LunedìCinema - Cineforum 2017 | 2018
    

 ENTRA LA CORTE... IL DRAMMA GIUDIZIARIO AMERICANO
La parola ai giurati (1957)


Non era certo un'impresa facile quella intrapresa da 
Sidney Lumet quando Henry Fonda gli affidò la regia di un progetto da lui stesso prodotto, La parola ai giurati. All'epoca trentaduenne, e fattosi conoscere negli anni Cinquanta per il suo lavoro in televisione, Lumet aveva di fronte ostacoli non da poco: non tanto per il budget ridotto o per il calendario serrato per le riprese, quanto per le caratteristiche intrinseche del testo di Reginald Rose, già portato in TV nel 1954.

A prima vista, infatti, La parola ai giurati sarebbe potuto sembrare un copione più adatto al palcoscenico che non al grande schermo: per l'unità di luogo (la stanza in cui sono chiusi i dodici membri di una giuria), per il racconto in "tempo reale" e per un meccanismo narrativo basato esclusivamente sui dialoghi, senza neppure l'ausilio dei canonici flashback. Un dramma processuale sviluppato tutto al di fuori del tribunale (con l'eccezione del brevissimo prologo), e pertanto un unicum nel proprio genere, soprattutto all'epoca. Eppure, nelle sapienti mani di Lumet, la sfida si rivelò vinta su tutti i fronti: distribuito nelle sale americane il 13 aprile 1957, La parola ai giurati fu accolto con entusiasmo dalla critica, a giugno conquistò l'Orso d'Oro al Festival di Berlino e alcuni mesi più tardi si guadagnò tre nomination agli Oscar per miglior film, regia e sceneggiatura.

Nel corso del tempo, la fama del sensazionale esordio di Sidney Lumet è cresciuta ulteriormente: nel 2007 è stato inserito dall'American Film Institute nella classifica dei cento capolavori del cinema a stelle e strisce e nel 2008 al secondo posto nella classifica dei migliori drammi giudiziari (dietro soltanto a Il buio oltre la siepe); nel 1997 William Friedkin ne ha diretto un remake per la televisione e nel 2007 Nikita Mikhalkov ne ha tratto una sorta di rivisitazione con 12 (candidato all'Oscar come miglior film straniero). Ma come è possibile che, a distanza di sessant'anni dalla sua uscita, la pellicola di Lumet rimanga non solo un modello esemplare di scrittura e di messa in scena, ma anche una 'lezione' etica di sorprendente risonanza?

La parola ai giuratiLo schema alla base de La parola ai giurati è tanto semplice quanto incisivo: dodici uomini, che nel testo di Rose non hanno neppure un nome (vengono identificati attraverso un numero), sono chiamati a elaborare un verdetto al termine di un processo per omicidio. L'imputato, accusato di aver pugnalato a morte il padre, è un ragazzo diciottenne dei bassifondi di New York, e per di più appartenente a una minoranza etnica non specificata (Lumet gli dedica un unico, fugace primo piano); le testimonianze in suo sfavore sembrano schiaccianti, così come le circostanze del delitto. Ma al momento del voto preliminare, al principio di una seduta che si preannuncia molto rapida, a sorpresa qualcuno si esprime per l'innocenza dell'imputato: è il giurato numero otto, un uomo pacato e riflessivo a cui presta il volto il grande Henry Fonda.

È il calcio d'inizio di una 'partita' che si rivelerà sempre più tesa e appassionante: per i novanta minuti successivi, infatti, il giurato numero otto costringerà i suoi compagni a riprendere in esame tutti gli elementi del processo in questione, ricordando loro l'imprescindibile valore del "ragionevole dubbio" e incrinando un verdetto che pareva già deciso. E in un torrido pomeriggio newyorkese, mentre il savoir-faire cede il posto al nervosismo crescente e il sudore si fa via via più copioso sulle fronti dei dodici uomini, si decidono le sorti della vita di un ragazzo che potrebbe o meno essere un parricida. Sidney Lumet e il suo operatore Boris Kaufmancalano questa dozzina di comprimari in un'atmosfera quasi claustrofobica, fra primi piani sempre più stretti, e trasformano l'angusto spazio filmico nell'arena di uno scontro al contempo giuridico, morale e psicologico. (...)

