Andreina Robotti - La vita in un quadro

24 novembre - 9 dicembre 2012
 

Andreina Robotti - La vita in un quadro


Dal 24 novembre nelle sale della galleria civica «Giuseppe Craffonara» una mostra curata dal centro culturale «La firma» e dal titolo «La vita in un quadro» rende omaggio all'artista che ha trasformato in arte le lotte femministe: Andreina Robotti (1913-1996). L'esposizione è inaugurata sabato 24 novembre alle ore 18; quindi prosegue fino al 9 dicembre tutti i giorni dalle 10.30 alle 14 e dalle 15 alle 18.30 con ingresso libero.

Nata nel 1913 ad Iseo, toscana per vocazione, veronese d'adozione, Andreina Robotti è stata un'artista che ha avuto il consenso della critica più attenta (da Buzzati a Marchiori, da Mozzambani a Mussa, a Neri Pozza) e negli anni roventi dell'azione politica femminista, ha stretto un sodalizio con figure come Gina Pane, Ketty La Rocca, Marina Abramovich, Rebecca Horn. Con il nome di Andreina Antonioli, ha passato l’infanzia e la gioventù a Siena, dove ha frequentato l’Accademia di Belle Arti e ha imparato a conoscere Duccio, Simone Martini, Lorenzetti e dove ha conosciuto e sposato Pietro Robotti diventando per tutti Andreina Robotti.

«Appassionata di uno stile gotico e al contempo di uno spirito coloristico – scrive il critico d'arte Luigi Meneghelli – amante di un disegno nitido, primitivo, quasi interno alla forma stessa, e insieme di uno sciogliersi della linea in colori fauves con pennellate liquide, ariose.
Il mondo figurativo di AndreinaRobotti, tra gli anni Cinquanta e Sessanta sembra dividersi in due distinte categorie espressive: da una parte, i modi linguistici di ascendenza medievale, in cui fissa sul bianco dello spazio un accalcarsi di figure fatte di inchiostro che risultano invariabilmente senza espressione, come retrocedessero in se stesse, mostrandosi spesso come dei semplici stampini, dei ricalchi, delle sagome schematiche iterate: veri “omini” in cui il margine del gioco pittorico si fa esiguo, frettoloso, ridotto all'anonimia dello stereotipo. Dall'altra forme dirompenti, che conoscono tutta la fermentazione incantata e ironica di una materia fluida come l'acquarello con la sua capacità di sfaldare l'immagine in tanti piccoli segni. Ma se ci si fa caso, anche in questo versante operativo di Andreina Robotti le figure non hanno identità precisa, sembrano appena abbozzate, attraverso una tecnica scarna e semplificata che arriva confonderle con la natura stessa.
Così, se l'operazione della stampigliatura crea l'idea della folla, del volto plurimo, dell'uomo massa, anche gli acquarelli finiscono per disegnare un essere indistinto, la presenza incompiuta, irrealizzata, o ancora solo in potenza. Con gli anni la composizione si fa sempre più espansa e le stampigliature si accalcano fino agli orli del foglio. Si tratta di un'umanità dagli occhi sbarrati, che dà l'idea di fare muro, mucchio, moltitudine confusa: un'umanità che, come in un corteo, alza cartelli di protesta con su scritto “Non vogliamo più sultani”».

«Intorno agli anni Ottanta – prosegue il critico – Andreina fa ritorno alle sue nature, ai suoi boschi: recupera alla superficie, i limiti tradizionali della pittura. Anche se bisogna dire che la sua operatività mantiene sempre qualcosa di performativo. Lei non si mette semplicemente di fronte al soggetto, ma si distende accanto, ne coglie gli odori, i sapori, il variare della luce. E intanto i quadri si fanno sempre più grandi, ma non perché si dilata il campo del visibile, ma perché si allarga la riflessione su ciò che l'artista vede».

Andreina Robotti è morta a Verona il 31 dicembre 1996.


«...nel laboratorio segreto di Andreina Robotti si danno la mano Pisanello e Kandinsky». Avanti e indietro nel tempo, avanti e indietro nello spazio.

Riva del Garda, 20 novembre 2012
Uff.st.


