera gli incontri Ludovic Maillet


Romanzi a colazione 2019

Questi gli appuntamenti


Gabriele Biancardi presenta “Il respiro dei ricordi”

 


Gabriele Biancardi “Il respiro dei ricordi”


        
Minerva

 

È un film da leggere, così si può iniziare a raccontare «Il respiro dei ricordi», l’ultimo libro di Gabriele Biancardi, voce di Radio Dolomiti. (...) Fresco di stampa (edizioni Minerva), arriva oggi nelle librerie dopo l’incredibile successo del suo primo romanzo «Il mio nome è Aida».
Lo spunto per quella che può essere definita una saga familiare, accade per caso nel 2016. «Radames Lattari, amatissimo coach della Trentino Volley di qualche anno fa — racconta l’autore — mi ha rivelato una parte delle vicissitudini della sua famiglia che agli inizi del secolo scorso è emigrata dalla Calabria al Brasile. Mentre ascoltavo, in testa hanno cominciato a prendere vita i vari personaggi . Uomini di un tempo, donne che sapevano affrontare con coraggio tutte le avversità, anche quelle più crudeli. “Il respiro dei ricordi” è un romanzo forte, vivo, ricco di sentimenti ed emozioni. I tanti personaggi in maniera spontanea si sono incastrarti con le informazioni che mi aveva rivelato e regalato in modo così umano Radames». Da un caffè, dall’incontro di chi sa ascoltare e chi ha qualcosa da raccontare, è nato «Il respiro dei ricordi», «una storia, anzi, diverse storie — dice l’autore — che si intrecciano tra loro, coinvolgendo l’Italia, il Brasile, la Francia e anche gli Stati Uniti». Un romanzo a cui Biancardi ha voluto dare due finali. «Uno mio, inventato — rivela — e poi quello vero, ancora più sorprendente. Un colpo di scena, un finale con la realtà che supera la fantasia. Quando Radames ha letto il libro si è commosso e con lui le sue sorelle».
I legami, in fondo, sono indissolubili e questa storia non riguarda solo la famiglia di Radames Lattari, ma coinvolge tantissimi italiani che sono emigrati per cercare fortuna. «E’ un libro d’amore per la famiglia, per la propria terra, per la vita».
(
Corriere del Trentino 15 Marzo 2018 - L.P.)

Gabriele Biancardi. Nato nel 1965, desidera fin da piccolo fare radio e comincia a 14 anni per Radio Dolomiti.
Oggi è ancora allo stesso posto. Autore di spettacoli teatrali come Avete mai provato ad essere donne e Diversi da chi?. Per diletto suona e aiuta in casa.
Il respiro dei ricordi è il suo secondo romanzo.

 

 

  


Franco Stelzer presenta “Cosa diremo agli angeli”
                Franco Stelzer “Cosa diremo agli angeli” 



Einaudi
 

 

«Che cosa racconteremo agli angeli quando ci accoglieranno alle porte del cielo? Balbetteremo confusi. Ricercheremo una qualche formula che possa racchiuderci. Diremo che, per trovare noi stessi, abbiamo percorso strade contorte? Che abbiamo sentito più vita in un attimo di pausa dal lavoro che in tanti momenti solenni? Che ci siamo commossi nel fissare una macchia sull'asfalto e abbiamo snobbato le cerimonie piú importanti? Diremo così? Che la vita ci è pulsata dentro in modo strano? E questo ci salverà?»

