Hana Silberstein

 

 

 14 novembre > 2 dicembre 2015


Hana Silberstein «Particelle elementari»
Mostra personale

 

Mostre 2015

Organizzata dal Centro Culturale La Firma di Riva del Garda, la mostra rimarrà aperta dal 14 novembre al 2 dicembre presso la Sala Civica "G. Craffonara"

Hana Silberstein 



Sabato 14 novembre 2015 alle ore 18 presso la Sala Civica "G. Craffonara" Giardini di Porta Orientale di Riva del Garda sarà inaugurata la mostra personale dell'artista.

Maria Luisa Crosina leggerà due piccoli racconti di Hana Silberstein.

Particelle elementari, il titolo dell’esposizione, rimanda al modo dell’artista di affrontare il mondo, fondato su una visione primitiva e ironica della realtà circostante. La presenza costante della cultura Yddish si riversa nei personaggi dominanti le tele, che spesso sono giocolieri, animali, musicisti, circondati da colori sempre vivi e accesi. Si ritrovano collages di frammenti di giornali inseriti nei soggetti, a formare un supporto verbale quasi a volerci  riportare di colpo alla realtà imminente, se le creature favolistiche sospese ce ne avessero momentaneamente allontanato.

Vi è un modo di affrontare il mondo che ha la leggerezza di un sorriso e la gravità di un ricordo da custodire con dolore. Hana Silberstein dipinge e riunisce un proprio universo in cui la sua storia personale si rifrange e compone con la vita e gli affetti attuali. La Storia, quindi. Figlia di un’ebrea che ha conosciuto l’abominio di Auschwitz, l’artista ha sempre portato la cultura del suo popolo come tessuto della propria avventura terrena.

Con discrezione e poesia la sua arte è un’adesione ai valori della sua tradizione, ai sentimenti di quanti hanno sofferto l’ingiustizia.  Lo spirito yiddish si avverte in molti lavori, nell'ironia costante, nel dire cose serie senza eccessi di serietà. In questo la Silberstein esprime con la sua pittura una precisa posizione nei confronti di quanto la circonda e della sua arte.


Hana SilbersteinMa si badi bene che sorridere è sempre un partecipare alla vita, non certo un sentirsene staccati, un farsi da parte. Ed è ingannevole anche il suo primitivismo che ha fatto richiamare alla mente artisti come Brauner, Klee o Dubuffet perché non sempre la semplicità va nella direzione della storia. In questo caso sembra accennarsi più che una schematizzazione figurale “primitiva”, alla ricerca di un mondo che adulto non vuole essere, un nascosto elogio dell’immaturità. Per questo il suo mondo si popola di personaggi bislacchi e strani, di viandanti sbilenchi sempre affaccendati in un pellegrinaggio perpetuo. Ma troviamo anche giocolieri e pianisti che si mettono in fila con animali variopinti e buffi cani, cavalli snodabili e soprattutto cammelli.
E questo perché la pittrice ama gli animali come gli uomini, sa che fanno parte di una stessa famiglia e che il viaggio terreno li accomuna. Il cammello poi richiama direttamente il Medio Oriente, l’Africa ed è un simbolo di permanenza: tutto si trasforma, tutto si agita attorno, ma l’animale serafico e imperturbabile sembra sopravvivere con la sua saggezza ancestrale alla violenza e all'assurdità che gli si muove intorno. Come dice l’artista, è solo lui “il testimone della storia”…