I "dodici uomini arrabbiati" del titolo originale (12 Angry Men) diventano così lo specchio della middle class americana (ma non solo), mentre il loro agone verbale si propone come un sostanziale paradigma di quello che sarà, da lì in poi, il miglior cinema di Sidney Lumet: un "cinema di parola", ma non per questo disposto a rinunciare alle specificità del linguaggio filmico (tutt'altro), in cui i dialoghi sono adoperati come armi affilatissime e le fragilità umane sono portate a collidere con un sistema etico decisamente complesso. (...)

Ma La parola ai giurati - e in questo risiede uno dei massimi motivi della sua grandezza - non si limita a fornirci un affresco della mentalità piccolo-borghese nell'America degli anni Cinquanta: rivista a sei decenni di distanza, l'opera prima di Sidney Lumet conserva infatti un impressionante senso di urgenza e di 'attualità'. Innanzitutto perché nella figura del giurato di Henry Fonda, che si appella agli altri membri della giuria rammentando la necessità di concedere all'imputato un po' del loro tempo e "qualche parola", si ravvisa un insegnamento tutt'oggi fondamentale: il ruolo irrinunciabile della ragione, e quindi della parola (il lógos dell'antica filosofia greca) intesa come veicolo di un pensiero critico, di una riflessione che non si fermi alla superficie delle cose, ma riesca a produrre uno sguardo più profondo e analitico sulla realtà. (...)

da: https://movieplayer.it


 
 

 

   Scheda film  

         La parola ai giurati
     
TITOLO ORIGINALE 12 Angry Men  
PRODUZIONE USA  
ANNO 1957  
DURATA 96   
COLORE B/N  
AUDIO Mono
 
RAPPORTO 1,66 : 1   
GENERE Drammatico  
REGIA Sidney Lumet    


INTERPRETI E PERSONAGGI

 
  • Martin Balsam: Giurato n. 1
  • John Fiedler: Giurato n. 2
  • Lee J. Cobb: Giurato n. 3
  • E.G. Marshall: Giurato n. 4
  • Jack Klugman: Giurato n. 5
  • Edward Binns: Giurato n. 6
  • Jack Warden: Giurato n. 7
  • Henry Fonda: Giurato n. 8
  • Joseph Sweeney: Giurato n. 9
  • Ed Begley: Giurato n. 10
  • George Voskovec: Giurato n. 11
  • Robert Webber: Giurato n. 12
 

DOPPIATORI
ITALIANI
  • Pino Locchi: Giurato n. 1
  • Roberto Gicca: Giurato n. 2
  • Emilio Cigoli: Giurato n. 3
  • Nando Gazzolo: Giurato n. 4
  • Renato Turi: Giurato n. 5
  • Gualtiero De Angelis: Giurato n. 6
  • Carlo Romano: Giurato n. 7
  • Giulio Panicali: Giurato n. 8
  • Amilcare Pettinelli: Giurato n. 9
  • Giorgio Capecchi: Giurato n. 10
  • Manlio Busoni: Giurato n. 11
  • Giuseppe Rinaldi: Giurato n. 12
  • Gino Baghetti: Guardia giurata
  • Bruno Persa : il Giudice
  • Nino Bonanni: il Cancelliere
 
SOGGETTO Reginald Rose  
SCENEGGIATURA Reginald Rose  
FOTOGRAFIA Boris Kaufman  
MONTAGGIO Carl Lerner  
MUSICHE Kenyon Hopkins  
     
       

  

 

 

 LunedìCinema - Cineforum 2017 | 2018
    

 ENTRA LA CORTE... IL DRAMMA GIUDIZIARIO AMERICANO
Anatomia di un omicidio (1959)

 

In una cittadina del Michigan, nell'imminenza di un processo per omicidio, la moglie dell'accusato chiede di difendere il marito, tenente reduce dalla guerra di Corea, all'avvocato Paul Biegler, che cerca di dimenticare la delusione per la recente perdita del posto di pubblico accusatore impegnandosi solo in piccole cause e dedicando gran parte del tempo alla pesca.