Lui non ha nome, e vive immaginando le vite degli altri per mettere insieme i pezzi della sua stessa vita. Il suo racconto ci commuoverà.Per lui, che lavora come addetto ai controlli di un aeroporto, il mondo è fatto delle vite che gli corrono sotto gli occhi. Vite immaginate. E immaginate con tale furia da diventare racconto. C’è un uomo, in particolare, che arriva ogni domenica e riparte ogni venerdì: «Magro, lo sguardo aperto. Sembra una di quelle persone nate per rendere gli altri contenti». Quell'uomo resterà al centro della narrazione fino alla fine. E la sua scomparsa – quando, una domenica come tutte le altre, non si farà più vedere – genererà un altro racconto ancora, in un continuo gioco di specchi. Perché tutte le vicende umane sembrano essere sotto gli occhi di angeli un po’ partecipi e un po’ lontani: «Sono così, gli angeli. Si danno il piglio degli esseri perfetti. Fanno un po’ di scena, ma darebbero chissà cosa per potersi mescolare, per entrare nelle nostre piccole cose grigie. Faticano a staccarsi da noi». Con un passo poetico e un’attenzione al dettaglio corporeo colto da pupille sgranate, la voce di questo romanzo dice tutta la forza delle nostre vite difettose. Perché coglie la vita proprio come si coglie un fiore selvatico, piano, guardandolo in ogni sua più piccola parte. È con questa voce unica, commossa, filosofica, che Franco Stelzer è diventato un autore di culto per molti lettori e scrittori italiani.

 

Franco Stelzer (Trento 1956) ha studiato filosofia a Bologna, è traduttore dal tedesco e insegna lettere a Trento. Ha pubblicato per Einaudi Ano di volpi argentate (2000) e Il nostro primo, solenne, stranissimo Natale senza di lei (2003). Matematici nel sole (2009) è edito da Il Maestrale. Sempre per Einaudi, ha pubblicato Cosa diremo agli angeli (2018).

 

  

 


Giorgio Salomon presenta “Laghi. Paesaggi umani e coscienze naturali del Trentino”

  Giorgio Salomon “Laghi. Paesaggi umani e coscienze naturali del Trentino”





Publistampa

 

Il suo obbiettivo ha immortalato il Movimento studentesco e operaio di Trento; ha documentato guerre note e guerre dimenticate; ha catturato paesaggi e volti di un mondo lontano. Nella carriera da reporter, il fotografo trentino Giorgio Salomon ha «rincorso le notizie» con la macchina fotografica; nel suo ultimo lavoro, il libro fotografico «Laghi. Paesaggi umani e coscienze naturali del Trentino» (Publistampa, 32 euro), vuole invece «creare» lui stesso, «una volta scattata la foto, la notizia». «Questa volta il cronista sono io».
Dietro a quello che potrebbe sembrare un omaggio a un luogo familiare, il Trentino, o la ricerca della quiete nelle acque dei laghi, Salomon cela una trama ben più complessa. Il suo è uno studio sul rapporto che nasce tra il lago e chi lo vive. In una ricerca che è sì tecnica, nel tentativo di raggiungere l’armonia dell’immagine, ma al tempo stesso antropologica. Mesi di lavoro, da gennaio a ottobre, sveglie presto e camminate per raggiungere molti dei 300 laghi del Trentino, hanno portato Salomon a capire che osservando il lago emerge la percezione che le persone ne hanno. «In un certo senso, dalle foto alle acque dei laghi del Trentino ho scoperto gli esseri umani», racconta. Così si è stupito quando ha notato che nei giorni di pioggia alle persone piace cercare le rive del lago; o nel vedere svelato il lato più divertente del paesaggio del lago di Garda, quando si trova a fare da spettatore a «una coppia di turisti stranieri che, mentre si baciano, cercano di scattare un selfie». Una ricerca lunga, costruita lentamente, dalle acque del lago di Tovel, in cui Salomon si è immerso insieme a un esperto che doveva valutare il livello d’inquinamento del fondale, a Caldonazzo, al lago di Garda, ai laghi di alta quota. È un influenzarsi reciproco, quello tra uomo e ambiente, coscienze e paesaggi. «A seconda di ciò che porta l’uomo a contatto col lago, che sia svago o lavoro, escursione o preghiera, il paesaggio assume una coscienza diversa», spiega Alessandro Miorelli, curatore del volume che verrà presentato martedì 18 alla Biblioteca comunale di Trento. «Il rapporto tra essere umano e paesaggio — continua — è approfondito affiancando le fotografie agli scritti di 12 esperti di filosofia, antropologia, poesia, scienze naturali, arte, ristorazione».
(Corriere del Trentino · 16 dicembre 2018 - Margherita Montanari)