La Silberstein è una viandante del pensiero e dell’azione caratteristica certamente comune al suo popolo, ma in cui la curiosità dell’artista fa il resto…I suoi personaggi si muovono leggeri cercando un’elevazione continua: vogliono staccarsi da terra e librarsi nel cielo. Certe influenze in questo senso chagalliane o di cultura yiddish in genere ci sono, ma sono pure assonanze, non fonti di ispirazione.
L’essere al mondo non implica di rimanerci incatenato. Probabilmente l’arte della Silberstein tende costantemente a vincere la gravità, sia quella fisica che quella psichica perché è proiettata in una dimensione di aperta spiritualità. Ritorna anche nelle sue opere, il lavoro cabalistico sulle lettere e sui numeri. In certi casi adopera come base per l’intervento pittorico dei giornali che formano un vero e proprio supporto verbale. Le parole in ebraico corrispondono ad un valore numerico, per questo vi è la legittimità di una loro traducibilità da un sistema all’altro. Ma nello stesso tempo in questo modo si riconosce la validità eterna della scrittura, del suo essere la base di ogni cultura, di ogni pensiero.
La scrittura diventa la Scrittura, ma non soltanto in senso religioso quanto anche in senso costitutivo: il mondo discende dalla parola ed è infatti la parola che dà il soffio vitale all’essere di fango.
In questa lenta spirale la pittura offre tutto il suo potere di suggestione e di felicità. Il colore e le morbide forme, aiutano a sedimentare un pensiero positivo con quella asincronia storica che ci parla dell’attuale, partendo da lontano, da un passato senza tempo. In questo Hana Silberstein costruisce immagini semplici e complesse, giochi visivi in cui l’improbabile, il favolistico appaiono più veri del vero.

Valerio Dehò

Hana Silberstein nasce nel 1951 a Tel Aviv in Israele da genitori polacchi sopravvissuti all’Olocausto.  A Tel Aviv frequenta contemporaneamente il liceo e il conservatorio diplomandosi in pianoforte.
Giunta nel 1970 in Italia frequenta a Bologna l’Accademia di Belle Arti studiando con Walter Lazzaro e diplomandosi nel 1975. Dopo aver cominciato la sua carriera espositiva con una collettiva al Circolo Artistico di Bologna partecipa a numerose mostre personali e collettive in Italia (Bologna, Pisa, Mantova, Milano, Merano, Venezia, Verona, Volterra, Torino, Trieste, Ferrara, Parma, Ancona, Frascati, Brindisi, Lecce, Livorno) e all'estero (Barcellona-Spagna, Ginevra-Svizzera, Gent-
Belgio, Amburgo, Hannover, Colonia-Germania, Strasburgo-Francia, Klagenfurt-Austria) Sue opere sono conservate presso istituzioni pubbliche e collezioni private in Italia e all'estero.


La mostra è organizzata dal centro culturale La Firma di Riva del Garda, con il patrocinio del Comune di Riva del Garda e il contributo della Cassa Rurale Alto Garda.

 

 Riva del Garda | Sala Civica «G. Craffonara» | Giardini di Porta Orientale

tutti i giorni 10.00 > 13.30 - 15.00 > 18.30 | Ingresso libero



Alcuni momenti dell'inaugurazione e della mostra


  

Chiamatemi Divina

 

 22 agosto > 9 settembre 2015

CHIAMATEMI DIVINA - Dorian Gray
Storia di un'attrice dimenticata

 

Mostre 2015

a cura di Franco Delli Guanti e Ludovico Maillet
Inaugurazione sabato 22 agosto ore 18.00


Chiamatemi Divina - Dorian Gray

“Fascino e mistero”

Se alla metà degli anni Cinquanta si fosse chiesto all'italiano medio chi fosse Dorian Gray la stragrande maggioranza delle persone non avrebbe risposto pensando al protagonista del famoso romanzo di Oscar Wilde bensì ad una delle più belle attrici apparse nel panorama cinematografico italiano di quegli anni. Dorian Gray era una dea scesa dalle passerelle della rivista ad illuminare con la sua sola presenza molte commedie a cavallo tra gli anni Cinquanta e Sessanta: bellissima, ironica, con un alone di riservatezza e mistero, una perfetta Marilyn nostrana che fece sognare milioni di spettatori cinematografici.

Questo lavoro vuole riportare alla memoria una diva che un po' a causa della corta memoria nostrana - cinematografica ma non solo - e un po' per volontà della stessa Dorian ha fatto poco alla volta perdere le sue tracce.