La donna, che ama il divertimento e la provocazione, afferma di essere stata violentata dal gestore di un bar, successivamente affrontato e ucciso a colpi di pistola di fronte alla clientela da suo marito che si è poi costituito. L'avvocato, spinto ad accettare la causa da un amico, ex valente giudice alcolizzato, e anche per spirito di rivincita sulle disavventure professionali, dopo aver interrogato l'imputato accetta di assumerne la difesa ritenendo che l'unica strategia possibile debba riguardare le sue condizioni mentali nel momento del delitto. Condurrà le indagini e le ricerche giuridiche per la preparazione del processo con l'aiuto della fedele segretaria e dell'amico giurista, che troverà un'occasione per redimersi dall'alcolismo, mentre la pubblica accusa locale sarà coadiuvata da un pubblico ministero giunto appositamente dalla città.

Anatomia di un omicidioIn tribunale, in un dibattimento serrato e fra testimonianze a volte reticenti, anche in rapporto ad alcuni particolari ritenuti scabrosi da un'America ancora puritana, si scaverà e si analizzerà il delitto sotto molteplici aspetti evidenziando e approfondendo, anche attraverso le altre scene, i risvolti psicologici dei vari personaggi.

Assieme a La parola ai giurati di Sidney LumetAnatomia di un omicidio è considerato uno dei primi e migliori legal drama.
All'epoca della sua uscita nelle sale cinematografiche americane, suscitò un vero scandalo in quanto era la prima volta che si usavano parole come "mutandine" e per questo la pellicola subì un attacco da parte dei puritani che consideravano il film "sporco".
Otto Preminger dovette difendere il suo film dai tagli che le televisioni volevano apportare per la messa in onda.
Joseph N. Welch, che interpreta il giudice, era stato un vero magistrato, famoso per aver rappresentato i vertici dell'esercito in una serie di audizioni presso il comitato presieduto dal senatore McCarthy negli anni cinquanta. Il film fu il suo esordio sullo schermo.
In una delle scene è possibile vedere Duke Ellington (autore della colonna sonora) che duetta al piano con James Stewart.

da: https://it.wikipedia.org 


 
 

 

   Scheda film  

      Anatomia di un omicidio   
     
TITOLO ORIGINALE Anatomy of a Murder  
PRODUZIONE USA  
ANNO 1959  
DURATA 160'  
COLORE B/N  
AUDIO Mono (Westrex Recording System)
 
RAPPORTO 1,85 : 1   
GENERE Giallo  
REGIA Otto Preminger    


INTERPRETI E PERSONAGGI

 
  • James Stewart: avvocato Paul Biegler
  • Lee Remick: Laura Manion
  • Ben Gazzara: tenente Frederick Manion
  • Arthur O'Connell: ex giudice Parnell Emmett McCarthy
  • Eve Arden: segretaria Maida Rutledge
  • Kathryn Grant: Mary Pilant
  • George C. Scott: assistente procuratore di Stato Claude Dancer
  • Orson Bean: dottor Matthew Smith
  • Russ Brown: George Lemon
  • Murray Hamilton: Alphonse Paquette
  • Brooks West: Mitch Lodwick
  • Ken Lynch: sergente James Durgo
  • John Qualen: sceriffo Sulo
  • Don Ross: Duane Miller
  • Ned Wever: dottor Raschid
  • Joseph Kearns: Lloyd Burke
  • Joseph N. Welch: giudice Weaver
  • Duke Ellington: Pie-Eye
 

