LunedìCinemaCineforum 2018 -2019
    

LA STORIA D'ITALIA IN PELLICOLA
Faccia a faccia (1967)


La trama è assurda dal punto di vista di una supposta verosimiglianza western ma perfetta se si legge il film come un apologo brechtiano: Gian Maria Volonté è Brad Fletcher, professore dell’Est malato di tisi che emigra ad Ovest per curarsi con l’aria «salubre» del Texas. Viene catturato dalla banda di Solomon Beauregard (Milian), bandito meticcio e analfabeta. Da mite intellettuale, Fletcher diventa il feroce teorico della gang. (...)

Nel suo Dizionario del western all’italiana, Marco Giusti ricorda una recensione di Enzo Natta sulla «Rivista del cinematografo»: il professore viene paragonato alle guardie rosse della Rivoluzione culturale, si parla di partito-guida, di culto della personalità, di terrore staliniano; Beauregard invece «fa pensare a certi movimenti popolari messi in disparte o sconfessati dai burocrati moscoviti perché non perfettamente allineati».

Faccia a faccia (1967) di Sergio SollimaSarebbe fin troppo facile inserire il film nel dibattito politico del tempo: le cose importanti di Faccia a facciasono quelle che, al tempo, non esistono ancora. L’intellettuale inoffensivo che si fa ideologo di un movimento armato non può non evocare, anni dopo, le figure di Toni Negri o di Renato Curcio; solo che il primo nel ’67 è «solo» uno dei fondatori di Potere operaio e il secondo, 
nello stesso anno, fonda il gruppo di studio teorico Università negativa e darà vita alle Br solo nel ’69.

Ci è capitato di parlare con Sollima di questa «profezia»: essendo un uomo colto – un ex critico, tra l’altro –, il regista non rifiutava il parallelo, ma preferiva ricondurre Faccia a faccia alla sua esperienza di partigiano: «Il personaggio di Volonté ti fa capire come nascono le dittature, come persone dotate di un particolare carisma sappiano penetrare nell’anima di una collettività: una storia che noi, in Italia, abbiamo conosciuto bene. 

Ma i miei western riflettono i ricordi dell’occupazione tedesca, della ‘Roma città aperta’ così magnificamente raccontata da Rossellini. Volevo mostrare come può cambiare la personalità di un uomo in condizioni estreme. Durante la Resistenza ho assistito ad episodi di eroismo da parte di bambini e di ragazzette insospettabili, mentre ho visto spacconi che si presentavano come Errol Flynn o John Wayne trasformarsi in vigliacchi. Come fai a raccontare cose simili ambientandole nella tranquillità della pace? 

     Storia D'italia In 15 Film di Alberto Crespi (Editori Laterza 2018)


da: 
Storia D'italia In 15 Film di Alberto Crespi (Editori Laterza 2018)

 
 

 

   Scheda 

      Faccia a faccia (1967) di Sergio Sollima   
     
PRODUZIONE Italia, Spagna  
ANNO 1967  
DURATA 108'  
COLORE Colore  
RAPPORTO 2,35:1  
GENERE Western  
REGIA Sergio Sollima    

INTERPRETI E PERSONAGGI



  • Gian Maria Volonté: Brett Fletcher
  • Tomas Milian: Solomon 'Beauregard' Bennet
  • William Berger: Charley 'Chas' A. Siringo
  • Jolanda Modio: Maria
  • Lydia Alfonsi: Belle de Winton
  • Gianni Rizzo: Williams
  • Carole André: Cattle Annie
  • Ángel del Pozo: Maximilian de Winton
  • Aldo Sambrell: Zachary Shawn
  • Nello Pazzafini: Vance
  • José Torres: Aaron Chase
  • Linda Veras: Cathy
  • Antonio Casas: Cittadino leader di Puerto del Fuego
  • Frank Braña: Jason
  • Guy Heron: Sceriffo a de Winton Estate
  • Rossella D'Aquino: Sally
  • Giovanni Ivan Scratuglia: Scagnozzo di Taylor
 