Dorian Gray non aveva sempre portato questo nome impegnativo e un poco ambiguo: era infatti nata come Maria Luisa Mangini a Bolzano il 2 febbraio 1928 (con divistica civetteria sposterà poi nelle interviste la sua data e il luogo di nascita al 1936 a Roma!). Il padre, Luigi Mangini, era un dipendente statale di servizio nel capoluogo altoatesino e la madre, Flora Divina, era una casalinga originaria del Trentino. La famiglia abiterà a Bolzano fino all'agosto del 1938, quando, con Maria Luisa di appena 10 anni, si trasferirà a vivere a Pesaro.

Dorian Gray - foto di Chiara SamugheoL’inizio della carriera di Dorian Gray avvenne a Milano nel primo dopoguerra nelle file del balletto del Teatro alla Scala sotto la direzione del famoso coreografo Aurel Milloss. Sarà Erminio Macario a farla debuttare nel 1950 come soubrette nella rivista «Votate per Venere». Per un lustro si susseguono una serie di spettacoli di successo quali: «Il sogno di un Walter», «Gran Baraonda». «Made in Italy» e «Passo doppio», accanto a nomi importanti della rivista e dell’avanspettacolo quali Wanda Osiris, Walter Chiari, Alberto Sordi e Ugo Tognazzi.

A metà degli anni Cinquanta Dorian Gray tenta la carriera del cinema infilando uno dietro l’altro una serie di film di successo accanto a Totò: su tutti ricordiamo la parte della «malafemmina» in «Totò, Peppino e la... malafemmina». 
È l’inizio di un successo travolgente che la porterà a girare oltre 30 film. Tra questi sicuramente meritano un posto d’onore due interpretazioni con i più grandi registi italiani di quegli anni: Federico Fellini e Michelangelo Antonioni. Per il regista riminese vestirà i panni di Jessey, l'amante frivola e capricciosa di Amedeo Nazzari nel film «Le notti di Cabiria». Antonioni invece le cambierà radicalmente look e personaggio facendole interpretare il ruolo drammatico della benzinaia Virginia ne «Il grido».

Nel frattempo Dorian si era legata sentimentalmente ad Arturo Toffanelli, figura di spicco del giornalismo di quegli anni e direttore della rivista «Tempo». Tofanelli si diede molto da fare per aiutare la carriera di Dorian: la sua rivista dedicò all'attrice moltissime copertine e servizi e - con la sua piccola casa di produzione, la «Tempo Film», co-finanziò diversi progetti che vedevano Dorian Gray tra i protagonisti. Nel 1962 Tofanelli finanzia una grossa coproduzione italo-tedesca-spagnola «Marcia o crepa», primo film a parlare apertamente della guerra d’Algeria, in cui Dorian interpreta nuovamente un ruolo tragico con notevole spessore ed espressività. 

L’anno dopo nacque il figlio di Dorian e di Arturo Tofanelli: Massimo Arturo Tofanelli. Da quel momento Dorian si ritirò nella villa che si era fatta costruire a Torcegno in Valsugana vicino al luogo di origine della madre e si dedicò ad allevare il figlio diradando le sue apparizioni cinematografiche. Tornerà al cinema nel 1965 per due interpretazioni che chiudono una parabola artistica straordinaria.

Da questo momento più nulla. Come Grata Garbo, decide nel pieno del suo splendore fisico e artistico di scomparire all'età di 37 anni (ma per tutti ne ha 29!) e di isolarsi dal mondo e da tutti chiudendo ogni rapporto con l'ambiente cinematografico. Una tragica mattina dell'11 febbraio 2011 si toglie la vita nella sua abitazione di Torcegno.