DOPPIATORI
ITALIANI
  • Gualtiero De Angelis: avvocato Paul Biegler
  • Rosetta Calavetta: Laura Manion
  • Giuseppe Rinaldi: tenente Frederick Manion
  • Manlio Busoni: ex giudice Parnell Emmett McCarthy
  • Lydia Simoneschi: Segretaria Maida Rutledge
  • Fiorella Betti: Mary Pilant
  • Emilio Cigoli: assistente procuratore di Stato Claude Dancer
  • Amilcare Pettinelli: Giudice Weaver
  • Massimo Turci: dottor Matthew Smith
  • Cesare Polacco: George Lemon
  • Renato Turi: Alphonse Paquette
  • Pino Locchi: Mitch Lodwick
  • Ferruccio Amendola: Duane Miller
  • Giorgio Capecchi: sergente James Durgo
  • Lauro Gazzolo: dottor Raschid
  • Giulio Panicali: Lloyd Burke
 
SOGGETTO Robert Traver  
SCENEGGIATURA Wendell Mayes  
FOTOGRAFIA Sam Leavitt  
MONTAGGIO Louis R. Loeffler  
MUSICHE Duke Ellington  
SCENOGRAFIA Howard Bristol  
     
       

  

 

 

 LunedìCinema - Cineforum 2017 | 2018
    

 ENTRA LA CORTE... IL DRAMMA GIUDIZIARIO AMERICANO
Music Box - Prova d'accusa (1989)

 

Mike Laszlo (Armin Mueller-Stahl), cittadino ungherese naturalizzato americano, padre e cittadino esemplare viene accusato di essere un criminale di guerra nazista dal governo degli Stati Uniti che minaccia di rimandarlo nell’allora Ungheria comunista dove verrebbe senza dubbio giustiziato. Ne assumerà la difesa in ambito processuale la figlia Ann Talbot (Jessica Lange), affermato avvocato di Chicago.

Music Box - Prova d'accusaIspirato ad un fatto realmente accaduto ovvero il processo a John Demjanuk, immigrato ucraino che dopo aver lavorato per diversi anni nella città di Cleveland come operaio in una fabbrica d’auto venne accusato di essere il famigerato «boia di Sobibor» complice del massacro di 28.000 ebrei durante il secondo conflitto mondiale,  Music Box di Costa-Gavras unisce magistralmente dramma giudiziario, thriller e melodramma familiare in un film dal profondo significato politico. Il regista greco già noto per pellicole di forte denuncia sociale come Z – L’orgia del potere  (1969) basato sulla storia dell’omicidio di Grigoris Lambrakis, parlamentare della Sinistra Democratica Unita (EDA), da parte di gruppi parastatali di destra legati ad ambienti militari nella Grecia degli anni sessanta, L’Amerikano (1973) che parla del sequestro e dell’uccisione dell’agente CIA e consigliere di varie dittature sudamericane Dan Mitrione da parte del gruppo guerrigliero uruguayano Tupamaros e Missing (1982) ambientato nel Cile all’indomani del golpe del Generale Pinochet vuole mettere in luce una scomoda verità cioè il fatto che dopo la Seconda Guerra Mondiale l’Occidente e gli Stati Uniti in particolare si servirono di esponenti del defunto regime nazista nella loro crociata contro l’Unione Sovietica e il comunismo. Autentici criminali di guerra come il «boia di Lione» Klaus Barbie o Reinhard Gehlen ricevettero protezione da parte dei servizi segreti americani come riconoscimento al contributo dato nella lotta contro il bolscevismo. (...)

Al di la del contenuto politico la pellicola di Costa-Gavras si configura come un’indagine sul significato del bene e del male e del rapporto fra genitori e figli. Può infatti una persona come l’imputato Mike Laszlo, impersonato dall’attore tedesco Armin Mueller-Stahl, onesto lavoratore che ha cresciuto da solo due figli, uno dei quali reduce del Vietnam, essere nel contempo uno spietato assassino? Quanto possiamo dire di sapere in realtà dei nostri genitori? Fino a che punto siamo disposti ad arrivare per proteggere coloro che amiamo?
La figlia Ann, interpretata da una magistrale Jessica Lange che per questo ruolo ha ricevuto il Golden Globe e una nomination all’Oscar, crede di conoscere perfettamente l’uomo che l’ha allevata tuttavia le sue certezze iniziano a vacillare mano a mano che il dibattito processuale va avanti. D’altra parte il padre si rende conto che il mondo che aveva creato intorno a se sta crollando e che anche sua figlia pensa che egli sia colpevole.