DOPPIATORI ITALIANI

  • Pino Locchi: Solomon 'Beauregard' Bennet
  • Sergio Graziani: Charley 'Chas' A. Siringo
  • Rita Savagnone: Maria
  • Micaela Esdra: Cattle Annie
  • Giuseppe Rinaldi: Maximilian de Winton
  • Renato Turi: Zachary Shawn
  • Corrado Gaipa: Vance
  • Carlo Alighiero: Aaron Chase
  • Bruno Persa: Cittadino leader di Puerto del Fuego
 
SOGGETTO Sergio Sollima  
CASA DI PRODUZIONE Produzioni Europee AssociatiArturo Gonzalez Cinematografica  
SCENEGGIATURA Sergio Donati, Sergio Sollima  
FOTOGRAFIA Rafael Pacheco  
MONTAGGIO Eugenio Alabiso  
EFFETTI SPECIALI Eros Bacciucchi
 
MUSICHE Ennio Morricone  
SCENOGRAFIA Carlo Simi  
COSTUMI Carlo SimiFranco Antonelli  
     


 

 

 

 LunedìCinemaCineforum 2018 -2019
    

LA STORIA D'ITALIA IN PELLICOLA
Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto (1970)


Pomeriggio del 12 dicembre 1969. È venerdì, a Milano il centro è gremito di gente che sbriga gli ultimi affari e si prepara al weekend prenatalizio. Le banche dovrebbero chiudere alle 16,30, ma a quell’ora la sede della Banca Nazionale dell’Agricoltura in piazza Fontana, dietro il Duomo, è piena di clienti che effettuano le ultime operazioni prima della chiusura. Molti sono agricoltori, venuti da fuori città. Alle 16,37 nel salone principale della banca esplode una bomba che uccide sul colpo 13 persone e ne ferisce altre 87. (...)

A febbraio 1970 esce nei cinema Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto, scritto da Ugo Pirro e diretto da Elio Petri. Le reazioni, anche le più positive (il film ha un’ottima accoglienza critica e ottiene un ampio successo commerciale), non possono fare a meno di leggerlo come un film «su» piazza Fontana e soprattutto sulle indagini – appunto – che si sono susseguite dopo la 
strage. Per molti, l’immagine del poliziotto senza nome interpretato da Gian Maria Volonté si sovrappone a quella del commissario Luigi Calabresi, che in quei giorni viene considerato (soprattutto per la virulenta campagna condotta dal quotidiano «Lotta Continua») colpevole della morte dell’anarchico Giuseppe Pinelli, precipitato da una finestra della questura di Milano nella notte del 15 dicembre.

Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto (1970) di Elio PetriSembra sfuggire un dato elementare: per essere nelle sale nei primi giorni del 1970 il film è stato – ovviamente... – girato molto prima, nel corso del 1969. Ma è altrettanto innegabile che
Indagine
(d’ora in poi, per brevità, chiamiamolo così) è forse, in tutta la storia del cinema italiano, il film che maggiormente respira l’aria del tempo e la restituisce, a distanza di quasi mezzo secolo, con feroce e straordinaria precisione. (...)

L’impatto di Indagine non si esaurisce in Italia. Nel maggio del 1970 vince il Gran Premio della giuria a Cannes. Nel 1971 si aggiudica l’Oscar come miglior film straniero. Esce negli Stati Uniti e, caso più unico che raro, concorre a due edizioni dell’Oscar: nel 1972 viene candidato al premio per la miglior sceneggiatura. (...)

Nei primi giorni del 1970 Indagine è il film giusto al momento giusto. La crudeltà della polizia e dei suoi metodi, la violenza grottesca del personaggio di Volonté, soprattutto l’aspetto misterico per cui le forze dell’ordine appaiono autoreferenziali e infallibili: tutto riverbera sull’attualità, sul contesto politico nel quale il film esce. A distanza di molti anni è doveroso chiedersi: cos’è, davvero, Indagine? Innanzi tutto è un film grottesco con momenti di esasperato umorismo nero, recitato da Volonté con uno stile espressionista e survoltato che rende il personaggio indimenticabile. (...)

