LA DISSACRANTE IRONIA DEI FRATELLI COEN
Arizona Junior (USA 1987)



A furia di incontrarsi in prigione - lei poliziotta e fotografa dei nuovi ospiti, lui rapinatore di supermarket - Herbert I Mc Donnough ed Edwina si sono sinceramente innamorati. Si sposano ma dal loro matrimonio niente figli. Poiché in città la moglie di Nathan Arizona un ricco commerciante, ne ha avuti addirittura cinque in un parto plurigemellare, loro pensano bene di portarne via uno. Le cose però si complicano, quando una notte arrivano in casa di H.I. i fratelli Gaie ed Evelle Snopes suoi ex-compagni di cella, un po' svitati e ora evasi, ma non tanto stupidi da non capire che il vispo frugoletto - Arizona - che si muove carponi sul pavimento è proprio quello per il quale il padre darà 25.000 dollari a chi lo riporta al nido. Il colpo pare facile e i due evasi fuggono con il piccolo in una corsa spericolata. Durante una rapina ad una banca, se lo perdono per strada, mentre sono inseguiti sia da H.I. e da Edwina disperati quanto decisi a ricuperarlo, sia da un trucibaldo in moto, a cui il commerciante ha dato incarico di ritrovargli il figlio. Nella sarabanda tra corse affannose, lacrime di Edwina e frenesie generali, finisce che i due evasi smarriscono il bambino e il trucibaldo salta per aria (grazie ad una bomba a mano che durante una colluttazione H.I. gli ha staccato dal giubbotto). Il piccolo Arizona viene riportato indenne e sorridente da mamma e papà, con vivo dolore dei genitori i quali rinunciano dignitosamente al compenso. Resta a loro la speranza di avere un giorno - con l'amore - la possibilità di fondare una dinastia.

NOTE
- IL FILM E' STATO UNO DEI PIU' GRANDI SUCCESSI DI CRITICA AL FESTIVAL DI CANNES DEL 1987, DOVE E' STATO PRESENTATO FUORI CONCORSO.

CRITICA
"Film frastornante, in cui c'è di tutto e questo tutto è volutamente dilatato, debordante e slabbrato con immagini e ritmi che puntano sul grottesco e con accenti smaccatamente parodistici. Il cast è valido". (Segnalazioni Cinematografiche)


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   Scheda 

           
   
  • Durata: 93'
  • Colore: Colore
  • Genere: COMICO
  • Specifiche tecniche: Aspect ratio 1,85:1
  • Produzione: TED PEDAS, JIM PEDAS, BEN BARENHOLTZ
  • Distribuzione: FOX (1987) - 20TH CENTURY FOX HOME ENTERTAINMENT - DVD 20TH CENTURY FOX (2002)
  • Regia: Joel Coen
  • Attori: 
    Nicolas Cage  - H.I. Mc Donnough
    Holly Hunter  - Edwina
    Trey Wilson  - Nathan Arizona
    John Goodman  - Gale Snopes
    William Forsythe  - Evelle Snopes
    Randall 'Tex' Cobb  - Leonard Smalls
    Sam McMurray  - Glen
    Frances McDormand  - Dot
    T. J. Kuhn  - Nathan Junior
    Lynne Dumin Kitei  - Florence Arizona
  • Soggetto: Joel Coen, Ethan Coen
  • Sceneggiatura: Joel Coen, Ethan Coen
  • Fotografia: Barry Sonnenfeld
  • Musiche: Carter Burwell
  • Montaggio: Michael R. Miller
  • Scenografia: Jane Musky
  • Costumi: Richard Hornung
  • Effetti: Peter Chesney
   
       


 

 
 
 

 

 
  

LA DISSACRANTE IRONIA DEI FRATELLI COEN
Il grande Lebowsky (USA 1998)



Due sicari inviati dal pornografo Treehorn irrompono nell'appartamento di Jeff Lebowski, detto Drugo, giocatore di bowling disoccupato e nostalgicamente legato agli anni Settanta. Quando capiscono di aver commesso un errore perché il Jeff Lebowski che hanno davanti non è il miliardario di Pasadena che cercano, vanno via dopo aver sporcato il tappeto dell'ingresso. Deciso a ottenerne uno nuovo, Drugo piomba in casa del suo omonimo, ma entra in un gioco più grande di lui: Bunny, la moglie del miliardario, è stata rapita, e ora tocca a lui consegnare i soldi del riscatto. Insieme ai suoi amici, parte per un'avventura che si rivelerà più complicata e pericolosa di quanto sembra...

NOTE
- PRESENTATO AL FESTIVAL DI BERLINO 1998.

CRITICA
"Un quarantenne che non riesce ad adattarsi all'evolversi dei tempi e vive in maniera un po' stordita e ingenua i problemi della vita quotidiana è al centro della storia, che si propone come la radiografia di un luogo, la California, visto come il centro di destini e di emozioni più generali. Drugo è un disadattato che non diventa perdente ed anzi si pone come punto di riferimento intorno al quale si sviluppa una precisa denuncia delle molte amarezze dell''american way of life'. Raccontato con tono di ballata sincera e triste, cadenzato da ironiche parodie dei 'generi' del cinema americano (il musical, la commedia...), il film assume toni via via più marcatamente grotteschi, che lo rendono originale e interessante." ('Segnalazioni cinematografiche', vol. 126, 1998)