Dall’età di vent’anni Giorgio Salomon va dando conto, con macchina fotografica e telecamera, degli eventi del tempo e delle forme del mondo. Dai servizi sulla diga del  Vajont (1963) a quelli sul movimento studentesco alla facoltà di sociologia di Trento (1966-1977), dalle spedizioni alpinistiche sulle Ande peruviane a quelle sull'Himalaya o in Alaska, Salomon ha messo a fuoco l’Italia e il mondo per raccontare paesi, montagne, culture e popoli. Ed anche guerre: nel 1983 il reportage sulla guerra russo-afghana e la resistenza armata dei Mujahiddin, nel 1990 dopo essere stato nominato inviato speciale alla Rai (TG1) di Roma, viene sequestrato in Uganda dal movimento rivoluzionario mentre  documentava la situazione politica di quel paese, e poi negli anni novanta la prima guerra del Golfo e le guerre nella ex-Jugoslavia. Premiato più volte per le sue fotografie ed i  filmati, nel 2003 è stato insignito dall'Archivio del Disarmo del premio giornalistico Colombe d’oro per la Pace.
Dal 2000 opera come giornalista freelance, ha proposto numerose mostre fotografiche tra cui La realtà dell’immagine, Reportage sociologia (1962-2002), Obiettivo Trento, Pace per Israele a San Marino, Guerre dimenticate a Scurelle e  Altre montagne, altre genti a Fiera di Primiero. In questi ultimi anni è stato in India, Kazakhistan, Argentina, Cile, Egitto e Siria e sul “confine” israelo-palestinese continuando a realizzare reportage e a proporre il suo sguardo sul mondo e sull’umanità. Nell’ambito di  Manifesta 7 2008 ha partecipato alla mostra Capolinea Underground realizzata a Trento e  l’anno precedente ha realizzato per il Festival dell’Economia di Trento la mostra Quando a  Trento c’era la Michelin.
Nel 2009 ha realizzato sul tema dei confini una videoinstallazione fotografica per il Convegno annuale dell’Associazione per gli Studi di Teoria e Storia  Comparata della Letteratura organizzato dall’Università di Cagliari. Tra 2010 e 2011 ha documentato la regione del Choco in Colombia e ha realizzato reportage su Sri Lanka, India meridionale, Corea del Sud e Bangladesh. Dal 2012 e 2014 ha realizzato video reportage in Brasile, Sud Africa e Perù e una mostra fotografica sui fotografi di tutti i generi e latitudini presentata a Faedo e al "Forte Alto" di Nago. Nel 2014 a Santa Giulia (Brescia) le immagini di Giorgio Salomon assieme a quelle di grandi fotografi nella mostra Anni Settanta e dintorni. Nel 2015 presso a Wavegallery di Brescia presenta la mostra Storie italiane con immagini che documentano gli anni '60 e '70. Nel 2016 presenta il progetto Tutti in piazza! con una mostra alla Galleria civica di Trento su Piazza Duomo, luogo simbolo della vita trentina. Prosegue anche  l'impegno dei reportage con i profughi siriani sulla rotta balcanica che sfocia nella mostra Ombre presentata nell'aprile 2016 a Trento. 
E’ membro dell’associazione Formato Arte composta da operatori nel campo delle arti visive  al fine di approfondire il dibattito estetico contemporaneo
dal sito http://giorgiosalomon.weebly.com/bio.html

          

   


Carmine Abate presenta “Le rughe del sorriso”

  Carmine Abate “Le rughe del sorriso”

Mondadori

 