Per molti critici e spettatori vicini alla sinistra extraparlamentare, in particolare a Lotta Continua, è un film su Calabresi. Invece è la storia di un poliziotto che compie un omicidio e poi lancia una sfida, conducendo egli stesso le indagini e seminando dovunque indizi della propria colpevolezza: ma il potere della polizia è talmente forte che tale colpevolezza non viene vista da nessuno; per tutti, il poliziotto è innocente. (...)
E così siamo arrivati a ciò che Indagine indiscutibilmente è. Lasciamo che sia Petri a dirlo: «Indagine venne certamente fuori dalla rabbia. Credo che in Italia ogni cittadino abbia, tuttora, molti conti da regolare con la polizia e con lo Stato, se si pensa al contenuto persecutorio, punitivo dei nostri rapporti con l’autorità e i suoi rappresentanti. In quell’epoca la polizia continuava ad ammazzare, e personalmente ero d’accordo fino a un certo punto con Pasolini e la sua poesia sui poliziotti, perché da ragazzo ero stato una vittima di questi figli del popolo, ne avevo prese tante, senza mai ridarle... Il film nasceva da un’idea che Pirro ed io ci siamo più volte passati, l’idea dostoevskiana della sfida che un assassino faceva alla giustizia. Il personaggio divenne, poi, un poliziotto» (Faldini-Fofi 3, pp. 59-60).

     Storia D'italia In 15 Film di Alberto Crespi (Editori Laterza 2018)


da: 
Storia D'italia In 15 Film di Alberto Crespi (Editori Laterza 2018)

 
 

 

   Scheda 

      Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto (1970)  
     
PRODUZIONE Italia  
ANNO 1970  
DURATA 112'  
COLORE Colore  
RAPPORTO 1,85:1  
GENERE Drammatico, Thriller  
REGIA Elio Petri    

INTERPRETI E PERSONAGGI



  • Gian Maria Volonté: dirigente di polizia
  • Florinda Bolkan: Augusta Terzi
  • Gianni Santuccio: Prefetto
  • Salvo Randone: idraulico
  • Orazio Orlando: brigadiere Biglia
  • Arturo Dominici: dott. Mangani
  • Aldo Rendine: dott. Panunzio
  • Sergio Tramonti: anarchico Antonio Pace
  • Vittorio Duse: Canes
  • Massimo Foschi: marito di Augusta Terzi
  • Fulvio Grimaldi: Patanè, giornalista di Paese Sera
  • Vincenzo Falanga: Pallottella
 

DOPPIATORI ITALIANI

  • leana Zezza: Augusta Terzi
  • Corrado Gaipa: idraulico
  • Gianni Marzocchi: anarchico Antonio Pace
  • Giampiero Albertini: Canes
  • Renato Cortesi: Patanè
 
SOGGETTO Elio Petri, Ugo Pirro  
CASA DI PRODUZIONE Vera Film  
SCENEGGIATURA Elio Petri, Ugo Pirro  
FOTOGRAFIA Luigi Kuveiller  
MONTAGGIO Ruggero Mastroianni  
MUSICHE Ennio Morricone  
SCENOGRAFIA Carlo Egidi  
     


 

 

 

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LA STORIA D'ITALIA IN PELLICOLA
Salò o le 120 giornate di Sodoma (1975)


Alcune frasi che Pasolini pronuncia nel documentario di Amaury Voslion Salò d’hier à aujourd'hui, realizzato durante le riprese di Salò e le 120 giornate di Sodoma e incluso come extra nell'edizione in dvd francese: «Il sadomasochismo c’è sempre stato, ma ciò che mi interessa è altro: nel mio film il sesso è il rapporto tra il potere e chi gli è sottoposto. Il sadomasochismo di Sade rappresenta ciò che il potere fa del corpo umano, la mercificazione del corpo, la riduzione del corpo a cosa. Quindi l’annullamento della personalità dell’altro. È un film sul potere e sull'anarchia del potere, il potere fa ciò che vuole, è del tutto arbitrario... Anche un film sull'inesistenza della storia, almeno come la percepiamo noi europei. Vale per tutti i tempi. Ma detesto il potere di oggi, che manipola i corpi in un modo orribile che non ha niente da invidiare a Hitler o a Himmler. Li manipola trasformandone la coscienza, istituendo valori falsi, come il valore del consumo, quello che Marx chiama il genocidio delle culture precedenti».