 
Riva del Garda | Sala Civica «G. Craffonara» | Giardini di Porta Orientale
tutti i giorni 10.00 > 13.30 - 17.00 > 20.30 | Ingresso libero

  

Alcune immagini, in occasione dell'inaugurazione della mostra

 

 Rassegna stampa

 

La mostra

 

Chiamatemi Divina. Dorian Gray ritratto di una diva    La pagina Facebook dedicata a questo progetto: Chiamatemi Divina. Dorian Gray ritratto di una diva

 

Mario Iral - Quando il legno ha un'anima

 

 

 11 > 29 luglio 2015

Mario Iral «Quando il legno ha un'anima»
Mostra personale a cura di Nicoletta Tamanini

 

Mostre 2015

Prosegue con Mario Iral la stagione espositiva del Centro Culturale La Firma di Riva del Garda.
La mostra rimarrà aperta dall'11 al 29 luglio presso la Sala Civica "G. Craffonara"

 Mario Iral - Quando il legno ha un'anima


Sabato 11 luglio 2015 alle ore 18 presso la Sala Civica "G. Craffonara" Giardini di Porta Orientale di Riva del Garda sarà inaugurata la mostra "Quando il legno ha un'anima" dell'artista Guido Moretti, curata da Nicoletta Tamanini.

Nato a Belluno nel 1952, Mario Iral lavora a Padova come docente di Discipline plastiche. 
Le sue opere si ispirano al simbolismo e sono state esposte in numerose mostre. Iral modella il legno facendone scaturire un'anima. La libertà espressiva si fa strumento per riconoscersi, per tornare all'anima attraverso sottili equilibri, simmetrie apparenti e forme che si negano per poi svelarsi in un gioco serrato di rimandi e di richiami.


La mostra è organizzata dal centro culturale La Firma di Riva del Garda, in collaborazione con il Comune di Riva del Garda e il sostegno della Cassa Rurale Alto Garda.

 

 Riva del Garda | Sala Civica «G. Craffonara» | Giardini di Porta Orientale

tutti i giorni 10.00 > 13.30 - 17.00 > 20.30 | Ingresso libero

  

Signum - Dalla calligrafia al digitale

 

 

 20 giugno > 8 luglio 2015

Signum - Dalla calligrafia al digitale
Massimo Bertoldi > Marco Campedelli > Seika Tahara

 

Mostre 2015

Il secondo evento espositivo del 2015 del Centro Culturale “La Firma” di Riva del Garda avrà per protagonisti gli artisti veronesi Massimo Bertoldi, Marco Campedelli e l'artista giapponese Seika Tahara.

 Signum - Dalla calligrafia al digitale

 

Un confronto tra tre artisti che hanno utilizzato in modo diverso la calligrafia e il carattere tipografico come forma espressiva dando ai segni un valore artistico.

La mostra «Signum: dalla calligrafia al digitale» è aperta con ingresso libero tutti i giorni dalle 10 alle 13.30 e dalle 17 alle 20.30. Inaugurazione: sabato 20 giugno con inizio alle ore 18.

 

Signum - Seika Tahara   Seika Tahara porterà i visitatori a compiere un enorme salto all'indietro nel tempo visto che la calligrafa giapponese presenterà una selezione delle sue opere che hanno quale protagonista l’alfabeto originale nipponico “hiragana”. Lo hiragana è un sillabario fonetico formato da segni semplici. Intorno al settimo secolo i caratteri ideografici “kanji” furono importati dalla Cina. Verso la metà dell’undicesimo secolo gli hiragana si formarono trascrivendo in corsivo alcuni kanji, in particolare quelli usati in un’antica antologia di poesia, il Man’yoshu. Fin dai tempi antichi i giapponesi compongono le loro poesie per esaltare la bellezza della natura e il cambiamento delle stagioni. Fiore, uccello, vento e luna sono sempre utilizzati come parole chiave. Seika Tahara si è ispirata al mondo culturale del Giappone antico, per realizzare le sue opere calligrafiche su carte decorate.

Seika Tahara nasce ad Osaka. Comincia studiare la calligrafia giapponese all'età di 8 anni sotto la guida di affermati maestri specializzati in questa vera e propria arte. Sarà la prima di un appuntamento che si rinnoverà ogni anno. Seika Tahara ha anche fondato una scuola per la formazione alla calligrafia dei giovani e ha partecipato ai più importanti concorsi del Giappone ottenendo prestigiosi piazzamenti e riconoscimenti. Di grande importanza l'esposizione tenuta al Museo Nazionale di Tokyo.

