LunedìCinema Cineforum 2019 - 2020
  
LA LUNA VISTA DALLA TERRA
Uomini veri (1983)


(...) Conosciamo meglio il film di Philip Kaufman del 1983 con nel cast un manipolo di grandi attori: Scott Glenn, Ed Harris, Sam Shepard, Dennis Quaid. Pur non facendo miracoli al botteghino, il film possedeva qualcosa che oggi manca a molti film di Hollywood: il racconto di un pezzo di storia americana, l’innocenza e l’ingenuità di un’epoca, quando piloti e astronauti erano considerati eroi, dei miti che Damien Chazelle nel suo film ha provato in qualche misura a resuscitare e che The First ha mancato totalmente, sprofondando nella noia assoluta dopo una manciata appena di episodi.

Uomini Veri, regia di Philip Kaufman, e durata di oltre tre ore, con un antecedente di riguardo che potrebbe essere 2001: Odissea Nello Spazio di Kubrick, ha l’etichetta appiccicata addosso di cult per via del bestseller di Tom Wolfe, La Stoffa Giusta (Mondadori). Un romanzo che descriveva il mondo di ieri con uno stile di racconto davvero moderno, all’interno del quale i piloti erano visti come individui per niente affamati di notorietà, pagati poco più di 250 dollari la settimana e con l’inconveniente di mettere spessissimo a repentaglio la propria vita. Ieri era l’America dei primi anni Sessanta, della corsa alla conquista dello spazio e della concorrenza – in piena Guerra Fredda – con il programma spaziale sovietico. Un distante passato in cui un’intera nazione, ancora scossa dall’assassinio di un presidente, Kennedy, e già stanco della guerra in Vietnam, aveva urgentemente bisogno di un sogno a stelle e strisce da glorificare. C’era bisogno di nuovi eroi, e li trovarono nei piloti che testavano i velivoli supersonici.

Come talvolta accade a Hollywood, accaparrarsi i diritti del romanzo di Wolfe è una lotta. I produttori di 
The Right StuffIrwin Winkler e Robert Chartoff, avevano a disposizione 350 mila dollari. Pure la Universal era interessata al libro, ma il progetto che aveva in mente era a dir poco scellerato: nientemeno che una commedia con John Belushi (forse non pago dell’insuccesso di 1941 – Allarme A Hollywood di Steven Spielberg). Non è ancora giunto il momento dei sospiri di sollievo, in conseguenza di ciò che patiranno poi, ma intanto i due produttori e la loro idea di film si aggiudicano il round. Per fare di The Right Stuff il film serio che immaginano, assumono Bill Goldman in veste di sceneggiatore. Per chi lo ignorasse, William ‘Bill’ Goldman era una delle penne più toste e riverite del periodo: aveva firmato, tra le altre cose, Tutti Gli Uomini Del PresidenteIl Maratoneta e Butch Cassidy. Tuttavia, lo scrittore commette l’imperdonabile errore di non includere tra i personaggi del film proprio quel Charles Yaeger, aviatore e poi generale, che sarà centrale nella storia di quei piloti da addestrare e che nel film si ritaglierà alla fine un ruolo da consulente tecnico.

Uomini veri (1983)Philip Kaufman prende allora in mano la situazione, scrive una prima versione della sceneggiatura in otto settimane. Tom Wolfe e la sua prosa perfetta sono l’orizzonte a cui guarda con ammirazione ma al tempo stesso prova a restituire in immagini il grande quadro epocale di quell’America. La sceneggiatura viene riconvertita in storyboard di oltre mille tavole da sottoporre ad Alan Ladd Jr, uno dei capi di Warner. In tutta risposta Kaufman si vede accordare un budget così modesto che non consente di assumere grandi star né usare grandiosi effetti speciali. Ma per il regista non rappresenta un problema. È già ampiamente motivato di suo a fare un film come quelli di una volta, senza esagerare con gli effetti – anche se siamo nella Hollywood dei primi anni Ottanta. Quanto agli attori, gli va di lusso in svariate occasioni. Ripesca qualche faccia nota, per esempio Jeff Goldblum con il quale aveva lavorato in Terrore Dallo Spazio Profondo nel 1978, e va a caccia di attori desiderosi di farsi notare. Uno di questi si chiama Dennis Quaid che gli regala il provino più bello di tutta la sua carriera di attore (peccato che un disguido non permise di registrarlo su nastro magnetico). Poi ci sono Ed Harris, da tutti considerato un mostro di bravura e tanto somigliante all’astronauta John Glenn, il riottoso Sam Shepard che non voleva proprio farlo il film, Mary Jo Dechanel (che di solito si ricorda come la mamma di Donna in Twin Peaks), Fred WardBarbara Hershey e molti altri.