Salò o le 120 giornate di Sodoma (1975) di Pier Paolo PasoliniSe la storia è «inesistente», Salò vive solo in un presente assoluto. Sul Meridiano Mondadori dedicato agli scritti Per il cinema Pasolini afferma: «Siamo dentro quel presente in modo ormai irreversibile... Viviamo ciò che succede oggi, la repressione del potere tollerante, che, di tutte le repressioni, è la più atroce. Niente di gioioso c’è più nel sesso. I giovani sono o brutti o disperati, cattivi o sconfitti... Questo è il ‘vissuto’. Certo non ne posso prescindere. È uno stato d’animo. È quello che cova nei miei pensieri e che soffro personalmente... Il sesso in Salò è una rappresentazione, o metafora, di questa situazione che viviamo in questi anni: il sesso come obbligo e bruttezza» (Pasolini 3, pp. 2064-2065).

L’idea di Sade arriva a Pasolini in modo indiretto: la trasposizione del libro viene inizialmente proposta a Sergio Citti, suo collaboratore storico. Alle prime stesure del copione partecipa anche Pupi Avati. Sempre nel documentario di Amaury Voslion Pasolini afferma: «Ho lavorato con Citti alla sceneggiatura dandogli una struttura a gironi, dantesca, che probabilmente era già nell'idea di De Sade. Gli ho dato questa verticalità, poi lavorando Citti si è disamorato e io invece me ne innamoravo, e l’illuminazione è stata l’idea di trasportare Sade nel 1944 a Salò e ho visto la coreografia fascista. È stato lo schema formale, l’idea del film che non è esprimibile a parole». Stando a tutti i racconti d’epoca, la lavorazione è serena e persino divertente. L’aiuto regista Umberto Angelucci: «Lì l’ho visto divertirsi sul set con la troupe, precedentemente non era così. Durante questo film una volta mi disse che era molto in dubbio se fare più film, poi però aggiunse che probabilmente no, avrebbe continuato, ‘perché quello che mi mancherebbe è il contatto con queste persone tutte diverse che formano la troupe’» (Faldini-Fofi 3, p. 13). (...)

 

L’allegria sul set si traduce nella tremenda angoscia della visione. Rivedere Salò per scrivere queste righe è stata un’esperienza terribile. Non tanto per ciò che il film mostra – estremo nel 1975 e quasi «normale» oggi, dopo decenni di cinema splatter – quanto per lo stato d’animo che comunica. Salò è il film di un artista (di un uomo) disperato per il mondo che lo circonda. 
Anche nella famosa «abiura» della Trilogia della vita, scritta nella stessa estate in cui lavora al film, Pasolini è chiarissimo quando parla dei propri critici: Non si accorgono della valanga di delitti che sommerge l’Italia: relegano questo fenomeno nella cronaca e ne rimuovono ogni valore. Non si accorgono che non c’è alcuna soluzione di continuità tra coloro che sono tecnicamente criminali e coloro che non lo sono: e che il modello di insolenza, disumanità, spietatezza è identico per l’intera massa dei giovani. Non si accorgono che in Italia c’è addirittura il coprifuoco, che la notte è deserta e sinistra come nei più neri secoli del passato... Non si accorgono che la liberalizzazione sessuale anziché dare leggerezza e felicità ai giovani e ai ragazzi, li ha resi infelici, chiusi, e di conseguenza stupidamente presuntuosi e aggressivi... 