"Un buon compleanno coi fiocchi quasi natalizi. È quanto il distributore/esercente The Space Movies ha deciso di regalare a Joel Coen in occasione del suo 60 compleanno avvenuto a fine novembre. Ecco dunque tornare 'in grande' 'The Big Lebowski', capolavoro di scorrettezza e black humour, divenuto subito 'cult' indiscusso del 1998, specie grazie all'irresistibile personaggio Jeffrey 'Drugo' Lebowski, interpretato da un formidabile Jeff Bridges." (Anna Maria Pasetti, 'Il Fatto Quotidiano', 11 dicembre 2014)


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   Scheda 

           
 
  • Durata: 117'
  • Colore: Colore
  • Genere: GROTTESCO
  • Produzione: ETHAN COEN, TIM BEVAN, ERIC FELLNER PER WORKING TITLE, POLYGRAM FILMED ENTERTAINMENT
  • Distribuzione: CECCHI GORI DISTRIBUZIONE (1998), THE SPACE CINEMA (2014) - DVD E BLU-RAY: CG HOME VIDEO (2002, 2010)
  • Riedizione 2014
  • Data uscita 15 Dicembre 2014
  • Regia: Joel Coen, Ethan Coen - (non accreditato)
  • Attori:
    • Jeff Bridges - Jeff Lebowski
    • John Goodman - Walter Sobchak
    • Julianne Moore - Maude Lebowski
    • Steve Buscemi - Donny
    • David Huddleston - Jeffrey Lebowski, il miliardario
    • Philip Seymour Hoffman - Brandt
    • Tara Reid - Bunny Lebowski
    • John Turturro - Jesus Quintana
    • Jimmie Dale Gilmore - Smokey
    • Ben Gazzara - Jackie Treehorn
    • Mark Pellegrino - Blond Treehorn Thug
    • Sam Elliott - Lo straniero
    • Philip Moon - Scagnozzo di Treehorn
    • David Thewlis - Knox Harrington
    • Peter Stormare - Nichilista
    • Torsten Voges - Nichilista
    • Flea - Nichilista
    • Jon Polito - Da Fino
    • Jerry Haleva - Saddam Hussein
  • Soggetto: Joel Coen, Ethan Coen
  • Sceneggiatura: Joel Coen, Ethan Coen
  • Fotografia: Roger Deakins
  • Musiche: Carter Burwell - "Requiem" di Mozart e "Quadri per una esibizione" di Mussorgsky
  • Montaggio: Tricia Cooke, Roderick Jaynes (Ethan Coen) - (non accreditato), Roderick Jaynes (Joel Coen) - (non accreditato)
  • Scenografia: Rich Heinrichs
  • Arredamento: Chris L. Spellman
  • Costumi: Mary Zophres
  • Effetti: Jenek Sirrs
 Il grande Lebowsky  
       


 

 
 
 

 

 
  

LA DISSACRANTE IRONIA DEI FRATELLI COEN
Ave, Cesare (USA 1987)


Il lavoro di Eddie Mannix come "fixer" dello studio inizia ancor prima dell'alba, quando deve arrivare prima della polizia per scongiurare l'arresto di una delle stelle della Capitol Pictures fermata per comportamenti poco ortodossi. Un lavoro mai noioso e senza orari. Ogni film prodotto dallo studio porta grane e Mannix ha il gravoso compito di trovare una soluzione per tutto. È l'uomo capace di far ottenere al prossimo film ispirato alle pagine delle Bibbia la benedizione delle autorità religiose, come la persona giusta per convincere e trattenere lo scontento regista Laurence Laurentz che vuole sbarazzarsi della star del western Hobie Doyle per il suo prossimo sofisticato lavoro prodotto dalla Capitol. Mentre corre dall'emergenza di un divo al dramma di un altro, Mannix deve fare i conti con i problemi personali della sensazionale DeeAnna Moran o trovare una spiegazione plausibile sugli ultimi sospetti comportamenti della superstar Burt Gurney. Come se le paturnie di questi enormi ego non fossero abbastanza per iniziare la giornata, Mannix deve confrontarsi con la più difficile crisi della sua carriera: uno degli attori più amati al botteghino, Baird Whitlock, è stato rapito proprio nel bel mezzo della produzione del peplum, "Ave, Cesare! - Hail, Caesar!", e un misterioso gruppo che si fa chiamare "Il Futuro" ha rivendicato il rapimento: o lo studio è pronto a sborsare oltre 100.000 dollari o possono scordarsi la loro gallina dalle uova d'oro. Passando da un problema all'altro, Mannix deve necessariamente evitare ogni possibile fuga di notizie, soprattutto per scongiurare la presenza dei nomi delle star dello studio sulle colonne di gossip scritte da due ostili sorelle, Thora e Thessaly Thacker. In realtà, si tratta solo dei nomi che non provengono dalle storie inventate che ogni tanto lascia uscire per una facile promozione con le lettrici delle due giornaliste. Per quest'uomo si tratta solo della solita giornata di lavoro.