Quando Uomini Veri inizia la sua lavorazione, George Lucas, amico di Kaufman dalla fine del 1979, mette a disposizione il motion control usato in Star Wars per le riprese dei velivoli. In realtà Kaufman si ribella all’idea: la tentazione di fare un film d’altri tempi troverà degna consacrazione grazie a filmati veri della NASA e di un filmmaker sperimentale. A dirla tutta, il motion control non si adattava così bene agli aerei di Uomini Veri. In quegli anni, tra l’altro, l’ingegno non mancava mai: tremolii della macchina da presa, vibrazioni dei movimenti, eccetera, bastavano questi trucchetti per dare l’impressione di velocità oltre la barriera del suono. Ma di tutte le battaglie con gli “effetti”, di solito Kaufman ama ricordare la scena in cui Scott Glenn stringe la mano a Kennedy. Una scena che ricorderete anche in Forrest Gump e che per loro fu possibile girare in una giornata di lavoro. E qui si arriva al cuore stesso di Uomini VeriPhilip Kaufman, oltre al racconto di questi piloti super-impavidi, desiderava che il pubblico assaporasse l’adrenalina dei test di volo. E per farlo, non solo si documentò parecchio, ma pretese parecchio realismo. Tipo andando a girare nei luoghi veri della Edwards Air Base, anche se la NASA negò l’autorizzazione fino a pochi giorni prima di iniziare a girare.

Tra incidenti sul set e incidenti “diplomatici” con lo stesso John Glenn che in quel 1983 correva per la carica di senatore e che non gradì il ritratto che di lui aveva fatto il film di Kaufman, Uomini Veri alla fine uscì nei cinema a ottobre ma tutto il clamore mediatico sembrò venire assorbito dalla politica e dalle imminenti elezioni presidenziali, anziché mostrare il suo vero volto. Quello cioè di una pellicola che oltre agli eroi, alla temerarietà di un’impresa raccontava il rischio e il costante pericolo di morire durante l’addestramento. Nella storia dei film, il lavoro di Kaufman è ricordato come innovatore in materia di effetti sonori e inoltre si portò a casa quattro premi Oscar. Un classico e un clamoroso fiasco al botteghino insieme che, paradossalmente, prese il volo nel cuore dei cinefili.

da: https://www.empireonline.it/

 

    

 

 

 

 

 

   Scheda 

         Uomini veri (1983)
     
TITOLO ORIGINALE The Right Stuff  
LINGUA ORIGINALE Inglese, russo  
PRODUZIONE Stati Uniti d'America  
ANNO 1983  
DURATA 153'  
COLORE Color (Technicolor)  
RAPPORTO 1.85 : 1  
GENERE Drammaticostorico  
REGIA Philip Kaufman


   
INTERPRETI E PERSONAGGI

  • Sam Shepard: Chuck Yeager
  • Scott Glenn: Alan Shepard
  • Ed Harris: John Glenn
  • Dennis Quaid: Gordon Cooper
  • Fred Ward: Gus Grissom
  • Barbara Hershey: Glennis Yeager
  • Kim Stanley: Pancho Barnes
  • Veronica Cartwright: Betty Grissom
  • Pamela Reed: Trudy Cooper
  • Scott Paulin: Donald Kent Slayton
  • Charles Frank: Scott Carpenter
  • Lance Henriksen: Wally Schirra
  • Donald Moffat: Lyndon B. Johnson
  • Levon Helm: Jack Ridley
  • Mary Jo Deschanel: Annie Glenn
  • Scott Wilson: Scott Crossfield
  • John P. Ryan: Capo del Programma
  • Harry Shearer: Reclutatore NASA
  • Jeff Goldblum: Reclutatore NASA
 