Alcune immagini della mostra



Rassegna stampa: 

La Firma di Robotti (l'Adige 2 dicembre 2012)

Omaggio ad Andreina Robotti il femminismo tradotto in arte (Il Trentino il 24 novembre 2012
)

 

 


Hermnn Josef Runggaldier - Sculture

6-21 ottobre 2012



Sculture - Hermnn Josef Runggaldier

È un artista sudtirolese il primo ospite d'autunno del centro culturale La Firma di Riva del Garda: sabato 6 ottobre nella galleria civica «Craffonara» ai giardini di Porta Orientale apre la mostra dello scultore gardenese Hermann Josef RunggaldierL'esposizione, organizzata in collaborazione con il Comune di Riva del Garda, prosegue fino al 21 ottobre con apertura tutti i giorni dalle 10.30 alle 14 e dalle 15 alle 18.30 e ingresso libero.

Hermann Josef Runggaldier vive la scultura come evento classico, di quieta contemplazione di rapporti, di misure, di volumi e di contenuti indissolubilmente connessi alla figura umana, alla sua piena evidenza nello spazio e nella luce che lo spazio definisce: una scultura come racconto del corpo dove - prevalentemente - le forme modulano l’emergere di emozioni, risentono delle scansioni interne del pneuma, che dà corpo alle sensazioni e ai sentimenti, tendendo, o meglio estroflettendo i tessuti esterni. La tendenza ad una stilizzazione totemica resta esperienza che ritorna nella ricerca di Runggaldier, il quale - in questi ultimi tempi - ha materializzato lo spazio di accadimento e ridotto la figura ad una sorta di larva che spacca la scorza, si apre uno spiraglio o si costruisce un teatrino o riconquista la superficie come delicatissimo rilievo plastico che quasi non frange la luce ma cattura la dimensione del tempo, del racconto trascritto sulla materia. In queste molteplici direzioni, si propongono il sicuro senso plastico e la tensione narrativa di Runggaldier.

Uomini e donne, asciugati nella fisicità levigata di materiali diversi (legno, bronzo, terracotta, vetroresina) utilizzati con sapienza, domati fino a raggiungere una sorprendente armonia, che ne rende quasi impercettibile la differente consistenza, sono colti, fermati nell’istante che fissa nel tempo un pensiero, un atteggiamento, ne rende manifesta la storia interiore. Figure in scala diversa, dalla medesima forza interiore, raccontano con la loro calibrata gestualità, il susseguirsi di una silenziosa, affascinante Commedia umana, con cui interagire, in cui talora riconoscersi. I titoli, suggerimenti non pensati in origine, appaiono talora limitativi rispetto al drammatico proporsi dell’insieme, specchio di un mondo senza tempo, in cui l’uomo è l’unico attore in dialogo con il mondo.

Hermann Josef Runggaldier è nato nel 1948 a Ortisei. Dopo aver frequentato il corso di scultura e disegno all’istituto d’Arte di Ortisei apprende e perfeziona la tecnica della scultura in varie botteghe artigiane. Negli anni 1969-1972 intraprende viaggi di studio a Vienna, Berlino, Londra e negli Stati Uniti d’America. Durante questo periodo mostra un’intensa attività grafica. Nel 1975 consegue il titolo di “Maestro scultore”, partecipa a diverse mostre collettive e inaugura numerose mostre personali: risulta spesso vincitore di concorsi e premi per le sue sculture realizzate prevalentemente in bronzo, legno e pietra.

Riva del Garda, 2 ottobre 2012
Uff.st.

Alcune immagini della mostra



 

 


CINEMA DI POESIA - Pier Paolo Pasolini nelle fotografie di scena di Angelo Novi 


18 -28 agosto 2012

Pier Paolo Pasolini - Cinema di poesiaNuovo appuntamento espositivo alla sala civica «Craffonara» con la mostra «Cinema di poesia. Pier Paolo Pasolini nelle foto discena di Angelo Novi». Dal 18 al 28 agosto esposte le immagini di scena scattate dal fotografo e attore lombardo. La mostra è aperta tutti i giorni dalle 10.30 alle 14 e dalle 15 alle 18.30 con ingresso libero. 