     Storia D'italia In 15 Film di Alberto Crespi (Editori Laterza 2018)


da: 
Storia D'italia In 15 Film di Alberto Crespi (Editori Laterza 2018)

 
 

 

   Scheda 

      Salò o le 120 giornate di Sodoma (1975) di Pier Paolo Pasolini   
     
PRODUZIONE Italia, Francia  
ANNO 1975  
DURATA 117'  
COLORE Colore  
RAPPORTO 1,85:1  
GENERE Grottesco, Drammatico  
REGIA Pier Paolo Pasolini    

INTERPRETI E PERSONAGGI


  • Paolo Bonacelli: Duca
  • Giorgio Cataldi: Monsignore
  • Uberto Paolo Quintavalle: Eccellenza
  • Aldo Valletti: Presidente
  • Caterina Boratto: signora Castelli
  • Elsa De Giorgi: signora Maggi
  • Hélène Surgère: signora Vaccari
  • Sonia Saviange: pianista
  • Marco Lucantoni: prima vittima (maschio)
  • Sergio Fascetti: vittima (maschio)
  • Bruno Musso: vittima (maschio)
  • Antonio Orlando: vittima (maschio)
  • Claudio Cicchetti: vittima (maschio)
  • Franco Merli: vittima (maschio)
  • Umberto Chessari: vittima (maschio)
  • Lamberto Book: vittima (maschio)
  • Gaspare Di Jenno: vittima (maschio)
  • Giuliana Melis: vittima (femmina)
  • Faridah Malik: vittima (femmina)
  • Graziella Aniceto: vittima (femmina)
  • Renata Moar: vittima (femmina)
  • Dorit Henke: vittima (femmina)
  • Antiniska Nemour: vittima (femmina)
  • Benedetta Gaetani: vittima (femmina)
  • Olga Andreis: vittima (femmina)
  • Tatiana Mogilansky: figlia
  • Susanna Radaelli: figlia
  • Giuliana Orlandi: figlia
  • Liana Acquaviva: figlia
  • Rinaldo Missaglia: collaborazionista (soldato)
  • Giuseppe Patruno: collaborazionista (soldato)
  • Guido Galletti: collaborazionista (soldato)
  • Efisio Etzi: collaborazionista (soldato)
  • Claudio Troccoli: collaborazionista (repubblichino di leva)
  • Fabrizio Menichini: collaborazionista (repubblichino di leva)
  • Maurizio Valaguzza: collaborazionista (repubblichino di leva)
  • Ezio Manni: collaborazionista (repubblichino di leva)
  • Paola Pieracci: ruffiana
  • Carla Terlizzi: ruffiana
  • Anna Maria Dossena: ruffiana
  • Anna Recchimuzzi: ruffiana
  • Ines Pellegrini: serva nera
 

DOPPIATORI ITALIANI
  • Giorgio Caproni: Monsignore
  • Aurelio Roncaglia: Eccellenza
  • Marco Bellocchio: Presidente
  • Laura Betti: signora Vaccari
 
SOGGETTO Pier Paolo Pasolini (da Le 120 giornate di Sodoma delMarchese de Sade e dagli scritti di Roland Barthes e Pierre Klossowski)  
CASA DI PRODUZIONE Alberto GrimaldiAlberto De StefanisAntonio Girasante (ultimi due non accreditati)  
SCENEGGIATURA Pier Paolo PasoliniSergio CittiPupi Avati (collaboratori non accreditati)  
FOTOGRAFIA Tonino Delli Colli  
MONTAGGIO Nino BaragliTatiana Casini MorigiEnzo Ocone  
EFFETTI SPECIALI Alfredo Tiberi
 
MUSICHE Pier Paolo PasoliniEnnio Morricone  
SCENOGRAFIA Dante Ferretti  
COSTUMI Danilo Donati  
     


 

 

 

 LunedìCinemaCineforum 2018 -2019
    

LA STORIA D'ITALIA IN PELLICOLA
Il caimano (2006)


Si vota, in Italia, il 9 e 10 aprile del 2006. Aprile, di nuovo. E di nuovo il centro-sinistra vince: l’Unione, il nome della coalizione, prende il 49,72% dei voti. La Casa delle Libertà arriva al 49,20%. Lo scarto è inferiore ai 25.000 voti e lo scrutinio rimane incerto fino a tarda notte. Il secondo governo Prodi nasce il 17 maggio. Con quella maggioranza risicata, durerà meno di due anni. Nel frattempo, il 24 marzo 2006 è uscito nei cinema Il caimano. La campagna elettorale è in corso, più virulenta che mai. I tg delle reti Mediaset decidono di non parlarne. La stampa si divide. Tira aria di irritazione nei confronti di Moretti, che nei mesi precedenti ha fatto una cosa inusitata: non ha rilasciato interviste e non ha svelato nulla sul film, a parte una scarna ma inequivocabile dichiarazione: «È un film su Silvio Berlusconi». Hai detto niente!