DOPPIATORI ITALIANI

  • Massimo Rinaldi: Chuck Yeager
  • Paolo Poiret: Alan Shepard
  • Gino La Monica: John Glenn
  • Claudio Sorrentino: Gordon Cooper
  • Raffaele Uzzi: Gus Grissom
  • Rossella Izzo: Glennis Yeager
  • Gianni Williams: Deke Slayton
  • Romano Ghini: Scott Carpenter
  • Paolo Buglioni: Jack Ridley
  • Simona Izzo: Annie Glenn
  • Sergio Rossi: Capo del Programma
 
SOGGETTO dall'omonimo libro di Tom Wolfe (1979)

 
PRODUTTORE Irwin Winkler, Robert Chartoff

 
SCENEGGIATURA Philip Kaufman  
FOTOGRAFIA Caleb Deschanel  
MONTAGGIO Glenn FarrLisa FruchtmanStephen A. RotterDouglas Stewart e Tom Rolf  
SCENOGRAFIA Geoffrey KirklandRichard J. LawrenceW. Stewart CampbellPeter RomeroPat Pending e George R. Nelson  
COSTUMI James W. Tyson  
MUSICHE Bill Conti  
TRUCCO Yvonne CurryKaren Bradley  
EFFETTI SPECIALI Ken PepiotGary GutierrezJordan Belson  
     


 

 

 

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LA LUNA VISTA DALLA TERRA
Apollo 13 (1995)

 

Per godere appieno di Apollo 13 (il film), occorre guardarlo con gli occhi di uno spettatore dell’epoca: nel 1995 – dopo Pulp FictionForrest Gump e soprattutto in questo caso dopo Armageddon – Giudizio finale, tanto per capirsi – il film di Ron Howard costituì un vero e proprio balzo in avanti tecnologico e narrativo, un caposaldo della nuova fantascienza in cui iniziava ad essere plausibile immaginare qualunque mondo possibile. Non a caso l’opera – inserita dal The New York Times nei migliori 1000 film di sempre – portò a casa due Oscar, incassando decine di altri premi in giro per il mondo fra cui due Bafta.

Riunendo un cast stellare formato da Tom Hanks, Kevin Bacon, Gary Sinise e Ed Harris, si narra della fallimentare missione Apollo 13, che avrebbe dovuto essere la terza ad atterrare sulla Luna e che invece si trasformò in una mozzafiato corsa contro il tempo per portare in salvo un equipaggio disperso nello spazio profondo e via via sempre più a corto di energia e ossigeno. Il film si rivela molto fedele all’evento originale, anche grazie alla sceneggiatura desunta direttamente dal libro Lost Moon, scritto dal vero comandante dell’equipaggio Jim Lovell. Ripercorriamo le fasi salienti di questa incredibile avventura.

La missione prende forma in un clima di scetticismo generale: dopo il primo storico allunaggio dell’Apollo 11 del 24 luglio 1969, infatti, la corsa allo spazio era stata ufficialmente vinta dagli Stati Uniti, in un tesissimo testa a testa con l’Unione Sovietica (parte della contrapposizione politica e militare passata alla Storia come Guerra Fredda). L’opinione pubblica, in sintesi, inizia a pensare che non sia più così necessario stanziare decine di milioni di euro per la scoperta del cosmo. L’obiettivo era stato raggiunto, e le priorità – durante il mandato presidenziale di Richard Nixon – iniziavano ad essere altre. 

Apollo 13 (995)Nonostante questo, la NASA prosegue il proprio progetto (l’ultimo essere umano a camminare sulla Luna sarà Eugene Cernan nel 1972, dopo un viaggio di quattro giorni sull’Apollo 17), annunciando già nel 1969 il personale di bordo dell’Apollo 13: Jim Lovell, Ken Mattingly e Fred Haise. Il lancio è circondato da oscuri presagi: su tutti il precedente dell’incendio del 1967 (solo evocato da Apollo 13, e messo in scena dall’eccezionale First Man di Damien Chazelle) e l’imprevisto occorso a Mattingly che, esposto ad un possibile contagio di rosolia – poi mai avvenuto – venne sostituito a cinque giorni dalla partenza dalla riserva Jack Swigert. L’11 aprile 1970, alle ore 19.13, l’Apollo 13 inizia il suo impervio viaggio nello spazio.