RECENSIONE di Simone Porrovecchio
Ave, Cesare!
 
dei fratelli Coen è un appassionato divertissement dall’ironia tagliente e tecnicamente perfetto. Una dichiarazione d’amore per il cinema, e Hollywood. Una pellicola che non pretende di dire tutto a tutti, ma che dirà molto a tanti: fan di Hollywood, marxisti, scienziati delle religioni e amanti di musical e noir. Joel e Ethan Coen, che Ave, Cesare! l’hanno scritto e girato, lanciano i talenti del loro grande ensemble nel loro mondo immaginario simile a un grande negozio di giocattoli, come un elicottero da combattimento lancia la sua truppa d’elite in territorio nemico.
Tilda Swinton è una doppia giornalista gemella; Scarlett Johansson è la sirenetta di musical acquatici, casto sogno erotico dei pudici anni 50; Alden Ehrenreich è un cowboy (il riferimento a John Wayne è quasi sentimentale) ignorante e bravissimo; Channing Tatum è una specie di divo à la Gene Kelly maestro del tip tap; George Clooney il divo di Hollywood da epos biblico, e maschera di se stesso. Questa complessa scultura cinematografica viene tenuta insieme dal boss produttore Josh Brolin, che salva, cura, rimedia, tiene duro e vince. L’associazione teologica è evidente: Brolin è un uomo che attraversa, e supera, la pesante crisi esistenziale di metà vita grazie alla fede. All’inizio e alla fine della storia si confessa. Ma non lo fa per chiedere pulizia morale e solidità di spirito, bensí per confermarle, per aprire gli occhi sulla bontà di un’anima. Brolin è Eddie Mannix, il responsabile delle star per gli studi della Capitol. Un manager genitore punto di riferimento imprescindibile per le schiere di dive e divi dalle anime in crisi. Il progetto più importante in cantiere è Ave, Cesare – Un Racconto del cristo. Protagonista Clooney legionario romano, improvvisamente rapito da un gruppo di fantomatici marxisti.
Un classico one-man noir che poco mette in discussione e tanto ci ricorda di quanto un’intrattenimento di qualità è, e resta, una delle virtùdecisive dell’arte cinematografica. La serietà della prova di coscienza cui è sottoposto l’eroe Brolin è l’amalgama più convincente di tutta la storia. Un grande film dei fratelli Coen, attestato di un talento liberato senza sforzi, leggero e autentico.

NOTE
- FILM D'APERTURA AL 66. FESTIVAL DI BERLINO (2016).
- CANDIDATO ALL'OSCAR 2017 PER LA MIGLIOR SCENOGRAFIA.

CRITICA
"(...) perfettissimo James Brolin (...) bravissimo Alden Ehrenreich (...) due perfide Swinton al prezzo di una (...) Johansson copia conforme di Esther Williams (...) strepitoso Channing Tatum (...). Nell'incastro di cinema e vita, delizia cinefila, i Coen non scelgono la nostalgia né il mito ma follia e manipolazione (la montatrice Frances McDormand Coen si strangola con la pellicola) e il Cristo sandalone (riferimento forse non così casual) si specchia negli occhi magistralmente inespressivi del centurione Clooney nel circo di nani e ballerine, dove ognuno è l'uomo che non c'era: tutto virtuale, digitale. Divertentissimo, cinico, senza speranza se non nel business." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 10 marzo 2016)

"(...) forse non sarà un risultato all'altezza dei più memorabili messi a segno dagli impareggiabili fratelli (...), ma di sicuro è un gran divertimento. Tanto riuscito da essere in grado di dare soddisfazione al comune spettatore in cerca di evasione come al più sofisticato conoscitore dell'epoca e dell'epopea cinematografica evocata. (...) Mentre la storia centrale vede sparire dai radar il protagonista della più importante produzione in corso (...) (si tratta di George Clooney, stoico nell'immolarsi nella parte del fesso), tutto intorno si agita un piccolo mondo di ridicoli drammi che il vecchio Eddie Mannix deve governare. Quello, il cinema di Hollywood ancora (e non per molto) all'apice della sua potenza, la cui pochezza si stenta a credere tanto influente, ancora custode del segreto della propria magia incantatrice dietro la quale si cela un'umanità dalle risorse culturali e dal quoziente intellettivo più che limitati. 'Bestiame', attori e attrici segnatamente, come con cattiveria ebbe a dire Alfred Hitchcock. Ogni risvolto si richiama a uno dei 'generi' che all'epoca trascinavano legioni di fan a riempire le sale e ad ammirare i loro beniamini dello schermo. (...) Leggerezza da manuale. Compiaciuta immersione vintage che forse non lascerà il segno ma che porta comunque il segno di uno stile d'impareggiabile brillantezza." (Paolo D'Agostini, 'La Repubblica', 10 marzo 2016)

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   Scheda 

           
 
  • Durata: 106'
  • Colore: Colore
  • Genere: COMMEDIA
  • Specifiche tecniche: ARRIFLEX 535B, 35 MM
  • Produzione: JOEL E ETHAN COEN, ERIC FELLNER E TIM BEVAN PER WORKING TITLE FILMS, MIKE ZOSS PRODUCTIONS
  • Distribuzione: UNIVERSAL PICTURES INTERNATIONAL ITALY
  • Data uscita 10 Marzo 2016
  •  
  • Regia: Ethan Coen, Joel Coen
Attori: 
  • Josh Brolin - Eddie Mannix
  • George Clooney - Baird Whitlock
  • Alden Ehrenreich - Hobie Doyle
  • Ralph Fiennes - Laurence Laurentz
  • Jonah Hill - Joe Silverman
  • Scarlett Johansson - DeeAnna Moran
  • Frances McDormand - C.C. Calhoun
  • Tilda Swinton - Thora Thacker/Thessaly Thacker
  • Channing Tatum - Burt Gurney
  • Veronica Osorio - Carlotta Valdez
  • Michael Gambon - Narratore
  • Heather Goldenhersh - Natalie
  • Alison Pill - Sig.ra Mannix
  • Clancy Brown - Gracchus
  • John Bluthal - Professor Marcuse
  • Alex Karpovsky - Sig. Smitrovich
  • Geoffrey Cantor - Sid Siegelstein
  • Christopher Lambert - Arne Slessum
  • Basil Hoffman - Stu Schwartz
  • Natasha Bassett - Gloria DeLamour
  • Fred Melamed - Fred
  • Mather Zickel - Chunk Mulligan
  • Clement von Franckenstein - Senatore Sestimus Amydias
  • Jacob Witkin - Saul of Tarsus
  • Emily Beecham - Dierdre
  • Dolph Lundgren - Comandante sottomarino (non accreditato)
  • Soggetto: Ethan Coen, Joel Coen
  • Sceneggiatura: Ethan Coen, Joel Coen
  • Fotografia: Roger Deakins
  • Musiche: Carter Burwell
  • Montaggio: Roderick Jaynes (Joel Coen), Roderick Jaynes (Ethan Coen)
  • Scenografia: Jess Gonchor
  • Arredamento: Nancy Haigh
  • Costumi: Mary Zophres
  • Effetti: Dan Schrecker
 Ave, Cesare  
       