Sahra si muove nel mondo con eleganza e fierezza ed è accesa, sotto il velo, da un sorriso enigmatico, luminoso. È una giovane somala che vive con la cognata Faaduma e la nipotina Maryan nel centro di seconda accoglienza di un paese in Calabria. Finché un giorno sparisce, lasciando tutti sgomenti e increduli. A mettersi sulle sue tracce, "come un investigatore innamorato", è il suo insegnante di italiano, Antonio Cerasa, che mentre la cerca ne ricostruisce la storia segreta e avvincente, drammatica e attualissima: da un villaggio di orfani alla violenza di Mogadiscio, dall'inferno del deserto e delle carceri libiche fino all'accoglienza in Calabria.
Anche quando tutti, amici compresi, sembrano voltargli le spalle, Antonio continua con una determinazione incrollabile la sua ricerca di Sahra e di Hassan, il fratello di lei, geologo misteriosamente scomparso.
Dopo aver raccontato l'emigrazione italiana in Europa e nel mondo, Carmine Abate affronta di petto la drammatica migrazione dall'Africa verso l'Italia e lo fa con un romanzo corale e potente.
Sahra, la giovane somala che anima il romanzo con la sua presenza (non meno che con la sua assenza), è un personaggio memorabile, destinato a rimanere definitivamente nella galleria dei grandi personaggi letterari femminili.
Con naturalezza e autorevolezza, come accade solo con i grandi scrittori, Carmine Abate sa portarci nel cuore della Storia dei nostri giorni, là dove si decide il destino di tutti. E sa coinvolgerci senza artifici ideologici, moralismi o compiacimenti letterari, restituendoci un sentimento del mondo che - malgrado tutto - si apre alla meraviglia di esistere.


Nato a Carfizzi, in provincia di Crotone, da una famiglia arbëreshë, dopo essersi laureato in Lettere all'Università di Bari si trasferisce ad Amburgo, in Germania, presso il padre emigrato. Qui insegna in una scuola per figli di emigranti e inizia a scrivere i primi racconti. Nel 1984 appare la prima raccolta di racconti Den Koffer und weg, a cui segue nel 1984 un saggio in lingua tedesca, scritto in collaborazione con Meike Behrmann, Die Germanesi, tradotto due anni dopo in lingua italiana col titolo I Germanesi, storia e vita di una comunità calabrese e dei suoi emigranti. Successivamente, ritornato in Italia, si stabilisce a Besenello, nel Trentino, dove continua l'attività di scrittore e insegnante. È autore di numerosi romanzi e racconti di successo. Nel 2007 ha tenuto una conferenza al liceo scientifico "Michelangelo Buonarroti" di Monfalcone sulla multiculturalità.
Nel luglio del 2009, con il suo romanzo "Gli anni veloci", vince la terza edizione del "Premio Letterario Nazionale Tropea - Una regione per leggere", organizzato dall'Accademia degli Affaticati, imponendosi su Mario Desiati e Paolo Di Stefano[1]. Il risultato plebiscitario della giuria, composta da un comitato popolare di varia estrazione culturale e da tutti i sindaci calabresi, ha confermato l'affetto e l'attenzione per questo autore della sua regione d'origine.

I temi prevalenti nelle opere di narrativa di Abate sono il ricordo delle tradizioni culturali di origine, soprattutto delle piccole comunità arbëreshë, e l'incontro con le popolazioni che risiedono laddove più forte è l'emigrazione del Meridione. I racconti di Abate, emigrato da giovane in Germania per motivi di lavoro, sono frutto dell'esperienza diretta dell'autore in Germania e nell'Italia settentrionale. In alcune opere di Carmine Abate, specialmente nella raccolta di racconti intitolata "Il Muro dei Muri", viene dato rilievo a quello che è il vero nemico della società, il razzismo, la barriera più grande che esiste al mondo e che cerca di dividere gli uomini, motivo d'incomprensione e d'incomunicabilità tra questi ultimi. I temi dell'odio e dell'intolleranza, nell'opera di Carmine Abate, sono trattati in una lingua personale costituita da termini nelle lingue italiana, di arbëreshë e tedesca, con uno stile apparentemente semplice, scorrevole e facilmente comprensibile, ma soprattutto che richiama con piacere alla lettura.
Abate è autore con Cataldo Perri dello spettacolo teatrale Vivere per addizione nelle terre d'andata tratto da Terre di andata e Vivere per addizione, presentato il 19 agosto 2011 nel I festival dei luoghi a Soveria Mannelli.
Il 1º settembre 2012 vince la 50ª edizione del Premio Campiello con il romanzo La collina del vento. Nel 2016 vince il premio Stresa con il romanzo «La felicità dell’attesa».

 

  

 

 

Stefano Zangrando con Gabriele di Luca - Dialoghi sugli autori altoatesini

Alcuni de testi citati nell'incontro.