Come in un imprevedibile effetto domino, la missione inanella un guasto dopo l’altro fin da subito: il motore centrale inizia ad avere problemi per gli sbalzi dell’erogazione del propellente, e dopo 55 ore uno dei quattro serbatoi d’ossigeno esplode a causa di una scintilla, costringendo i tre astronauti a trasferirsi nel modulo lunare Aquarius. Il lander a questo punto da mezzo per atterrare sulla Luna diventa nave d’emergenza per il ritorno, con tutte le scomodità del caso: il LEM è predisposto per ospitare due persone per due giorni, ma la necessità lo porta a dover traghettare tre persone per quattro giorni. Il viaggio, dapprima ignorato dai media (il film rende in modo piuttosto efficace la finta diretta tv per tenere alto il morale dell’equipaggio), risale agli onori della cronaca: tutto il mondo segue i drammatici eventi, chiedendosi quale sarà il destino dei tre eroi spaziali.

Come dimostra la registrazione audio originale, al momento dell’esplosione del serbatoio – avvenuta a oltre 300 mila chilometri dalla Terra – il messaggio inviato alla sede di Cape Canaveral fu letteralmente “Okay, Houston, abbiamo avuto un problema qui”. Una frase divenuta emblema non solo di quella che è passata alla Storia come la più grave situazione nei voli spaziali con equipaggio, ma anche della capacità del programma di affrontare crisi imprevedibili, facendo emergere la capacità di risoluzione dei problemi di esseri umani messi sotto estrema pressione psicologica, in grado di mantenere il controllo nonostante tutto sembri portare a un disastro imminente.

Facendo di necessità virtù, si optò per un passaggio attorno alla Luna del modulo, per riprendere la rotta verso la Terra grazie a una sorta di “effetto catapulta” che riducesse al minimo lo spreco di energie della navicella. La traiettoria di rientro portò il gruppo alla massima distanza raggiunta da un uomo dalla Terra (400 mila chilometri, record tutt’ora detenuto), costringendolo fra le altre cose a svariate operazioni di emergenza. Come la duplice accensione del motore del LEM (la prima per acquistare velocità, la seconda per correggere la traiettoria), progettato in realtà per essere messo in funzione una sola volta; o come la costruzione di un adattatore rudimentale, fondamentale per mantenere in funzione le apparecchiature e permettere il rientro nell’atmosfera.

Proprio durante questo processo – estremamente rischioso, vista la possibilità di surriscaldamento della sonda – il blackout radio durò ben 266 secondi (86 secondi più del previsto), facendo temere il peggio e tenendo tutti col fiato sospeso per un breve e intensissimo lasso di tempo. Alle 13.07 del 17 aprile 1970 l’Apollo 13 atterrò nelle acque dell’Oceano Pacifico, portando incredibilmente in salvo tutti e tre i membri dell’equipaggio. Dal fallimento sorse un successo, celebrato da un film di culto in alcuni punti forse eccessivamente patriottico ma capace di restituire appieno la tensione epica ed eroica di un gruppo di persone in lotta contro il tempo e le avversità.

da: https://www.cinematographe.it/ 

    

 

 

 

 

 

   Scheda 

         Apollo 13 (1995) di Ron Howard
     
TITOLO ORIGINALE Apollo 13  
LINGUA ORIGINALE Inglese  
PRODUZIONE Stati Uniti d'America  
ANNO 1995  
DURATA 134'  
COLORE Color (DeLuxe)  
RAPPORTO 2.39 : 1  
GENERE Storico, drammaticostorico, avventura  
REGIA Ron Howard


   
INTERPRETI E PERSONAGGI

  • Tom Hanks: Jim Lovell
  • Kevin Bacon: Jack Swigert
  • Bill Paxton: Fred Haise
  • Gary Sinise: Ken Mattingly
  • Ed Harris: Gene Kranz
  • Kathleen Quinlan: Marilyn Lovell
  • Mary Kate Schellhardt: Barbara Lovell
  • Emily Ann Lloyd: Susan Lovell
  • Miko Hughes: Jeffrey Lovell
  • Max Elliott Slade: Jay Lovell
  • Jean Speegle Howard: Blanche Lovell
  • Tracy Reiner: Mary Haise
  • Chris Ellis: Deke Slayton
  • Joe Spano: direttore NASA
  • Xander Berkeley: Henry Hurt
  • Ben Marley: John Young
  • Clint Howard: Sy Liebergot/EECOM
  • Loren Dean: John Aaron
  • Googy Gress: Retro White
  • Mak Grodénchick: Fido Gold
  • Christian Clemenson: dott. Chuck
  • Karen Martin: Tracey
  • Brett Cullen: CAPCOM 1
  • Jules Bergman: sé stesso / consulente scientifico ABC
 