 

 
 
 

 

 
  

LA COMMEDIA DEMENZIALE DI MEL BROOKS
Per favore non toccate le vecchiette! (USA 1968)


Il suo ultimo spettacolo è stato per Max Bialystock, anziano impresario teatrale, un fiasco enorme: per colmo della sfortuna è venuto a rovistare nei libri contabili un impiegato delle imposte, Léon Bloom, timido e impacciato, ma egualmente deciso a compiere il proprio dovere. Non fino in fondo, però: dotato di una insospettabile prontezza d'idee, Léon scopre che, fra tanti, il modo più sicuro di frodare fisco e finanziatori è proprio quello di mettere in scena un'opera destinata un sicuro, colossale insuccesso. Max, che può contare su alcune vecchiette che, trovandolo affascinante, non gli lesinano i soldi, coglie al volo il suggerimento di Léon, lo convince a diventare suo socio e, dopo aver frugato tra centinaia di copioni, si convince di aver messo finalmente le mani sul più orrendo: "La primavera di Hitler". Per costruitre un fiasco come si deve
e risarcire le sue vecchiette, Max affida quell'infelice parto letterario al più diffamato regista che trova sulla piazza e scrittura, come protagonista, un aspirante attore-cantante davvero impensabile. Ma, se la più brutta commedia della storia si trasformasse in un successo clamoroso?

NOTE
- NELLA VERSIONE ORIGINALE, LA VOCE DEL CANTANTE CHE SI ESIBISCE IN "SPRINGTIME FOR HITLER" E' DI MEL BROOKS.
- OSCAR 1968 A MEL BROOKS PER LA MIGLIORE SCENEGGIATURA ORIGINALE.
- COREOGRAFIA: ALAN JOHNSON.
- NEL 2005 IL REGISTA MEL BROOKS NE HA DIRETTO UN REMAKE, "THE PRODUCERS - UNA GAIA COMMEDIA NEONAZISTA".

CRITICA
"Una originale satira, ottimamente sceneggiata, del pubblico moderno - che dallo spettacolo si attende non idee, ma solo 'evasione' - e, al tempo stesso, di quel teatro che gliela procura, assecondandone l'opacità intellettuale e spirituale. Eccellente l'interpretazione". ('Segnalazioni cinematografiche', vol. 69, 1970)

"Nonostante l'attribuzione al film dell'Oscar per la migliore sceneggiatura, questa prima opera cinematografica di Mel Brooks non ha ottenuto a suo tempo l'attenzione che avrebbe meritato su diversi piani: come modello di una certa comicità sorniona e corrosiva della commedia americana; come lettera di presentazione di un autore personale e destinato a crescere; come satira del rapporto tra operatori dello spettacolo e i recettori; come presenza del cinema ebraico (e del teatro da cui deriva) nello spettacolo moderno. Da tenere presenti, comunque, tutte le qualità del film: le ottime interpretazioni, la caustica comicità, l'originalità dell'impostazione." ('Segnalazioni cinematografiche', vol. 87, 1979)

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   Scheda 

           
 
  • Altri titoli: 
    • Les producteurs
    • Springtime for Hitler
    • Frühling für Hitler
  • Durata: 92'
  • Colore: C
  • Genere: COMMEDIA, MUSICALE
  • Specifiche tecniche: 35 MM, PATHECOLOR
  • Produzione: SIDNEY GLAZER PER CROSSBOW PRODUCTIONS, EMBASSY PICTURES CORPORATION, SPRINGTIME PRODUCTIONS
  • Distribuzione: EURO (1969) - CINERIZ (1979) - DOMOVIDEO, RICORDI VIDEO, BMG VIDEO (PARADE) - DVD: UNIVERSAL PICTURES INTERNATIONAL ENTERTAINMENT (2010)
  • Riedizione 1979
  • Regia: Mel Brooks
  • Attori: 
    Zero (Zero Mostel) - Max Bialystock
    Gene Wilder - Leo Bloom
    Dick Shawn - 'L.S.D.' - Lorenzo St. DuBois
    Kenneth Mars - Franz Liebkind
    Lee Meredith - Ulla
    Christopher Hewett - Roger De Bris
    Andreas Voutsinas (Andréas Voutsinas) - Carmen Ghia
    Estelle Winwood - Vecchietta
    Renee Taylor (Renée Taylor) - Eva Braun
    David Patch - Goebbels
    Bill Hickey (William Hickey) - L'ubriaco
    Barney Martin - Göring
    Shimen Ruskin - Il padrone di casa
    Frank Campanella - Il barista
    Josip Elic - Il violinista
    Madlyn Cates (Madelyn Cates) - La portinaia
    John Zoller - Critico teatrale
    Brutus Peck - Venditore di hot dog
    Anna Ives - Vecchietta
    Amelie Barleon - Vecchietta
    Elsie Kirk (Lisa Kirk) - Vecchietta
    Nell Harrison - Vecchietta
    Mary Love - Vecchietta
    Anthony Gardell - Aspirante Hitler (non accreditato)
    Arthur Rubin - Aspirante Hitler (non accreditato)
    Zale Kessler - Jason Green (non accreditato)
    Trent Gough - Aspirante Hitler (non accreditato)
    Robert Paget - Aspirante Hitler (non accreditato)
    Rusty Blitz - Aspirante Hitler (non accreditato)
    Bernie Allen - Aspirante Hitler (non accreditato)
    Ron Charles - Aspirante Hitler (non accreditato)