Dalla calligrafia all’opera d’arte il passaggio è breve. Per comprendere l’arte di Marco Campedelli bisogna partire dalla scrittura, infatti, è nella calligrafia che l’artista ha costruito il suo percorso artistico. 

Laddove prima c’erano lettere si è inserito un margine di errore, di sfocatura, che gli ha concesso di elaborare un segno personale, incisivo e deciso. Non poteva quindi che essere l’inchiostro il mezzo attraverso il quale esprimere la sua arte. “La calligrafia e l’handwriting - afferma l'artista veronese - hanno da sempre avuto un fascino su di me e sul mio modo di progettare. 

Con il tempo l'aspetto formale è diventato più espressivo, più illeggibile e denso di personalità.” Affascinato dal mondo delle infinite forme grafiche, dalle lettere e dal segno, dal disegno a mano con inchiostro nero su carta, Marco Campedelli è alla costante ricerca di sintesi nell’essenza delle cose. 

La sua attività si alterna tra la progettazione grafica di marchi, logotipi, immagini coordinate aziendali, packaging, wine design e interior design.
  Signum - Marco Campedelli
Signum - Massimo Bertoldi    
Decisamente rivolta al “digitale” è l'opera di Massimo Bertoldi. “Nella quotidianità, spesso senza consapevolezza, creiamo e utilizziamo mappe di vario genere per organizzare la giornata, per orientarci nella realtà esterna. La nostra mente - afferma l'artista - organizza mappe per comprendere il mondo e per meglio memorizzare le esperienze. Dagli schemi che utilizzano le maestre di scuola fino a internet, organizzata con home page, ci circondiamo di mappe.

Le mie opere sono il frutto di una ricerca di queste possibili topografie della mente e del sapere. Le risorse informatiche oggi permettono di creare mappe come mai sarebbero state possibili prima dell’avvento dell’informatica. Questa è la principale chiave di lettura dei miei lavori che permette di cambiare prospettiva a discipline scolastiche o tematiche culturali di vario genere liberandole dalle forme rigide ed istituzionali con le quali le abbiamo sempre conosciute e riproporle in una veste originale e insolita che permette una visione da angolazioni nuove che stimolano nuove riflessioni e suggestioni insolite.

Sono quadri che nascono dalla ricerca di forme espressive irrealizzabili, quasi inimmaginabili prima dell'avvento dell'informatica. Questa ricerca percorrere due strade: quella dell’intuizione che crea mappe in grado di mostrare la visione organica d'insieme di una data disciplina, e quella grafica che trasforma l’intuizione in possibili “home page” che la mente usa per archiviare e ricordare attraverso tecniche di memorizzazione visiva spesso involontaria e passiva”.


La mostra è organizzata dal centro culturale La Firma di Riva del Garda, in collaborazione con il Comune di Riva del Garda e il sostegno della Cassa Rurale Alto Garda.

  

 Riva del Garda | Sala Civica «G. Craffonara» | Giardini di Porta Orientale

Tutti i giorni 10.00 > 13.30 - 17.00 > 20.30 | Ingresso libero
Inaugurazione sabato 20 giugno  ore 18.00

 

Alcune immagini della mostra

 

"La mia calligrafia non è più calligrafia".
Da Riva del Garda, sede della mostra "SIGNUM: dalla calligrafia al digitale" Marco Campedelli parla delle sue opere.


  

  

Guido Moretti - La terza via alla scultura

 

 

 30 maggio >17 giugno 2015

Guido Moretti «La terza via alla scultura»
Mostra personale

 

Mostre 2015

Guido Moretti inaugura la nuova stagione espositiva del Centro Culturale La Firma di Riva del Garda.
La mostra rimarrà aperta dal 30 maggio al 17 giugno presso la Sala Civica "G. Craffonara"

 Guido Moretti - La terza via alla scultura


Sabato 30 maggio 2015 alle ore 18 presso la Sala Civica "G. Craffonara" Giardini di Porta Orientale di Riva del Garda sarà inaugurata la mostra "La terza via alla scultura" dell'artista Guido Moretti, primo evento espositivo di quest'anno del Centro Culturale La Firma di Riva del Garda.