DOPPIATORI ITALIANI

  • Roberto Chevalier: Jim Lovell
  • Vittorio De Angelis: Fred Haise
  • Marco Mete: Jack Swigert
  • Sandro Acerbo: Ken Mattingly
  • Antonio Sanna: Gene Kranz
  • Serena Verdirosi: Marilyn Lovell
  • Federica De Bortoli: Barbara Lovell
  • Simone Crisari: Jay Lovell
  • Eleonora De Angelis: Mary Haise
  • Nino Prester: Deke Slayton
  • Sandro Iovino: direttore NASA
  • Manlio De Angelis: Henry Hurt
  • Simone Mori: John Young
  • Vittorio Stagni: Sy Liebergot/EECOM
  • Massimo De Ambrosis: John Aaron
  • Sandro Sardone: Retro White
  • Fabrizio Manfredi: Fido Gold
  • Giorgio Lopez: dott. Chuck
  • Tiziana Avarista: Tracey
  • Alessandro Rossi: CAPCOM 1
  • Sergio Matteucci: consulente scientifico ABC
 
SOGGETTO Jim Lovell, Jeffrey Kluger

 
PRODUTTORE Universal Pictures

 
SCENEGGIATURA William Broyles Jr., Al Reinert  
FOTOGRAFIA Dean Cundey  
MONTAGGIO Daniel P. HanleyMike Hill  
SCENOGRAFIA Merideth Boswell  
MUSICHE James Horner  
     


 

 

 

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LA LUNA VISTA DALLA TERRA
Moon (2010)

 

Il giovane Duncan Jones, figlio d’arte che aveva già fatto parlare di sé col fortunato cortometraggio Whistle, cita i classici con una personalità e una perizia che non lasciano adito a dubbi. In Moon vi è un amore per la science fiction che nasce da lontano, quantomeno dal periodo d’oro degli anni ’70, con il loro carico di riflessioni filosofiche sul futuro dell’umanità; e con quell'odore di modellini, di soluzioni artigianali, che sapeva conferire un look appropriato e inconfondibile agli esiti più maturi di un filone fecondo.

Base Luna chiama Terra.
Sam Bell è impiegato da tre anni presso la base lunare Selene, adibita all’estrazione dell’Elio-3, che potrebbe salvare la Terra da una grossa crisi energetica. Sam ha vissuto tre anni nella base con l’unica compagnia di un robot di nome Gertie, sognando di riabbracciare al più presto le moglie e la figlioletta. A due settimane dalla fine del suo contratto inizia ad avere allucinazioni e soffrire di forti mal di testa, la perdita di lucidità lo porta a compiere un fatale errore, che causa la mancata estrazione del prezioso gas… [sinossi]

Dopo aver trionfato al Festival Internacional de Cine Fantástico di Sitges, in Spagna, e dopo aver fatto incetta di premi in diverse altre manifestazioni cinematografiche di rilievo internazionale, Moon di Duncan Jones è finalmente approdato in Italia. Anche a Trieste, dove il film è stato visto in anteprima nell'ambito di Science Fiction, si è creato un notevole interesse. Ma quali sono i reali motivi di un’accoglienza così calorosa da parte della critica e degli appassionati di un genere difficile, come la fantascienza? Di certo ha contribuito la curiosità per l’esordio di un artista che non può passare inosservato. Duncan Jones, noto anche come Zowie Bowie, è per l’appunto il figlio del grande David Bowie, il Duca Bianco, che a sua volta con lo spazio profondo e i cieli stellati può vantare un feeling invidiabile: non solo per canzoni come Space Oddity e Starman, ma anche per aver interpretato nel 1976 L’uomo che cadde sulla Terra.