Maurizio Ferrandi, Gabriele Di Luca (Hrsg.)
Pensare l’Alto Adige

Frammenti del dibattito italiano su una terra di frontiera. Un antologia – Volume 1° – 1950-1972
L’antologia nasce come contributo al dibattito sulla storia dell’Alto Adige nel ’900 e in particolare, come testimonianza del dibattito che il dipanarsi delle vicende politiche altoatesine ha prodotto nel corpo politico e intellettuale italiano dall’inizio degli anni ’50 in poi.
Le pagine selezionate provengono in egual misura da saggi di tipo prettamente politico e da opere a carattere storico. Gli autori sono personaggi di estrazione locale e osservatori esterni. Il ventaglio delle opinioni rappresentate copre, o così almeno sperano i curatori, tutto l’arco delle opinioni espresse nell’ambito di un dibattito spesso concitato ed aspro.
Il confronto tra le opinioni di ieri e la realtà di oggi può essere utile anche per interpretare il futuro di una terra così singolare come l’Alto Adige.

Maurizio Ferrandi, Gabriele Di Luca (Hrsg.)
Pensare l’Alto Adige - Volume 2

Frammenti del dibattito italiano su una terra di frontiera Un antologia – Volume secondo – 1973-2018
L’antologia nasce come contributo al dibattito sulla storia dell’Alto Adige nel ‘900 e intende proporre una testimonianza del dibattito che il dipanarsi delle vicende politiche altoatesine ha prodotto nel corpo politico e intellettuale italiano dall’inizio degli anni 50 in poi.
Le pagine selezionate dai curatori provengono in egual modo da saggi di tipo prettamente politico e da opere di carattere storico.
Dopo il primo volume (1950-1972) sull’animato dibattito che ha accompagnato la profonda crisi della prima autonomia, questo secondo volume (1973-2018) offre un momento di riflessione sugli anni relativi alla “nuova” autonomia e riporta anche la discussione sul presente e sul futuro della realtà altoatesina, che inizia dopo la chiusura della vertenza internazionale e che prosegue ancora oggi.
Contributi di Sabino Acquaviva, Piero Agostino, Jadel Andreetto, Alcide Berloffa, Wolf Bukowski, Riccardo Dello Sbarba, Andrea Di Michele, Stefano Fait, Lucio Giudiceandrea, Aldo Gorfer, Fabio Levo, Bruno Luverà, Aldo Mazza, Claudio Noltet, Flavio Pintarelli, Flavia Pristinger, Ilaria Riccioni, Daniele Rielli, Sebastiano Vassalli, Toni Visentini

Astrid Kofler (Traduzione dal tedesco di Giuliano Geri)
Il volo dell’altalena 

Nell’autunno del 1935 la giovanissima maestra Ada Torelli, originaria della Ciociaria, viene destinata a una scuola elementare in provincia di Bolzano, al culmine del processo di italianizzazione del Sudtirolo.
Si ritrova così in uno sperduto villaggio di montagna, tra una popolazione rurale oppressa da un’antica miseria e dall’imposizione di una lingua e di una cultura del tutto estranee.
Insieme allo zelo e al rispetto dei dettami pedagogici fascisti, sviluppa via via un sentimento di empatia con i luoghi e le persone, in particolare con i bambini. Gli eventi politici che seguiranno di lì a breve, però, incideranno profondamente sulla sua stessa esistenza, rendendo vana la sua missione.
L’accordo tra Mussolini e Hitler sulle “Opzioni” sconvolgerà infatti i già precari equilibri di questa terra di confine, lacerando il tessuto sociale e familiare di un’intera comunità, obbligata a scelte dolorose, cui nemmeno Ada potrà sottrarsi.
A metà tra romanzo documentario e biografia epistolare, Il volo dell’altalena ripercorre alcuni capitoli complessi e drammatici di storia del Novecento attraverso una vicenda privata che intreccia realtà e finzione. Ne viene fuori un ritratto a tinte vivide dell’Italia prima e dopo la Seconda guerra mondiale.