Il colpo di scena finale spiazza definitivamente lo spettatore che vede infrangersi in un sol colpo, nella stessa maniera della protagonista, tutti i suoi convincimenti.

da: http://www.storiadeifilm.it/


 
 

 

   Scheda film  

         Music Box - Prova d'accusa
     
TITOLO ORIGINALE Music Box  
PRODUZIONE USA  
ANNO 1989  
DURATA 124'  
COLORE Colore  
AUDIO Dolby  
RAPPORTO 2,35 : 1   
GENERE Drammatico  
REGIA Costa-Gavras    

INTERPRETI E PERSONAGGI

  • Jessica Lange: Ann Talbot
  • Armin Mueller-Stahl: Mike Laszlo
  • Frederic Forrest: Jack Burke
  • Donald Moffat: Harry Talbot
  • Lukas Haas: Mikey Talbot
  • Cheryl Lynn Bruce: Georgine Wheeler
  • Mari Törőcsik: Magda Zoldan
  • J.S. Block: Judge Silver
  • Sol Frieder: Istvan Boday
  • Michael Rooker: Karchy Laszlo
 


DOPPIATORI
ITALIANI
 
  • Angiola Baggi: Ann Talbot
  • Riccardo Cucciolla: Mike Laszlo
  • Dario Penne: Jack Burke
  • Nando Gazzolo: Harry Talbot
 
SOGGETTO Joe Eszterhas  
SCENEGGIATURA Joe Eszterhas  
FOTOGRAFIA Patrick Blossier  
MONTAGGIO Joële Van Effenterre  
MUSICHE Philippe Sarde  
SCENOGRAFIA Jeannine Claudia Oppewall, Erica Rogalla  
     
       

  

 

 

 LunedìCinema - Cineforum 2017 | 2018
    

 CINEMA E ARCHITETTURA
La fonte meravigliosa (1949)


Dopo il 
romanzo di Ayn Rand non poteva mancare la trasposizione cinematografica di King Vidor
Nove anni separano le due opere con la Rand coinvolta direttamente nel progetto come sceneggiatrice. 
La trama è la medesima del libro, Howard Roark il protagonista è un giovane architetto dalle idee innovative e dal talento sconfinato, arroganza solo apparente quando è il lucido pensiero e la ferrea volontà a dettare un volere che non accetta compromessi o condizionamenti. Sarà contrastato dalla mediocrità di un potere flaccido ma ben organizzato e la battaglia sarà più ideologica che pratica. 
E’ anche la storia di Gail Wynand, ricco magnate della carta stampata, potente ma non abbastanza, del subdolo collettivista Ellsworth Toohey per il quale la massa è carne da calpestare e certo è la storia di Dominique Francon, donna ideale ed idealizzata che conquista ed è conquistata da Roark. 
La fonte meravigliosaLa fedeltà al romanzo è impressionante e d’altro canto la Rand pose il veto che nessuna variazione sarebbe stata fatta a sua insaputa sulla sceneggiatura. 
Le modifiche del resto sono funzionali e non mutano di una virgola i concetti di base. 
Per ovvie ragioni il romanzo non poteva essere sviluppato integralmente per il grande schermo quindi la storia più che essere adattata, è stata ampiamente sforbiciata e in questo penalizzata, perché a tratti i salti sono davvero ampi e senza il testo d’origine forse di difficile interpretazione. 
Si verifica anche una compressione temporale che aiuta la scelta dei tagli ma ciò che si svolge in circa vent’anni, qui pare ridotto a 4 o 5, indubbiamente pratico ma il respiro si accorcia non poco. 
Gary Cooper incarna alla perfezione Roark, fisicamente e nel fiero portamento per quanto, quasi cinquantenne, è  un po’ oltre il tempo massimo per un ruolo da trentenne. 