Tuttavia, occorre levarsi subito dalla testa che il retaggio paterno sia l’unico solido appiglio di un’opera che, al contrario, appare destinata a restare nel cuore di coloro che amano il genere. E tra questi sicuramente c’è Duncan Jones. Il regista, che aveva già fatto parlare di sé col fortunato cortometraggio Whistle, cita i classici con una personalità e una perizia che non lasciano adito a dubbi. In Moon vi è un amore per la science fiction che nasce da lontano, quantomeno dal periodo d’oro degli anni ’70, con il loro carico di riflessioni filosofiche sul futuro dell’umanità; e con quell'odore di modellini, di soluzioni artigianali, che sapeva conferire un look appropriato e inconfondibile agli esiti più maturi di un filone fecondo. Cominciamo col circostanziare meglio il peso di una simile eredità. Nella pellicola di Duncan Jones si scorge in filigrana il fantasma di 2001: Odissea nello spazio, contaminato magari con Silent Running di Douglas Trumbull (ovvero 2002, la seconda odissea, stando all’idea di pseudo-sequel perseguita allora dalla distribuzione italiana). Detto così suonerebbe alquanto pretenzioso. Ma Duncan Jones, senza strafare, è riuscito ad attualizzare certe problematiche e gli standard visivi dell’epoca, colonizzando con stile il volto oscuro della luna.

Moon (2009) di Duncan JonesL’incipit di Moon è a suo modo emblematico: da un rapido montaggio che sintetizza la crisi energetica e le catastrofi ambientali all’alba del ventunesimo secolo, neanche fosse l’ideale prosecuzione dell’allarme lanciato da altri con Una scomoda verità e The Age of Stupid, si passa alla possibile soluzione. Si immagina cioè che nell'immediato futuro l’umanità abbia risolto il problema energetico facendo finalmente ricorso a fonti diverse da quelle tradizionali, più in particolare creando basi sulla superficie lunare per l’estrazione di Elio-3. Ed ecco quindi la location di questo kammerspiel spaziale: the Dark Side of the Moon.
Ma come sarà la vita dell’uomo sul satellite della Terra? E la scoperta della nuova risorsa sarà sufficiente a bilanciare il cinismo della società capitalista? Questo secondo interrogativo è diretta conseguenza dei metodi spregiudicati posti in atto dalla Lunar, la società che si occupa della produzione di Elio-3 e del suo invio sul pianeta. I complessi macchinari installati dalla società sulla base lunare e sul perimetro circostante sono sotto il controllo di un solitario astronauta, Sam Bell, coadiuvato da un calcolatore elettronico, ribattezzato “Gerty” (e nella versione originale è addirittura Kevin Spacey a prestargli la voce). Duncan Jones sembra riaggiornare con una certa ironia il conflitto tra la personalità umana e quella del computer, già brillantemente esplorato in 2001: Odissea nello spazio. Rispetto ad Hal 9000 il suo epigono Gerty sembra provare una diversa e più accentuata empatia verso l’astronauta a cui presta assistenza, impressione sottolineata da una delle trovate più brillanti della pellicola: l’uso degli Emoticons, delle cosiddette “faccine” care agli utenti della Rete, per denunciare i frequenti cambiamenti di umore del computer.
Del resto Moon è un’opera ben concepita anche a livello di dettagli, di suggestioni scenografiche, che fanno colpo sin dai titoli di testa. Il prosieguo del racconto tirerà in ballo, oltre all’eredità di 2001, una cospicua serie di implicazioni rapportabili tanto a Blade Runner (la vita dei cloni che pone domande, come la poneva quella dei “replicanti” nel capolavoro di Ridley Scott), che ad altri classici della fantascienza di ispirazione cyberpunk, per quanto riguarda l’agire libero e spregiudicato di certe corporations.

