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Teorema Venezia (2012) di Andreas Pichler


Un abis­so sem­pre più pro­fon­do di­vi­de la Ve­ne­zia tu­ri­sti­ca dalla Ve­ne­zia di chi vi abita e la­vo­ra. Da un lato, il nu­me­ro di tu­ri­sti va au­men­tan­do, ren­den­do la città in­vi­vi­bi­le, so­prat­tut­to nella sta­gio­ne tu­ri­sti­ca. Dal­l'al­tro, Ve­ne­zia si sta via via spo­po­lan­do a causa degli af­fit­ti trop­po cari, del­l'ac­qua alta e della man­can­za di ser­vi­zi. Teo­re­ma Ve­ne­zia rac­con­ta le due facce di que­sta città at­tra­ver­so le vite e i rac­con­ti di chi la co­no­sce in­ti­ma­men­te, ov­ve­ro i ve­ne­zia­ni DOC.

Come s’in­tui­sce dal sot­to­ti­to­lo del do­cu­men­ta­rio di An­dreas Pi­chler, re­gi­sta al­toa­te­si­no, Ve­ne­zia ormai è spac­cia­ta. Non lo dice l’au­to­re, ma i per­so­nag­gi pro­ta­go­ni­sti del do­cu­men­ta­rio, ov­ve­ro per­so­ne che co­no­sco­no bene la città e che ri­schia­no di con­di­vi­de­re la stes­sa sorte. Un agen­te im­mo­bi­lia­re, una scrit­tri­ce so­li­ta­ria e no­stal­gi­ca, una guida tu­ri­sti­ca, un tra­spor­ta­to­re e un gon­do­lie­re in pen­sio­ne: sono que­sti i ve­ne­zia­ni in via di estin­zio­ne di cui tanto si parla, ma che ra­ra­men­te si rie­sce ad av­vi­sta­re. Teo­re­ma Ve­ne­zia, in­ve­ce, ce li fa co­no­sce­re in­ti­ma­men­te, mo­stran­do le dif­fi­col­tà quo­ti­dia­ne del vi­ve­re in una città as­se­dia­ta da orde di tu­ri­sti, sgre­to­la­ta dal moto on­do­so e molto spes­so resa im­pra­ti­ca­bi­le dal­l’ac­qua alta.

Teorema VeneziaIl do­cu­men­ta­rio si apre con le ri­pre­se ac­ce­le­ra­te della folla che, ogni gior­no che Dio manda in terra, bru­li­ca in piaz­za San Marco o si ac­cal­ca sul ponte della Pa­glia per scat­ta­re fret­to­lo­sa­men­te una foto al ponte dei So­spi­ri. Fret­to­lo­sa­men­te per­ché i tu­ri­sti che fanno tappa a Ve­ne­zia al gior­no d’og­gi sono ben di­ver­si dai viag­gia­to­ri del Grand Tour, che pas­sa­va­no set­ti­ma­ne, se non mesi, nella città, vale a dire il tempo ne­ces­sa­rio per vi­si­ta­re l’e­nor­me cen­tro sto­ri­co e le isole della la­gu­na. I tu­ri­sti che le gran­di navi vo­mi­ta­no alla sta­zio­ne ma­rit­ti­ma hanno a di­spo­si­zio­ne un gior­no per “vi­si­ta­re” la città. Men­tre le guide tu­ri­sti­che cer­ca­no di pe­ne­tra­re la spes­sa cor­ti­na di su­per­fi­cia­li­tà dei loro ascol­ta­to­ri ame­ri­ca­ni, russi e giap­po­ne­si, i tu­ri­sti, in ca­not­tie­ra e pan­ta­lon­ci­ni, pen­sa­no a col­le­zio­na­re fo­to­gra­fie nei luo­ghi sim­bo­li­ci della città. A trar­ne van­tag­gio sono in molti, dai ti­to­la­ri di ban­ca­rel­le di sou­ve­nir di cat­ti­vo gusto e ne­go­zi di pac­cot­ti­glia di vetro agli al­ber­ga­to­ri, dai gon­do­lie­ri alle so­cie­tà di na­vi­ga­zio­ne.