  • Soggetto: Mel Brooks
  • Sceneggiatura: Mel Brooks
  • Fotografia: Joseph Coffey
  • Musiche: John Morris - Musiche dirette da John Morris. I testi delle canzoni "We're Prisoners of Love" e "Springtime for Hitler" sono di Mel Brooks.
  • Montaggio: Ralph Rosenblum
  • Scenografia: Charles Rosen
  • Arredamento: James Dalton
  • Costumi: Gene Coffin
  • Effetti: Creative Opticals Inc.
 Per favore, non toccate le vecchiette!  
       


 

 
 
 

 

 
  

LA COMMEDIA DEMENZIALE DI MEL BROOKS
Mezzogiorno e mezzo di fuoco (USA 1974)

Colorado, 1874. Rock Ridge piange la morte violenta dello sceriffo, mentre il malvagio governatore Hedley trama la più atroce delle beffe per quella operosa comunità di W.A.S.P. tutti di un pezzo: la nomina di uno sceriffo di colore. A dispetto del colore della pelle che gli attira immeritata ostilità, il prode Bart riuscirà a conquistarsi la fiducia e l'ammirazione dei concittadini riportando la legge nel piccolo paesino. Il tutto grazie all'aiuto di Waco Kid, un ex pistolero dal cuore tenero e dal grilletto isterico.

NOTE
- PER LA PRIMA EDIZIONE VEDI SEGNALAZIONI CINEMATOGRAFICHE VOL. 78.
- COREOGRAFIA: ALAN JOHNSON.
- LUNGHEZZA: 8,336 PIEDI.
- CANDIDATO ALL'OSCAR 1975 PER: MIGLIOR ATTRICE PROTAGONISTA (MADELINE KAHN), MONTAGGIO E CANZONE ORIGINALE ("BLAZING SADDLES").

CRITICA
"Si tratta di un western caricaturale e buffonesco, dalle mille trovate, ma non del tutto originale e non perfettamente calibrato. La mancanza di originalità è forse voluta poiché innumerevoli sono le citazioni di film precedenti sino al punto che per gli amatori lo spettacolo può servire da test commemorativo. La mancanza di equilibrio, viceversa, è di danno sotto ogni punto di vista. Il passaggio continuo da buone trovate a sequenze tirate avanti alla buona fa calare di molto l'interesse di uno spettacolo ove certi arguti sottintesi e certe saporite allusioni sfuggono per il farsesco tono di scene che precedono e che seguono. Gli stessi temi di fondo, sui quali fa spicco l'antirazzismo, sono gravemente offuscati da dialoghi assai crudi e licenziosi che abbondano di allusioni salaci e di espressioni molto volgari. Un tale miscuglio di intelligenza e di banalità è davvero deplorevole." ('Segnalazioni cinematografiche', vol.78, 1975)
"Il ritorno di questo film, gradito come esempio di una comicità tipicamente americana (da 'Hellzapoppin' a 'Cat Ballou') è, nonostante la relativa vicinanza della prima edizione, molto interessante per una più approfondita conoscenza di Mel Brooks (qui anche come interprete di due personaggi diversissimi: il capo indiano e il governatore pazzo, libidinoso e del tutto incapace) del quale, tra l'altro, è recentemente riapparso anche il primo film: 'Per favore non toccate le vecchiette'. Mel Brooks si dimostra stravagante, dissacratore, nemico delle regole che pur conosce a fondo (il film è colmo di citazioni d'altre opere cinematografiche e di personaggi o di 'formule usuali', il tutto allegramente trasformato in burletta). La labilità del presupposto narrativo e il capriccioso passare da una trovata ad un'altra, possono dare l'impressione di disordine e di mancanza di idee di fondo. I temi, invece, ci sono ed emergono soprattutto da alcuni personaggi chiave (il famoso pistolero in disarmo, sottilissimamente interpretato da Gene Wilder; lo sceriffo negro; la Lilli von Shtupp che fa la caricatura di Marlène Dietrich) o da alcune scene emblematiche (la banda degli assalitori, composta da Arabi, da motociclisti teppisti, da nazisti, e così via; gli operai della ferrovia, negri o cinesi; la popolazione del villaggio, eccetera). Per quanto questa riedizione disti pochi anni dalla prima (...), le volgarità di alcune battute o la meschinità di talune situazioni appaiono meno urtanti che nel passato e si ravvisano più facilmente nel loro intento di mettere alla berlina certi modi di vivere o di fare del cinema." ('Segnalazioni cinematografiche', vol. 89, 1980)

da: Cinematografo.it Fondazione Ente dello spettacolo

    

 

 

 

 

 

   Scheda 

           
 