Accanto alla classe dimostrata dall'autore al suo esordio, vorremmo sottolineare un altro fattore che ha contribuito, in misura determinante, alla riuscita dell’opera: la bravura e la sensibilità di Sam Rockwell nelle vesti del protagonista Sam Bell. Non era certo facile per lui, attore in crescita che già in Soffocare di Clark Gregg aveva saputo stupirci, affrontare un ruolo del genere; un ruolo tale da costringerlo a confrontarsi persino col suo doppio (Robin Chalk), dopo l’incidente che ne metterà in crisi l’identità e la stessa permanenza sulla stazione spaziale. Aver impostato in modo così pregnante il rapporto tra lui e Gerty, è un altro merito da attribuire sia allo sceneggiatore Nathan Parker che a questo debuttante dagli illustri natali, Duncan Jones. Mai come ora ci viene spontaneo affermare: buon sangue non mente.

da: https://quinlan.it

    

 

 

 

 

 

   Scheda 

         Moon (2009) di Duncan Jones
     
TITOLO ORIGINALE Moon  
LINGUA ORIGINALE Inglese  
PRODUZIONE Regno Unito  
ANNO 2009  
DURATA 97'  
COLORE Color (DeLuxe)  
RAPPORTO 2.35 : 1  
GENERE Fantascienzathrillerdrammatico  
REGIA Duncan Jones


   
INTERPRETI E PERSONAGGI

  • Sam Rockwell: Sam Bell
  • Robin Chalk: Sam Bell (clone)
  • Dominique McElligott: Tess Bell
  • Kaya Scodelario: Eve Bell
  • Matt Berry: Overmeyers
  • Benedict Wong: Thompson
 
DOPPIATORI ITALIANI

  • Riccardo Rossi: Sam Bell
  • Roberto Pedicini: GERTY
  • Valentina Mari: Tess Bell
  • Erica Necci: Eve Bell
 
SOGGETTO Duncan Jones

 
PRODUZIONE Liberty Films UKLunar IndustriesXingu Films

 
SCENEGGIATURA Nathan Parker  
FOTOGRAFIA Gary Shaw  
MONTAGGIO Nicolas Gaster  
EFFETTI SPECIALI Cinesite, Visual Effects Company  
SCENOGRAFIA Tony Noble  
MUSICHE Clint Mansell  
COSTUMI Jane Petrie  
     


 

 

 

 LunedìCinema Cineforum 2019 - 2020
  
LA LUNA VISTA DALLA TERRA
Space Cowboys (2000)

 

Il principale satellite russo per la comunicazione è in avaria. Rischia di precipitare sulla Terra nel giro di poco tempo. I suoi impianti ricalcano quelli dello Skylab americano, una tecnologia ormai obsoleta che nessuno sa più come riparare. Nessuno tranne i 4 vecchi componenti del gruppo Dedalus che era stato sciolto alla fine degli anni Cinquanta. Gli anzianauti si riuniscono e mostrano in fase di allenamento quello che sanno fare. La strategia del responsabile NASA, loro antico nemico, è quella di far esercitare insieme a loro dei giovani astronauti in modo da farli restare a terra all'ultimo momento. Non va così e i nostri partono. Ma una sorpresa non piacevole li attende...
Clint Eastwood continua il suo percorso di rivisitazione dei miti del cinema americano. La sua però non è l'opera di un iconoclasta. Clint ama ciò che fa e ama il western. Quando ci mostra i quattro vecchietti che si preparano ad andare nello spazio lo fa con grande ironia ma anche con grande affetto. La frontiera, il nemico da sconfiggere, stanno lassù? Ecco allora i Nostri pronti a partire, con quel mix di individualismo e di spirito di squadra che costituisce la formula vincente. Il finale celebra un sacrificio ma non cerca l'applauso.