L’au­to­re, però, mo­stra la ca­ta­stro­fe in atto at­tra­ver­so la vita quo­ti­dia­na dei per­so­nag­gi, per­so­ne co­mu­ni che, per la loro stoi­ca re­si­sten­za in una città ca­ris­si­ma e ab­ban­do­na­ta dalle isti­tu­zio­ni, pos­so­no be­nis­si­mo aspi­ra­re allo sta­tus di eroi. Chi abita a Ve­ne­zia si trova così a vi­ve­re in una si­tua­zio­ne pa­ra­dos­sa­le: da un lato, la città spro­fon­da sotto il peso di mi­glia­ia di tu­ri­sti, dal­l’al­tro, chiu­do­no uf­fi­ci po­sta­li, re­par­ti ospe­da­lie­ri e ne­go­zi ali­men­ta­ri, esat­ta­men­te come nei paesi di mon­ta­gna. Di con­se­guen­za, chi può scap­pa, in par­ti­co­la­re i gio­va­ni. I pro­ta­go­ni­sti del do­cu­men­ta­rio lo sanno bene, in par­ti­co­la­re il tra­spor­ta­to­re, il cui la­vo­ro spes­so lo porta ad an­da­re a ri­ti­ra­re i mo­bi­li dei ve­ne­zia­ni che tra­slo­ca­no in ter­ra­fer­ma, spin­ti dal pro­ble­ma del caro af­fit­ti. Anche qui, Ve­ne­zia è pa­tria di un pa­ra­dos­so senza egua­li, per cui case ven­du­te o af­fit­ta­te a prez­zi da ca­po­gi­ro hanno in real­tà gravi pro­ble­mi di sta­ti­ci­tà o sono de­sti­na­te a sgre­to­lar­si a causa del moto on­do­so e di re­stau­ri de­le­te­ri. Il do­cu­men­ta­rio ad un certo punto mo­stra chi sono gli ac­qui­ren­ti delle case la­scia­te vuote dai ve­ne­zia­ni. Sono gli im­pre­sen­ta­bi­li fre­quen­ta­to­ri del ballo del doge, spet­ta­co­lo tanto eli­ta­rio quan­to ki­tsch che ha luogo du­ran­te il car­ne­va­le in un lus­suo­so pa­laz­zo ve­ne­zia­no. La scena su­sci­ta – come molte altre del do­cu­men­ta­rio, d’al­tron­de – pro­fon­da in­di­gna­zio­ne, per­ché, ap­pun­to, si trat­ta di un do­cu­men­ta­rio, anche se il tono è lo stes­so della feste de La gran­de bel­lez­za di Sor­ren­ti­no. Così come sono real­tà le navi co­los­sa­li che ri­schia­no di cau­sa­re un danno ca­ta­stro­fi­co per con­ce­de­re ai tu­ri­sti il lusso di ve­de­re il ba­ci­no di San Marco di­ret­ta­men­te dalla suite.

Più pes­si­mi­sta di Sei Ve­ne­ziaTeo­re­ma Ve­ne­zia con­di­vi­de con il do­cu­men­ta­rio di Carlo Maz­za­cu­ra­ti lo sguar­do poe­ti­co e do­len­te, riu­scen­do però a su­sci­ta­re anche rab­bia e vo­lon­tà di cor­re­re in aiuto di una città che è l’e­pi­to­me del­l’I­ta­lia stes­sa.

Da http://www.storiadeifilm.it

 


 
 

   Scheda film 

 
 
       Teorema Venezia
TITOLO ORIGINALE Das Venedig Prinzip  
PRODUZIONE Italia, Austria, Germania  
ANNO 2012  
DURATA 80'  
COLORE Colore  
AUDIO Sonoro  
RAPPORTO    
GENERE Documentario  
REGIA Andreas Picheler    
SOGGETTO Andreas Pichler, Thomas Tielsch  
SCENEGGIATURA Andreas Pichler, Thomas Tielsch  
PRODUZIONE Thomas Tielsch, Filmtank Hamburg (D), Golden Girls (A)  
FOTOGRAFIA Attila Boa  
MONTAGGIO Florian Miosge  
MUSICHE Jan Tilman Schade  
     
        
        

  

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