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LA STORIA D'ITALIA IN PELLICOLA
Se sei vivo spara  (1967)


Se sei vivo spara è un film delirante e non propriamente equilibrato, ma ha un pregio: è un’opera «pop» figlia degli anni Sessanta e ha influenzato non solo Tarantino, ma anche film più intrisi di magia e surrealismo come El topo (Alejandro Jodorowsky, 1970). La cupidigia porta alla morte, e questo è un tema «sessantottino»: il cattivo muore sfigurato dall'oro che ha nascosto, fuso nell'incendio della sua casa. Ma la vera forza del film sta nel rileggere la Resistenza come un sogno fanciullesco, in cui la violenza diventa un gioco sadico e liberatorio. La lotta contro il fascismo diventa un mondo parallelo e lisergico, dove avvengono cose inaccettabili nella vita reale.
Se sei vivo spara (1967) di Giulio QuestiQuesto fa di Se sei vivo spara la rappresentazione plastica di un’idea più profonda: la Resistenza come parentesi, come esperienza estrema di una generazione che non si è poi riverberata nel dopoguerra. Il sogno finisce, torna la realtà, molti fascisti diventano «ex» e rimangono al loro posto. Questa lettura è ovviamente parziale e riduttiva da un punto di vista storiografico: è sempre giusto ricordare che la Resistenza «ebbe il suo lungo antefatto nella lotta degli antifascisti durante il ventennio»; che ebbe «una base di massa che, se non fu maggioritaria, fu certo di gran lunga più numerosa di quella che un secolo prima aveva voluto o saputo raccogliere il Risorgimento»; e che essa «resta un elemento essenziale che ha reso possibile la fondazione della Repubblica democratica in Italia» (Candeloro, pp. 344-345). Insomma, il giudizio storico deve ricordare che la Resistenza inizia prima dell’8 settembre 1943 e prosegue, almeno come patrimonio politico e ideale, dopo il 25 aprile 1945.

Ma la lettura di cui sopra va tenuta in conto – visto che parliamo di cinema, quindi di arte – da un punto di vista emotivo, soprattutto per coloro che vi hanno attivamente partecipato. Possiamo testimoniare che Questi aveva, per la sua esperienza di partigiano, un atteggiamento in parte mitico, in parte reticente. La raccontava come l’avesse vissuta qualcun altro. Era il periodo in cui si era sentito più vivo, ma era anche lontano, in un «altrove» psicologico dove raramente consentiva ad altri di entrare. Solo a novant'anni ha trovato la voglia di spiegare: «Venti e anche cinquanta anni dopo molte cose affiorano all'improvviso, a volte un solo dettaglio fotografico che esplode... angoscia, paura, orrore, mai più la guerra, mai più avere vent'anni!... Sì, si maledicono i propri vent'anni!... Quando siamo tornati, ci siamo accorti che la realtà era un’altra: lo Stato c’era ancora e con lo Stato dovevi fare i conti. All'inizio hanno messo i prefetti antifascisti, poi nel giro di un anno la burocrazia statale ha ripreso a funzionare e sono tornati i prefetti di carriera... Prima il nostro sogno di libertà e di felicità aveva cancellato lo Stato... Ci aspettavamo una società felice e libera, che non si è mai realizzata» 

L’aiuto regista è un ventunenne Gianni Amelio. Il film esce a febbraio del ’67 vietato ai minori di 18 anni e viene sequestrato l’8 marzo: uno spettatore si è sentito male per la scena in cui un «dottore» estrae delle pallottole da un corpo con le dita. Amelio: «Il corpo del morto era fatto con carne di porco, così che le dita degli attori vi potessero scavare dentro con più facilità. E proprio io mi dovevo occupare di quella scena... Capirete che in un villaggetto della Spagna, sotto un sole cocente, quella carne frollava in un attimo, un vero schifo» (Giusti, p. 468). Riesce dopo alcuni giorni, con 5 minuti di tagli: le suddette pallottole nella carne di suino e uno scotennamento a vista. Poi scompare. Rispunta nel 1975 intitolato Oro Hondo, con ulteriori tagli ma con le due scene censurate reintegrate. Il cambio del titolo è per aggirare la censura, come fosse un film nuovo. Rinasce, decenni dopo, in dvd e ridiventa un culto. Quentin Tarantino, Alex Cox e Joe Dante lo adorano. E con loro tutti i registi «pulp» che hanno spostato il confine della rappresentazione della violenza sullo schermo.

     Storia D'italia In 15 Film di Alberto Crespi (Editori Laterza 2018)


da: 
Storia d'Italia in 15 Film di Alberto Crespi (Editori Laterza 2018)

 
 

 

   Scheda 

      Se sei vivo spara (1967) di Giulio Questi   
     
PRODUZIONE Italia, Spagna  
ANNO 1967  
DURATA 117' (director's cut)  
COLORE B/N  
RAPPORTO 2,35:1  
GENERE Western  
REGIA Giulio Questi    

INTERPRETI E PERSONAGGI



  • Tomas Milian: Hermano
  • Marilù Tolo: Flory
  • Roberto Camardiel: Sorrow
  • Piero Lulli: Oaks
  • Milo Quesada: Tembler
  • Francisco Sanz: Hagerman
  • Ray Lovelock (accreditato come Raymond Lovelock) : Evan
  • Patrizia Valturri: Elizabeth
  • Sancho Gracia: Willy
  • Miguel Serrano
  • Angel Silva
  • Mirella Pamphili
 

DOPPIATORI ORIGINALI

  • Massimo Turci: Hermano
  • Maria Pia Di Meo: Flory
  • Mario Pisu: Sorrow
  • Sergio Graziani: Oaks
  • Pino Locchi: Tembler
  • Bruno Persa: Hagerman
  • Fiorella Betti: Elizabeth
  • Romano Malaspina: Evan
 
SOGGETTO Giulio QuestiFranco Arcalli, da un'idea di Maria Del Carmen  
CASA DI PRODUZIONE Cia CinematograficaHispamer Film  
SCENEGGIATURA Franco ArcalliGiulio Questi, (collaborazione e dialoghi di Benedetto Benedetti)  
FOTOGRAFIA Franco Delli Colli  
MONTAGGIO Franco Arcalli  
MUSICHE Ivan Vandor  
SCENOGRAFIA José Luis GaliciaJaime Perez Cubero  
TRUCCO Adela Del PinoEnzo Baraldi  
       


 

 

Informazioni aggiuntive