Anche in questo caso, come per Palombella rossa, non possiamo non ricordare la presentazione del film con tanto di conferenza stampa nella quale Moretti parla per la prima volta dopo mesi. Un incontro che ha un seguito due mesi dopo, quando il film partecipa in concorso al festival di Cannes. È una conferenza stampa isterica, nella quale si parla solo di Berlusconi e mai di cinema, ma è ovvio – per quanto triste – che sia così. La stampa è in fibrillazione da mesi. Il 25 febbraio «la Repubblica» ha addirittura dedicato un articolo (di Paolo D’Agostini) al trailer programmato nei cinema! Diversi uomini politici hanno chiesto di posticipare l’uscita a dopo le elezioni (tra questi Daniele Capezzone, ex radicale, candidato alle elezioni per La rosa nel pugno, futuro portavoce di Forza Italia). Le critiche sono discordanti, influenzate dall’appartenenza politica dei singoli recensori o dei giornali sui quali scrivono. Come sempre è Tullio Kezich, sul «Corriere della Sera» del 24 marzo, a trovare la sintesi: in una recensione per altro dubbiosa, scrive che Moretti «abbraccia in un solo sguardo la crisi del cinema, la crisi dei sentimenti e la crisi dell’Italia» (Kezich 2). Nulla di più vero: Il caimano non è un film, sono (almeno) tre film uno dentro l’altro. Ed è impossibile parlare di uno senza far riferimento agli altri due.

Il Caimano (2006) di Nanni MorettiIl primo film riguarda il produttore Bruno Bonomo (Silvio Orlando). In passato ha prodotto film-culto di serie B interpretati da sua moglie Paola (Margherita Buy). Alcuni vengono visualizzati. In uno di essi, intitolato Cataratte, Paola sta per sposarsi nella sezione di un partitino di estrema sinistra che allude a Servire il popolo (il marito è Paolo Sorrentino, l’officiante è Paolo Virzì: il film è pieno di cammei di registi che si prestano a fare gli attori). Bonomo è in piena crisi e spera di uscirne accettando il bizzarro copione di una giovane regista, Teresa (Jasmine Trinca). Si intitola Il caimano. Non l’ha nemmeno letto, gli piace il titolo.

Il secondo film è imperniato sulla crisi coniugale di Bruno e Paola e forse è il più bello e sentito dei tre. Ha momenti strazianti e buffi, molto veri, come la reticenza nel dare ai figli la notizia della separazione. La scena in cui Paola accompagna il figlio a una partita di calcio è meravigliosa.

Il terzo film è la preparazione del film nel film, Il caimano. Film che «esplode» in auto, quando Teresa riesce finalmente a spiegare a Bruno di che si tratta: il protagonista, detto appunto «il Caimano», è un imprenditore che ha costruito un impero grazie alla corruzione e alla creazione di holding all’estero; per questo motivo, i magistrati indagano e si accingono a processarlo. «E dopo questa scena dovrebbe essere chiaro che il Caimano è ispirato a Silvio Berlusconi». Quando sente il nome «Berlusconi», Bonomo inchioda e tampona la macchina davanti a lui. «Ma sei pazza? Stiamo andando alla Rai a proporre un film su Berlusconi? Io Berlusconi l’ho pure votato!». Il tamponato, che sta aspettando di compilare la constatazione amichevole, lo rimbrotta: «E te ne vanti?!». 