Vidor ha dalla sua l’incomparabile esperienza per un bianco e nero formidabile, dalla fotografia straordinaria per una architettura modernista e di modernisti, con fortissimi legami a Frank Lloyd Wright che nella pratica quindi e non solo nella suggestione, diviene a sua volta protagonista. 
Precisissimi movimenti di camera e idee interessanti per l’epoca, penalizzato il montaggio ma questo non è il film adatto per soluzioni veloci e del resto nemmeno il periodo lo era. 


da: https://ultimavisione.wordpress.com 


 
 

 

   Scheda film  

         La fonte meravigliosa
     
TITOLO ORIGINALE The Fountainhead  
PRODUZIONE USA  
ANNO 1949  
DURATA 114'   
COLORE B/N  
AUDIO Mono
 
RAPPORTO 1,37 : 1   
GENERE Drammatico  
REGIA King Vidor    

INTERPRETI E PERSONAGGI

  • Gary Cooper: Howard Roark
  • Patricia Neal: Dominique Francon
  • Raymond Massey: Gail Wynand
  • Kent Smith: Peter Keating
  • Robert Douglas: Ellsworth M. Toohey
  • Henry Hull: Henry Cameron
  • Ray Collins: Roger Enright
  • Moroni Olsen: presidente del C.d.A.
  • Jerome Cowan: Alvah Scarret
  • John Doucette: Gus Webb
  • Morris Ankrum: pubblico ministero
  • Thurston Hall: uomo d'affari alla festa
  • Paul Harvey: uomo d'affari dell'Opera
  • Creighton Hale: impiegato
 

DOPPIATORI
ITALIANI
 
  • Emilio Cigoli: Howard Roark
  • Franca Dominici: Dominique Francon
  • Mario Besesti: Gail Wynand
  • Augusto Marcacci: Peter Keating
  • Amilcare Pettinelli: Ellsworth M. Toohey
  • Cesare Polacco: Henry Cameron
  • Corrado Racca: Roger Enright
  • Giorgio Capecchi: presidente del C.d.A.
  • Mario Pisu: Alvah Scarret
  • Stefano Sibaldi: Gus Webb
  • Manlio Busoni: pubblico ministero
  • Olinto Cristina: uomo d'affari alla festa
  • Achille Majeroni: uomo d'affari dell'Opera
  • Vittorio Cramer: voce radiofonica
 
SOGGETTO Ayn Rand  
FOTOGRAFIA Robert Burks  
MONTAGGIO David Weisbart  
MUSICHE Max Steiner  
SCENOGRAFIA Edward Carrere  
     
       

  

 

 

 LunedìCinema - Cineforum 2017 | 2018
    

CINEMA E ARCHITETTURA
Gattaca - La porta dell'universo (1997)

 

In un futuro non molto lontano il mondo è governato dall'ingegneria genetica che divide gli esseri umani in Validi (concepiti in provetta col DNA manipolato) e Non Validi (nati col “vecchio” sistema naturale), considerati degli emarginati, con pochi diritti e costretti ai lavori più miseri.
Gattaca - La porta dell'universoVincent, nato dall’amore e concepito tradizionalmente, si scontra con i limiti della sua situazione e cerca di realizzare il suo più grande sogno: volare tra le stelle. Per farlo deve passare per la “Gattaca Corporation”, centro dove si forma la società di domani e si decide il futuro di molta gente. Un omicidio, però, sembra limitare la sua missione. Le indagini, infatti, si spostano verso chi non è stato programmato geneticamente e quindi più esposto ai rischi di una violenza incontrollata. A questo punto l’unica scelta diventa quella di cambiare identità, diventare un altro, nel nome, nel comportamento ma soprattutto nel sangue, trasformarsi in un altro uomo pur di non rinunciare ai sogni.