da: https://www.mymovies.it/

Space Cowboys (2000) di Clint EastwoodDopo il fiacco Potere assoluto e il deprimente Fino a prova contraria l'immarcescibile Clint Eastwood torna in una storia dinamica e divertente che potrebbe avere come titolo ideale I tre moschettieri (quaranta anni dopo) nello spazio. Già, perché i personaggi di questo film sono incredibilmente modellati sui personaggi creati da Alexandre Dumas. C'è D'Artagnan (Eastwood) intelligente, idealista e guascone, c'è l'ex pilota che ha smesso la tuta per l'abito di predicatore (Garner) come Aramis, c'è un Porthos folle e profondamente umano come Tommy Lee Jones, c'è un Athos intrigante e donnaiolo come Donald Sutherland e c'è un cardinale Richielieu, plenipotenziario della NASA interpretato da James Cromwell tutto dedito a tramare contro tutto e tutti.
Questi personaggi prevedibili interpretati da veri e propri mattatori che sono stati scelti da Eastwood al rifiuto di Jack Nicholson e Sean Connery, si inseriscono nel tessuto di una trama fantascientifica non priva di una certa originalità. 1958: i piloti del 
Team Daedalus si allenano duramente per il primo lancio nello spazio, ma il passaggio del progetto dall'Aeronautica Militare ai civili della NASA li taglia fuori, riservando l'onore a uno scimpanzé.
Quaranta e passa anni dopo: il satellite per le comunicazioni russo Ikon è uscito dall'orbita e sta per schiantarsi sulla terra. Ikon dispone dello stesso sistema di navigazione del vecchio Skylab, progettato 40 anni prima dal dottor Frank Corbin (Eastwood), membro e leader naturale del 
Team Daedalus e ormai in pensione: questi accetterà di andare a riparare il satellite russo soltanto a patto di poter compiere la missione con la sua vecchia squadra.
La passione per il volo, battute da caserma, spacconate di ogni genere accompagnate da un sorprendente senso dell'onore e della lealtà trasformano i quattro protagonisti in un'interessante metafora della nostra modernità dove i vecchi anziché rispettati e coccolati come fonte primaria di saggezza vengono relegati a vegetare sui campi di bocce o di golf a seconda della latitudine geografica. Decisi a coronare il loro sogno "interrotto" tanti anni prima, i quattro nonnetti si rivelano determinanti nel tentare di salvare il mondo alla loro maniera 
old fashion quanto vuoi, ma sicuramente molto efficace.
Spettacolare, ma essenziale 
Space Cowboys è un film divertente e efficace in cui le mattane dei quattro protagonisti (capaci perfino di prendere quasi al lazo il satellite russo...) sono esaltate da battute fulminanti e situazioni esplosive al limite dell'esilarante. Una fantascienza molto umana non troppo diversa da quella alla base di Armageddon o di Capricorn One in cui il fattore umano diventa decisivo per spiegare il sogno di quattro anziani di fare -- finalmente -- gli astronauti, come molti bambini confessano in segreto alle madri guardando in alto verso la luna e verso dove nessun uomo è mai stato prima...Space Cowboys è un omaggio a questo desiderio e a tutti i piccoli che hanno anelato in ogni epoca di cavalcare le immense praterie del cielo.

da: https://www.fantascienza.com

da:

    

 

 

 

 

 

   Scheda 

         Space Cowboys (2000) di Clint Eastwood
     
TITOLO ORIGINALE Space Cowboys  
LINGUA ORIGINALE Inglese  
PRODUZIONE Stati Uniti d'America  
ANNO 2000  
DURATA 130'  
COLORE Black and White | Color (Technicolor)   
RAPPORTO 2.39 : 1  
GENERE Avventuraazionedrammaticofantascienza  
REGIA Clint Eastwood


   
INTERPRETI E PERSONAGGI

  • Clint Eastwood: Frank Corvin
  • Tommy Lee Jones: William "Hawk" Hawkins
  • Donald Sutherland: Jerry O'Neill
  • James Garner: Tank Sullivan
  • James Cromwell: Bob Gerson
  • Marcia Gay Harden: Sara Holland
  • William Devane: Eugene Davis
  • Courtney B. Vance: Roger Hines
  • Loren Dean: Ethan Glance
  • Rade Šerbedžija: Generale Vostow
  • Toby Stephens: Frank giovane
  • Eli Craig: Hawkins giovane
  • Blair Brown: Dr. Anne Caruthers
  • Barbara Babcock: Barbara Corvin
 
DOPPIATORI ITALIANI

  • Michele Kalamera: Frank Corvin
  • Renzo Stacchi: William "Hawk" Hawkins
  • Mario Valgoi: Jerry O'Neill
  • Pietro Biondi: Tank Sullivan
  • Omero Antonutti: Bob Gerson
  • Anna Cesareni: Sara Holland
  • Ugo Maria Morosi: Eugene Davis
 
SOGGETTO Ken KaufmanHoward Klausner

 
PRODUTTORE Clint EastwoodAndrew Lazar

 
SCENEGGIATURA Ken KaufmanHoward Klausner  
FOTOGRAFIA Jack N. Green  
MONTAGGIO Joel Cox  
SCENOGRAFIA Henry BumsteadJack G. Taylor Jr. e Richard C. Goddard  
MUSICHE Clint Eastwood, Lennie  
     


 

 

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