  • Altri titoli: 
Le shérif est en prison
Der wilde wilde Westen
Sillas de montar calientes
  • Durata: 95'
  • Colore: C
  • Genere: COMICO, WESTERN
  • Specifiche tecniche: PANAVISION, 35 MM (1:2.35) - TECHNICOLOR
  • Produzione: MICHAEL HERTZSBERG PER CROSSBOW PRODUCTIONS, WARNER BROS.
  • Distribuzione: P.I.C. (1975) - WARNER HOME VIDEO (MINI SCUDI) - DVD: WARNER HOME VIDEO
  • Riedizione 1980
  • Regia: Mel Brooks
  • Attori: 
Cleavon Little  - Bart,
Gene Wilder  - Jim,
Slim Pickens  - Taggart,
David Huddleston  - Olson Johnson,
Liam Dunn  - Reverendo Johnson,
Harvey Korman  - Hedley Lamarr,
Madeline Kahn  - Lili Von Shtupp,
Mel Brooks  - Governatore William J. Lepetomane/Capo Indiano,
Burton Gilliam  - Lyle,
Alex Karras  - Mongo,
John Hillerman  - Howard Johnson,
George Furth  - Van Johnson,
Claude Ennis Starrett Jr. (Jack Starrett)  - Gabby Johnson,
Carol Arthur - Harriet Johnson,
Richard Collier - Dottor Sam Johnson,
Charles McGregor  - Charlie,
Robyn Hilton  - Miss Stein,
Count Badie  - Se stesso,
Dom DeLuise,
Karl Lucas (Karl Lukas),
Anne Bancroft - (non accreditata)
  • Soggetto: Andrew Bergman
  • Sceneggiatura: Alan Uger, Norman Steinberg, Richard Pryor, Mel Brooks, Andrew Bergman
  • Fotografia: Joseph F. Biroc
  • Musiche: John Morris - La canzone "Blazing Saddles" (musica: John Morris; testo: Mel Brooks) è interpretata da Frankie Laine.
  • Montaggio: John C. Howard, Danford B. Greene
  • Scenografia: Peter Wooley
  • Arredamento: Morey Hoffman
  • Costumi: Nino Novarese (Vittorio Nino Novarese), Tom Dawson (Thomas S. Dawson)
  • Effetti: Douglas Pettibone
 Per favore, non toccate le vecchiette!  
       


 

 
 
 

 

 LunedìCinema Cineforum 2019 - 2020
  
50 ANNI SENZA JUDY GARLAND
Il mago di Oz (1939)

 

Dalla soglia della casa sopravvissuta alla violenza del tornado, il Mondo di Oz si squaderna in un tripudio di verdi praticelli, placide ninfee, un ponticello lezioso, dolci montagne sul fondo. La macchina da presa accompagna lo stupore con un solenne movimento. Dorothy ha senz’altro ragione: “Toto, ho l’impressione che non siamo più nel Kansas”. L’abbiamo visto, il Kansas, nella prima inquadratura del Mago di Oz: una strada sterrata, circondata da un niente in bianco e nero, che conduce verso un orizzonte immobile e piattissimo. Anche l’autore delle fortunatissime pagine da cui il film è tratto, L. Frank Baum, in poche righe, ci fa intendere che lì tutto è grigio, pure le gote della zia.
Non ci è dato sapere se Dorothy sia l’unico personaggio variopinto, di certo è la sola a poter ambire a un paesaggio diverso. A questo riguardo, è ancor più chiaro il film: Somewhere over the Rainbow suona come l’invocazione a un mondo che irradi garrulo Technicolor. A Oz i colori sono troppo chiassosi, lussureggianti, acidi per sembrarci veri, così come i matte paintings che fingono immensi paesaggi in lontananza. Ci vuol poco, oggi, a definirli camp. Eppure il trucco funziona e il pubblico può condividere l’estasi di Dorothy, per quanto anche all’epoca non fosse nuovo né ai deliri scenografici del musical né al fulgore del Technicolor.

Il mago di Oz (1939) di Victor FlemingÈ impossibile attribuire i meriti del film a un solo mago: Il mago di Oz, anzi, è un “testo senza autore” (Salman Rushdie). L’unica firma che lo marchia a fuoco è quella della MGM. Alla produzione si divisero Mervyn LeRoy e Arthur Freed (sulla carta assistente), quest’ultimo alla sua prima esperienza in una carriera che lo porterà a capo dei maggiori musical della casa. Non è chiaro a chi per primo venne l’idea, per nulla scontata se si considera che, fino ad allora, Oz al cinema non aveva sfavillato (una casa di produzione messa in piedi da Baum per adattare i suoi romanzi chiuse alla svelta, e la versione del 1925 con Oliver Hardy nel costume dell’Uomo di Latta fece poco clamore).
Di certo un buon impulso all’impresa fu assestato dal successone nel 1937 di Biancaneve e i sette nani. Le illustrazioni di William Wallace Denslow per la prima edizione del romanzo, poi, fornirono più che uno spunto iconico.
Furono quattro i registi che parteciparono al progetto: André de Toth (due settimane per niente), George Cukor (tre giorni, abbastanza per consigliare di togliere a Dorothy l’acconciatura bionda), Victor Fleming (quattro mesi, prima di correre sul set di Via col vento) e King Vidor (dieci giorni per le scene del Kansas). Addirittura undici gli sceneggiatori a vario titolo coinvolti. E la gestazione travagliata del film è confermata dai centotrentasei giorni di riprese, tra infelici incidenti di percorso. Ma a dispetto di un così ricco campionario di mani e cervelli, Il mago di Oz è tutt’altro che dispersivo e qua e là raffazzonato: tira invece dritto verso nuovi personaggi, regni e colori, con lo stesso passo saltabeccante dei suoi eroi, per fermarsi ogni tanto a esercitarsi nel canto o nel vaudeville. In fondo, oltre tanto arcobaleno, c’è una morale poco lampante. “Nessun posto è bello come casa mia”, comprende infine Dorothy. Ma tutto il resto sembra smentire apertamente il desiderio di un Kansas monocromo, dal quale è stato bello svegliarsi per prendere in mano il proprio destino di ragazza, senza adulti inadeguati tra i piedi, con la consapevolezza delle proprie virtù.
Il mago di Oz
 fu troppo costoso per ripianare subito i costi, anche se il pubblico accorse e qualche Oscar marginale arrivò (miglior canzone, suono e premio speciale a Judy Garland). La sua enorme risonanza fu però un fenomeno soprattutto televisivo: a partire dal 1956 il film diventerà un appuntamento domestico fisso e, conseguentemente, una “American institution” (A. Harmetz).
Se il mondo di Oz boccheggia nei vari film che l’hanno in seguito rivisitato, si dimostra fertilissimo quando penetra come suggestione o incubo, più o meno latente, in contesti a prima vista lontani: Zardoz (John Boorman, 1974), Alice non abita più qui (Martin Scorsese, 1974), Cuore selvaggio (David Lynch, 1990), fino al magma del romanzo L’arcobaleno della gravità di Thomas Pynchon.
(Andrea Meneghelli, Enciclopedia del Cinema Treccani, 2004)