Uno dei film fantascientifici più interessanti degli ultimi anni dove vengono affrontati grandi temi attuali, sempre più discussi negli ultimi tempi: la possibilità di determinare geneticamente l’uomo, ancor prima della sua nascita, definendo per sempre il suo destino. Si tratta di razzismo genetico, di emarginazione sociale legalizzata che rende impossibile scalare i gradini sociali. Non ci sono i “Replicanti” di Philip Dick, ma uomini semplicemente più potenti, più intelligenti, più belli che ne schiavizzano altri. Niccol però, intelligentemente, pone una serie di dubbi su cui vale la pena riflettere: se si è già programmati riusciremo a cambiare per scompensi naturali? O moriremo incapaci di evolverci, di adattarci? E ancora, una dettagliata specializzazione non porta alla morte della creatività umana? E poi, si può impedire all’uomo di avere paura? Di sognare? Di sperare in un cambiamento?

Gattaca - La porta dell'universo
Il futuro di "
Gattaca" è diverso dalla maggior parte degli scenari futuri rappresentati nelle varie pellicole: niente società post atomica e niente futuro ipertecnologico, nonostante i viaggi nello spazio siano all'ordine del giorno. Lo stile degli abiti, le pettinature, le auto e i locali rimandano alla fine degli anni cinquanta, inizio sessanta. Le auto sono dotate di dispositivi tecnologici ma dall'esterno appaiono come delle semplici auto d'epoca. L'edificio in cui lavorano Vincent e Irene appare abbastanza futuristico ma anch'esso risale agli anni cinquanta, fu costruito nel 1957, si trova in California e fu progettato da Frank Lloyd Wright.

 

da: http://www.cinetecadibologna.it/
http://www.filmscoop.it/


 
 

 

   Scheda film  

         Gattaca - La porta dell'universo
     
TITOLO ORIGINALE Gattaca  
PRODUZIONE USA  
ANNO 1997  
DURATA 107'   
COLORE Colore (Technicolor)  
AUDIO Dolby Digital  
RAPPORTO 2,35 : 1   
GENERE Fantascienza, Drammatico, Thriller  
REGIA Andrew Niccol    

INTERPRETI E PERSONAGGI

 
  • Ethan Hawke: Vincent Freeman
  • Uma Thurman: Irene Cassini
  • Jude Law: Jerome Eugene Morrow
  • Loren Dean: Anthony Freeman
  • Alan Arkin: det. Hugo
  • Gore Vidal: direttore Josef
  • Ernest Borgnine: Caesar
  • Tony Shalhoub: German
  • Blair Underwood: genetista
  • Xander Berkeley: Dr. Lamar
  • Elias Koteas: Anthony Freeman Sr.
  • Jayne Brook: Marie Freeman
  • Mason Gamble: Vincent ragazzo
  • Vincent Nielson: Anthony ragazzo
  • Chad Christ: Vincent adolescente
  • William Lee Scott: Anthony adolescente
 

DOPPIATORI
ITALIANI
 
  • Vittorio De Angelis: Vincent Freeman
  • Emanuela Rossi: Irene Cassini
  • Riccardo Rossi: Jerome Eugene Morrow
  • Massimo De Ambrosis: Anthony Freeman
  • Manlio De Angelis: det. Hugo
  • Giorgio Piazza: direttore Josef
  • Sergio Graziani: Caesar
  • Claudio Fattoretto: genetista
  • Nino Prester: Dr. Lamar
  • Dario Penne: German
  • Francesco Pannofino: Anthony Freeman Sr.
  • Serena Verdirosi: Marie Freeman
 
SOGGETTO Andrew Niccol  
SCENEGGIATURA Andrew Niccol  
PRODUTTORE Danny De Vito  
FOTOGRAFIA Sławomir Idziak  
MONTAGGIO Lisa Zeno Churgin  
EFFETTI SPECIALI Gary D'Amico  
MUSICHE Michael Nyman  
SCENOGRAFIA Jan Roelfs  
     