L’omaggio al grande regista, organizzato dal centro culturale «La Firma», non è casuale ma legato al grande impegno dell’associazione mella promozione del cinema sul territorio dell'Alto Garda, attraverso l'organizzazione di rassegne cinematografiche che di volta in volta richiamano un pubblico crescente.

Visto l’interesse verso la settima arte, in collaborazione con il Comune di Riva del Garda e la Fondazione Aida di Verona, si propone questa nuova esposizione che celebra il Pier Paolo Pasolini regista, attraverso lo sguardo di uno dei suoi fotografi di scena, tra i più grandi del cinema italiano ma anche internazionale (fotografo per Sergio Leone e Bernardo Bertolucci): Angelo Novi, autore di fotografie entrate di diritto nell’immaginario collettivo. La mostra espone gli straordinari scatti del fotografo che ha seguito Pasolini in Mamma Roma, Il Vangelo secondo Matteo, Uccellaci e uccellini. Attraverso le riproduzioni di locandine e di altro materiale promozionale per la presentazione dei film di Pier Paolo Pasolini, sarà possibile ripercorrere l’opera cinematografica del Maestro. La mostra permette anche di conoscere le modalità dipromozione del cinema italiano nella sua stagione aurea: si faceva ricorso al talento di pittori, di fotografi e di grafici italiani che si esprimevano in poster e manifesti, ma anche con cartoline e altro materiale, cercando di condensare in poche frasi e immagini il significato delle opere cinematografiche.

Inoltre lunedì 27 agosto alle ore 21 nel passaggio della galleria San Giuseppe (ingresso da via Dante e da via Disciplini) si proietta il film diGiuseppe Bertolucci «Pasolini prossimo nostro».

Pier Paolo Pasolini ha segnato profondamente la cultura e la società italiana del dopoguerra, attraverso la poesia, e la letteratura, attraverso ilcinema e il giornalismo. Pasolini nasce a Bologna il 5 marzo 1922. Per tutta l’infanzia e l’adolescenza segue il padre, ufficiale di fanteria, nei suoi spostamenti, trasferendosi continuamente in diverse città del Nord Italia. Nel 1942, a causa della guerra, è infine costretto a sfollare nel paese materno, Casarsa della Delizia, in Friuli. Sin da giovane compone poesie in italiano e in friulano. Nel 1942 pubblica a sue spese il libretto in versi Poesie a Casarsa. Nel corso della vita non abbonderà mai la poesia (è in versi anche la sua produzione teatrale) ed è unanimemente considerato uno dei massimi poeti del nostro Novecento. Citiamo, a titolo di esempio, le raccolte La meglio gioventù (1954), Le ceneri di Gramsci (1957), La religione del mio tempo (1961), Poesia in forma di rosa (1964), Trasumanar e organizzar (1971), La nuova gioventù (1975). Nel 1950 Pasolini è costretto a lasciare il Friuli e si trasferisce a Roma. La vita nella capitale è inizialmente difficile, ma Pasolini si inserisce pienamente nel gruppo di intellettuali che animano la città. Collabora ad alcune delle più importanti riviste ("Botteghe oscure", "Nuovi argomenti"), si occupa di poesia popolare con la pubblicazione dell’antologia Canzoniere italiano (1955) e continua ad accumulare manoscritti. Nel 1955 esordisce con il romanzo Ragazzi di vita, cui seguiranno altri testi in prosa tra cui Una vita violenta (1959), L’odore dell’India (1962), Alì dagli occhi azzurri (1965), Teorema (1968), La Divina Mimesis (1975) e Petrolio (postumo, 1992). Parallelamente, entra nel mondo cinematografico collaborando alla realizzazione di molte sceneggiature. Scrive per Fellini alcuni dialoghi dei film Le notti diCabiria e La dolce vita. Nel 1961 avviene il passaggio alla regia: Pasolini presenta al Festival del Cinema di Venezia il suo primo lungometraggio: Accattone. La sua produzione cinematografica è immensa, quasi un film ogni anno, dal 1961 al 1975. I più importanti da ricordare sono: Mamma Roma (1962), La ricotta (1963), Il Vangelo secondo Matteo (1964), Uccellacci e uccellini (1966), Teorema (1968), Medea (1969), Il Decameron (1971), I racconti di Canterbury (1972), Il fiore delle Mille e una notte (1974) e Salò o le 120 giornate di Sodoma (1975). Nel 1973 inizia la collaborazione al "Corriere della Sera". In una serie di articoli - pubblicati successivamente nei volumi Scritti corsari (1975) e Lettere luterane (postumo, 1976) - lo scrittore affronta i problemi e i più scottanti eventi nazionali. La notte tra il 1° novembre 1975, Pier Paolo Pasolini muore assassinato all’Idroscalo di Ostia, vicino a Roma. 