Enrico De Zordo
Divertimenti tristi - Racconti

Divertimenti tristi è un’opera in prosa appartenente al genere letterario del «racconto rotto».
Raccoglie un centinaio di prose minime tenute insieme con lo scotch. Sotto le strisce tras-lucide del nastro adesivo si vedono le linee di rottura di un racconto che non si aggiusta più.
Per fare un racconto rotto bisogna procurarsi un racconto intero, salire le scale fino al settimo piano e gettarlo da una finestra del sottotetto. Poi si scende per strada e si raccolgono i pezzi: poemetti in prosa, messaggini, aforismi dilatati, apologhi, sequenze interrotte, onirigrammi, romanzi compressi, divagazioni, miniature esatte in uno spazio indeterminato.
I pezzi spaccati a metà si buttano via. Si tengono solo i frammenti riconoscibili e non troppo rovinati, che vengono ripuliti lungo i bordi e incollati tra loro senza un disegno preciso.
Il libro di Enrico De Zordo colma una lacuna incredibile: incredibile infatti che uno dei più validi scrittori altoatesini non avesse ancora trovato il modo di depositare le sue intuizioni in un volume compiuto, segnando così sulla mappa della produzione locale un punto di raggiunta consapevolezza e di ulteriore sconfinamento.
Dopo la lunga stagione caratterizzata dal recupero della memorialistica, cioè dal sentimento di una comunità alla ricerca del radicamento, qui si compie il passaggio stilistico che fa evaporare il riferimento al luogo “dal quale si scrive” o “del quale si scrive” in qualcosa che ambisce a pieno titolo a collocarsi nella cornice letteraria nazionale. Una prova di maturità non solo individuale, non solo legata alla particolare biografia dell’autore, bensì l’esempio di come la marginalità può essere superata solo dalla qualità.

Toni Colleselli (a cura di)
Narrare l’Alto Adige

25 anni di racconti intorno alla provincia meno italiana d’Italia. Un’antologia
Quest’antologia raccoglie testi scritti, letterari in senso lato, che narrano l’Alto Adige: la sua storia, la sua gente, i suoi luoghi, il suo immaginario. Si tratta di memorie, reportage, racconti, estratti o parti di romanzi tratti da opere pubblicate negli ultimi 25 anni, dal 1990 al 2014, in lingua italiana.
con una postfazione di Paolo Mazzucato
I testi raccolti in Narrare l’Alto Adige propongono testimonianze e racconti storici, presentano personaggi reali e immaginari, ci introducono in paesaggi naturali e umani, espongono biografie, destini, ma anche semplici situazioni di vita quotidiana, tutti influenzati in modo più o meno esplicito dal territorio in questione. Raccontano la storia, le storie e la vita, le vite in Alto Adige, così come appaiono ai diversi autori, come si esprimono nelle diverse situazioni, come vengono immaginate da chi le vive, da chi le guarda e da chi le narra. Creano un mondo, il mondo altoatesino, con mille sfaccettature, con infinite contraddizioni, con ammiccamenti e rifiuti, eppure inconfondibile, se non unico, comunque diverso da altri mondi.
Sono sguardo, specchio, immagine: sono letteratura.
Sono il mondo altoatesino di oggi, moderno, attuale, di questi ultimi 25 anni.

Norbert C. Kaser
Rancore mi cresce nel ventre

Poesia & prosa 1968-1978. Un’antologia, testo originale a fronte, traduzione dal tedesco di Werner Menapace
a cura di Toni Colleselli, Introduzione di Lorenza Rega
“basta un urlo all’inizio uno alla fine”
Nuova antologia e nuova traduzione di poesie e testi in prosa di norbert c. kaser, padre della letteratura sudtirolese e uno dei maggiori poeti tedeschi del dopoguerra.
La sua poetica sensibile e combattiva e la sua lingua rigorosa e tagliente fanno di kaser uno scrittore unico nel panorama letterario nazionale ed europeo.

 

Gabriele di Luca. Nato a Livorno, si è laureato in Filosofia all'Università di Bologna e risiede da quasi vent’anni in provincia di Bolzano, dove esercita le professioni d'insegnante, traduttore e giornalista. Editorialistadel quotidiano «Corriere dell’Alto Adige», collabora con il portale d'informazione bilingue «salto.bz».

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