       

  

 

 

 LunedìCinema - Cineforum 2017 | 2018
    

CINEMA E ARCHITETTURA
Twilight (1998)

  

Harry (Paul Newman), vecchio detective privato ed ex poliziotto, è ormai prossimo alla pensione e a godersi gli ultimi anni della sua vita in compagnia dell'amico Jack (Gene Hackman), da tempo sofferente di cancro, e della moglie di quest'ultimo, Catherine (Susan Sarandon). Quando Jack sospetta di essere ricattato, ingaggia Harry affinché faccia chiarezza sulla faccenda, che si rivelerà più contorta del previsto.

TwilightScritto da Robert Benton e dallo scrittore Richard Russo, questo thriller con punte noir, avvolto dalle calde e vorticose musiche di Elmer Bernstein, dimostra di funzionare molto più sulla carta che sulla pellicola: lo script, infatti, è impeccabile e descrive perfettamente le dinamiche dei tre protagonisti, donando loro un fascino a dir poco irresistibile.
D'altro canto la regia, benché sfrutti abilmente il carisma e i corpi di Paul Newman, Gene Hackman e Susan Sarandon, s'inceppa più volte a esaltare l'aspetto meramente attoriale, dimenticando il resto: poco spazio è affidato alla notturna Los Angeles, che da sola è già un irresistibile espediente narrativo, così come all'intreccio, risolto un po' troppo precipitosamente, anche per l'ingresso di un numero di personaggi secondari che non lasciano il segno come dovrebbero. Fotografia di Piotr Sobocinski.

Compare nel film il complesso denominato Eaglefeather, situato sulle colline di Malibu in un'area di 120 acri progettato da Wright. La costruzione del complesso -caratterizzato dall'uso della pietra locale e del legno- era cominciata nel 1940 ma subì un brusco arresto nel 1946. La casa principale non venne quindi mai realizzata ma vennero comunque completate la casa del guardiano, l'ala dedicata ai bambini e lo studio. Oltre all'edificio di Wright, sono presenti altre interessanti architetture fra cui la casa che Cedric Gibbons disegnò per sé e Delores Del Rio a Santa Monica nel 1929 e una casa progettata da John Lautner –già collaboratore di Wright- sulle colline di Hollywood, affacciata sulla San Fernando Valley.

  da: http://www.longtake.it


 
 

 

   Scheda film  

         Twilight
     
TITOLO ORIGINALE Twilight  
PRODUZIONE USA  
ANNO 1998  
DURATA 94'   
COLORE Colore  
AUDIO Dolby Digital  
RAPPORTO 1,85 : 1   
GENERE Thriller, Noir  
REGIA Robert Benton    

INTERPRETI E PERSONAGGI

 
  • Paul Newman: Harry Ross
  • Susan Sarandon: Catherine Ames
  • Gene Hackman: Jack Ames
  • Reese Witherspoon: Mel Ames
  • Stockard Channing: Verna Hollander
  • James Garner: Raymond Hope
  • Giancarlo Esposito: Reuben Escobar
  • Liev Schreiber: Jeff Willis
  • Margo Martindale: Gloria Lamar
  • John Spencer: Capitano Phil Egan
  • M. Emmet Walsh: Lester Ivar
 


DOPPIATORI
ITALIANI
 
  • Carlo Sabatini: Harry Ross
  • Rossella Izzo: Catherine Ames
  • Sergio Fiorentini: Jack Ames
  • Pietro Biondi: Raymond Hope
  • Myriam Catania: Mel Ames
  • Manuela Andrei: Verna Hollander
 
SCENEGGIATURA Robert Benton, Richard Russo  
FOTOGRAFIA Piotr Sobocinski  
MONTAGGIO Carol Littleton  
MUSICHE Elmer Bernstein  
SCENOGRAFIA David Gropman  
     
       

  

 

Informazioni aggiuntive