Riva del Garda, 13 agosto 2012
Uff.st.



Alcune immagini della mostra



Rassegna stampa:

Omaggio a Pier Paolo Pasolini (L'Adige 14 agosto 2012)
 
Le opere di Pasolini raccolte in una mostra fotografica (Trentino 5 agosto 2012)

Pasolini sul set, un genio preso di scatto (Trentino 17 agosto 2012)

Seika Tahara - Calligrafia giapponese - Miyabi - Japanese calligraphy

4-16 agosto 2012


locandina Tahara 

Da Osaka a Riva del Garda: l'artista Seika Tahara espone dal 4 al 16 agosto per la prima volta in Italia nella sala civica «Craffonara» ai giardini di Porta Orientale. Un singolare, affascinante viaggio nella calligrafia giapponese proposto dal centro culturale «La Firma», con il sostegno del Comune di Riva de Garda. Da lunedì a domenica, dalle 11 alle 20, con ingresso libero, una serie di lezioni e la dimostrazione dell'antica cerimonia del tè.

 

Seika Tahara nasce ad Osaka e comincia studiare la calligrafia giapponese all'età di 8 anni sotto la guida di affermati maestri specializzati in questa vera e propria arte. Nel 1997 ha organizzato la sua prima mostra. Sarà la prima di un appuntamento che si rinnoverà ogni anno. Seika Tahara ha anche fondato una scuola per la formazione alla calligrafia dei giovani e ha partecipato ai più importanti concorsi del Giappone, ottenendo prestigiosi piazzamenti e riconoscimenti. Di grande importanza l'esposizione tenuta al Museo Nazionale di Tokyo.

A Riva del Garda Seika Tahara presenta una selezione delle sue opere, proprio nell’anno in cui si commemora il 777° anniversario della nascita dello «Hyakunin isshu», letteralmente «Cento uomini, una poesia», un libro che contiene cento poesie brevi scritte da cento poeti diversi dal VII al XIII secolo. Versi scritti utilizzando l’alfabeto originale nipponico «hiragana», ovvero il sillabario fonetico formato da segni semplici. Intorno al settimo secolo i caratteri ideografici «kanji» furono importati dalla Cina. Verso la metà dell’undicesimo secolo gli hiragana si formarono trascrivendo in corsivo alcuni kanji, in particolare quelli usati in un’antica antologia di poesia, il Man’yoshu. Fin dai tempi antichi i giapponesi compongono le loro poesie per esaltare la bellezza della natura e il cambiamento delle stagioni. Fiore, uccello, vento e luna sono sempre utilizzati come parole chiave. Seika Tahara si è ispirata al mondo culturale del Giappone antico, per realizzare le sue opere calligrafiche su carte decorate.

Oltre alla mostra, a Riva del Garda Seika Tahara propone al pubblico anche una serie di lezioni di calligrafia giapponese (il 5, 6, 7, 8, 9 e 10 agosto alle ore 15 e alle ore 16) e dà dimostrazione dell'antica cerimonia del tè (il 12 agosto alle ore 19).


Riva del Garda, 31 luglio 2012
Uff.st.




Rassegna stampa:

"Vernice" in Rocca per la mostra sulla scrittura giapponese (l'Adige 4 agosto 2012)

Curioso viaggio nella calligrafia giapponese (Trentino 8 agosto 2012)

Informazioni aggiuntive