 Il ruolo, che nelle prime visualizzazioni oniriche tocca a Elio De Capitani (l’unico che a Berlusconi, vagamente, somigli) viene proposto al divo «impegnato» e vanesio Marco Pulici (Michele Placido, strepitoso). Pulici accetta, poi declina. La palla passa... a Nanni Moretti, che rifiuta perché ha altri progetti: «È sempre il momento di fare una commedia», ribatte alla regista che lo rimbrotta mentre l’autoradio trasmette Lei di Adamo e lui la canta a squarciagola. Alla fine il film si fa e, colpo di scena, è proprio Moretti a interpretare Berlusconi: la strategia del silenzio ha fatto centro sul punto più importante del film, il fatto che Nanni, nel Caimano, compare anche come attore, nel ruolo del titolo. 
È l’impressionante scena del processo. Una Pm (Anna Bonaiuto) lo incalza, un giudice (Stefano Rulli) lo condanna. E lui, dopo aver rivolto alla Pm uno sguardo ferocissimo, reagisce. «Non sono io l’anomalia in questo Paese, sono i comunisti... Con la mia condanna la nostra democrazia si è trasformata in un regime... Ma io sono stato eletto dal popolo e posso essere giudicato solo dai miei pari». Dettaglio decisivo: non solo Moretti interpreta Berlusconi senza cercare la minima somiglianza (e come potrebbe?), ma pronuncia le sue battute senza un sorriso, senza bonomia, distruggendo il luogo comune secondo il quale Berlusconi sarebbe, alla fin fine, «simpatico». Dandogli il proprio volto, Moretti ottiene l’incredibile risultato di togliere a Berlusconi 
la maschera che questi si è costruito con anni e anni di lifting, trapianti di capelli, filtri alle telecamere e barzellette a raffica. La scena è allarmante, angosciante. Un grande monito sui colpi di coda che un Caimano può sferrare quando si sente sconfitto.   

 

Storia D'italia In 15 Film di Alberto Crespi (Editori Laterza 2018)


da: 
Storia D'italia In 15 Film di Alberto Crespi (Editori Laterza 2018)

 
 

 

   Scheda 

      Il Caimano (2006) di Nanni Moretti   
     
PRODUZIONE Italia, Francia  
ANNO 2006  
DURATA 112'  
COLORE Colore  
RAPPORTO 1,85:1  
GENERE Commedia, drammatico, satirico  
REGIA Nanni Moretti    

INTERPRETI E PERSONAGGI


  • Silvio Orlando: Bruno Bonomo
  • Margherita Buy: Paola Bonomo/Aidra
  • Jasmine Trinca: Teresa, giovane regista
  • Michele Placido: Marco Pulici / Silvio Berlusconi
  • Elio De Capitani: Silvio Berlusconi
  • Paolo Sorrentino: il marito di Aidra in "Cataratte"
  • Paolo Virzì: dirigente Maoista in "Cataratte"
  • Giuliano Montaldo: Franco Caspio, anziano regista
  • Tatti Sanguineti: Beppe Savonese, critico cinematografico
  • Toni Bertorelli: Indro Montanelli
  • Lucia Aricò: Marika la sceneggiatrice
  • Nanni Moretti: se stesso / Silvio Berlusconi
  • Jerzy Stuhr: Jerzy Sturovsky, produttore polacco
  • Matteo Garrone: direttore della fotografia
  • Luisa De Santis: Marisa, segretaria di Bonomo
  • Anna Bonaiuto: Ilda Boccassini
  • Valerio Mastandrea: Cesari, capitano della Guardia di Finanza
  • Antonio Catania: dirigente Rai
  • Sofia Vigliar: baby-sitter
  • Cecilia Dazzi: Luisa
  • Carlo Mazzacurati: cameriere
  • Antonio Petrocelli: avvocato del caimano
  • Dario Cantarelli: Critico gastronomico
 
SOGGETTO Nanni Moretti, Heidrun Schleef

 
CASA DI PRODUZIONE Sacher FilmBAC FilmsStephan FilmsFrance 3 CinémaWild BunchCanal+Cinecinema

 
SCENEGGIATURA Nanni Moretti, Federica PontremoliFrancesco Piccolo

 
FOTOGRAFIA Arnaldo Catinari  
MONTAGGIO Esmeralda Calabria  
MUSICHE Franco Piersanti  
SCENOGRAFIA Giancarlo Basili  
COSTUMI Lina Nerli Taviani  
     


 

 

Informazioni aggiuntive