Le sequenze del Kansas erano imbibite color seppia. Erano girate in bianco e nero; poi la pellicola veniva immersa in un liquido color marrone per attenuare i contrasti del bianco e nero. Il resto del film era a colori. E il colore era ancora un mare inesplorato. Creare il design della Città di Smeraldo era, in un certo senso, più facile che trovare la tinta appropriata per la Strada di mattoni gialli. E almeno era meno noioso. Trovare una tinta che non facesse sembrare verde la Strada di mattoni gialli era compito di Randall Duell, e gli prese all'incirca una settimana. “Il film a colori non era ancora stato perfezionato all'epoca”, dice Duell. “Dovevamo fare un sacco di test ed esperimenti con la pellicola per ottenere i colori da ricreare correttamente. Iniziavamo a riprendere un set una settimana o due prima che fosse utilizzato. Dovevamo fare test cromatici per ogni set non solo per le parti dipinte ma anche per gli sfondi. Una parte della Strada di mattoni gialli era un fondale dipinto. Se non fosse stato dipinto e illuminato correttamente, sarebbe sembrato un fondale dipinto”.
(Aljean Harmetz, The Making of The Wizard of Oz, Alfred A. Knopf, New York 1981)

Il mago di Oz (1939) di Victor FlemingUno degli elementi per cui Il mago di Oz viene ricordato è Over the Rainbow, cantata nel film da Judy Garland su musiche di Harold Arlen e parole di A.Y. Harburg, che vinse l'Oscar per la migliore canzone e nel 2001 è stata eletta 'Canzone del secolo' dalla Recording Industry Association of America e dalla National Endowment for the Arts (al secondo posto figurava White Christmas di Irving Berlin). Judy Garland la inserì nel proprio repertorio senza mai abbandonarla, fino alla morte nel 1969. Così scriveva in una lettera ad Arlen: "Over the Rainbow è diventato parte della mia vita. È così simbolica dei sogni e dei desideri di tutti che sono sicura che è per questo che alcune persone hanno le lacrime agli occhi ascoltandola. L'ho cantata migliaia di volte ed è ancora la canzone che ho nel cuore".
La fortuna della canzone giunge quasi ininterrotta fino ai nostri giorni: non si contano le cover, le versioni in varie lingue del mondo, compreso l'esperanto, e la sua presenza in film (da Scandalo a Philadelphia a Insonnia d'amore, ma anche L'abominevole dottor Phibes) e serie televisive. Dal 2004, una versione per ukulele dell'hawaiano Israel Kamakawiwo, in medley con What a Wonderful World, ha nuovamente scalato le classifiche.
La canzone è poi diventata un simbolo delle speranze e della liberazione del mondo gay. Judy Garland, infatti, è una delle icone gay dello spettacolo del XX secolo: leggenda vuole che i moti di Stonewall, tra la comunità omosessuale e la polizia, avvenuti poche giorni dopo il funerale dell'attrice, fossero in qualche modo collegati a quel momento di lutto e agitazione collettiva. Non sorprendono allora i titoli di alcuni volumi recenti, come Over the rainbow: lesbian and gay politics in America since Stonewall (1995), a cura by David Deitcher, Over the rainbow: queer children's and young adult literature (2011), a cura di Michelle Ann Abate e Kenneth Kidd, e Over the rainbow city: towards a new LGBT citizenship in Italy (2015) di Fabio Corbisiero.
Nella letteratura italiana, infine, c'è un illustre omaggio alla canzone. Si tratta di Una questione privata di Beppe Fenoglio, uno dei capolavori della narrativa italiana del Novecento, in cui la canzone ha un ruolo centrale:
“Ma un giorno, erano soli, Fulvia caricò il fonografo con le sue mani e mise Over the Rainbow, 'Avanti, balla con me'. Lui aveva detto, forse aveva gridato di no. 'Devi imparare, assolutamente. Con me, per me. Avanti'. 'Non voglio imparare… con te'. Ma già lo teneva, lo spostava nello spazio libero e spostandolo ballava. 'No!' protestò lui, ma era così sconvolto che non riusciva nemmeno a tentare di divincolarsi. 'E soprattutto non con quella canzone!' Ma lei non lo lasciava e lui dovette badare a non inciampare e rovinarle addosso”.
Una questione privata (pubblicata postuma da Garzanti nel 1963 con altri racconti sotto il titolo Un giorno di fuoco) è una bellissima storia d’amore, una delle più intense della narrativa del Novecento. Come tutte le grandi storie d’amore è di una semplicità disarmante: nel corso della lotta partigiana, Milton, studente universitario di Alba, è perdutamente innamorato di Fulvia, una ricca ragazza sfollata nelle Langhe per sfuggire ai bombardamenti di Torino. Timido, impacciato nei modi, convinto di non essere bello, la pelle spessa e pallidissima, Milton la corteggia scrivendole lettere appassionate, traducendo per lei brani e versi dall’inglese, coinvolgendola in discorsi 'seri'. Lei è attratta da quel ragazzo così diverso dagli altri e ha gioco facile nel simboleggiargli l’altrove: la città, la modernità dei costumi, persino l’America. La loro canzone è Over the Rainbow, interpretata da Judy Garland e tratta dal Mago di Oz (1939). Ed è proprio questa hit – il film di Victor Fleming sarebbe uscito in Italia solo dopo la guerra – a ribaltare i piani, a disgregare lentamente il manto di retorica sulla Resistenza, a esaltare un’avventura esistenziale.
(Aldo Grasso, “Corriere della Sera”, 6 ottobre 2003).

da: http://distribuzione.ilcinemaritrovato.it/per-conoscere-i-film/il-mago-di-oz/over-the-rainbow/

    

 

 

 

 

 

   Scheda 

         Il mago di Oz (1939) di Victor Fleming
     
TITOLO ORIGINALE The Wizard of Oz  
LINGUA ORIGINALE Inglese  
PRODUZIONE Stati Uniti d'America  
ANNO 1939  
DURATA 101'  
COLORE Technicolor  
RAPPORTO 1.37 : 1  
GENERE Musicaleavventuracommediafantastico  
REGIA Victor Fleming
George CukorMervyn LeRoyNorman TaurogKing Vidor (non accreditati)
   
INTERPRETI E PERSONAGGI

  • Judy Garland: Dorothy Gale
  • Frank Morgan: professor Meraviglia, mago di Oz, portiere, autista, guardia
  • Ray Bolger: Hunk, spaventapasseri
  • Bert Lahr: Zeke, leone
  • Jack Haley: Hickory, uomo di latta
  • Billie Burke: Glinda
  • Margaret Hamilton: Almira Gulch, strega dell'Ovest
  • Charley Grapewin: zio Henry
 
DOPPIATORI ITALIANI

  • Miranda Bonansea: Dorothy Gale (dialoghi)
  • Lucia Mannucci: Dorothy Gale (canto)
  • Olinto Cristina: professor Meraviglia, mago di Oz, portiere, autista, guardia
  • Stefano Sibaldi: Hunk, spaventapasseri (dialoghi)
  • Virgilio Savona: spaventapasseri (canto)
  • Luigi Pavese: Zeke, leone (dialoghi)
  • Tata Giacobetti: leone (canto)
  • Mario Pisu: Hickory, uomo di latta (dialoghi)
  • Mario Pisu: uomo di latta (canto)
  • Renata Marini: Glinda
  • Wanda Tettoni: Almira Gulch, strega dell'Ovest
  • Amilcare Quarra: zio Henry

Primo ridoppiaggio (1982)

  • Anna Marchesini: Dorothy Gale
  • Gino Pagnani: professor Meraviglia, mago di Oz, portiere, autista, guardia
  • Eugenio Marinelli: Hunk, spaventapasseri
  • Elio Pandolfi: Zeke, leone
  • Nino Scardina: Hickory, uomo di latta
  • Anna Teresa Eugeni: Almira Gulch, strega dell'Ovest
  • Manlio Guardabassi: zio Henry

Secondo ridoppiaggio (1985)

  • Elda Olivieri: Dorothy Gale
  • Carlo Bonomi: professor Meraviglia, mago di Oz, portiere, autista, guardia
  • Silvano Piccardi: Hunk, spaventapasseri
  • Raffaele Fallica: Zeke, leone
  • Paolo Bessegato: Hickory, uomo di latta
  • Maria Teresa Letizia: Glinda
  • Franca Nuti: Almira Gulch, strega dell'Ovest
  • Gianni Mantesi: zio Henry
 
SOGGETTO dal romanzo di L. Frank Baum  
PRODUTTORE Mervyn LeRoy
Metro-Goldwyn-Mayer

 
SCENEGGIATURA Noel LangleyFlorence RyersonEdgar Allan Woolf, (non accreditati) Irving BrecherWilliam H. CannonHerbert FieldsArthur FreedJack HaleyE.Y. HarburgSamuel HoffensteinBert LahrJohn Lee MahinHerman J. MankiewiczJack MintzOgden NashRobert PiroshGeorge SeatonSid Silvers  
FOTOGRAFIA Harold Rosson  
MONTAGGIO Blanche Sewell  
EFFETTI SPECIALI A. Arnold Gillespie  
SCENOGRAFIA Noel Langley  
MUSICHE Harold ArlenHerbert Stothart  
COSTUMI Adrian  
TRUCCO Jack Dawn  
     


 

 
 
 

Informazioni aggiuntive