Guido Moretti - NautilusVisitare una mostra di Guido Moretti è un’emozione per la mente, per il cuore, per lo spirito; è un lasciarsi afferrare dalla magia vera dell’arte, capace di farci tornare bambini, stupiti davanti a una nuova immagine del mondo. Le meravigliose sculture dell'artista di Gardone Val Trompia animano lo spazio di un cinetismo lieve, svelando la metamorfosi della loro forma che muta secondo una scienza segreta, nota solo all’autore. 

Moretti è un moderno artista rinascimentale. Ed entra di 
diritto nel patrimonio genetico della città di Urbino, sede di quella scuola che dalla seconda metà del quattrocento fino alla prima metà del seicento, ha fatto della città il centro di riferimento dell’Umanesimo matematico internazionale. Una scuola tra le prime in Europa a rivelare la poesia segreta della scienza”. Le opere di Guido Moretti hanno una forza comunicativa davvero autonoma e senza ambiguità.

Guido Moretti torna a Riva del Garda dopo esserci stato alcuni anni fa per collocare la sua opera, vincitrice di un concorso nazionale, da collocare nella Giodo Moretti - Spirale spazialeCaserma dei Carabinieri di Riva. Tra l’altro, proprio grazie a quella vincita Moretti ha potuto pubblicare il libro “La terza via alla scultura” in cui descrive, con immagini e riflessioni la grande ed emozionante avventura che lo ha portato ad “intuire”, grazie alle moderne tecnologie, la possibilità di creare sculture con un metodo nuovo (impossibile anche solo da immaginare qualche decennio fa). 

L’avventura è iniziata nel 1985 quando Moretti si rese conto che delle sue sculture “Figurative” al mondo non gliene importava assolutamente nulla mentre nasceva in lui l’interesse per la scienza e le leggi che governano il mondo. Tutto ciò che fa la natura è generato dalla applicazione di leggi e regole matematiche. Guido Moretti si è dedicato all’imitazione della natura non tanto nei suoi esiti ma quanto nei metodi da essa applicati.

Da allora in poi ogni scultura è generata con un metodo: 
Stratificazione, Rotazione o Intersezione ortogonale. Alla fine di questa lunga ricerca estetica è emersa la possibilità di fare scultura per “separazione”, che consiste nel ricavare, con un’unica operazione, attraverso l’intersezione ortogonale, più sculture, in qualche modo l’una il negativo dell’altra.



La mostra è organizzata dal centro culturale La Firma di Riva del Garda, in collaborazione con il Comune di Riva del Garda e il sostegno della Cassa Rurale Alto Garda.

 Riva del Garda | Sala Civica «G. Craffonara» | Giardini di Porta Orientale

tutti i giorni 15.00 - 19.00 | sabato e domenica anche 10.30 - 12.30 | Ingresso libero


L'inaugurazione

  

Presenze - Vinzenz Senoner

 

Mostre 2014

 

 15 novembre > 03 dicembre 2014

Vinzenz Senoner
Presenze

 

 


Inaugurazione sabato 15 novembre, ore 18.00, presso 
la Sala Civica «G. Craffonara», ai Giardini di Porta Orientale di Riva del Garda. Presentazione a cura di Nicoletta Tamanini

 Vinzenz Senoner - Presenze

 

Vinzenz Senoner

Ultimo appuntamento espositivo del 2014 alla sala civica «Giuseppe Craffonara», ai Giardini Orientali di Riva del Garda, per il centro culturale «La Firma»: dal 15 novembre al 3 dicembre sono protagoniste le sculture dell'artista gardenese Vinzenz Senoner, classe 1962, originario di Santa Cristina, patria del legno scolpito.
La mostra «Le presenze di Vinzenz Senoner», a cura di Nicoletta Tamanini, s'inaugura 
sabato 15 novembre con inizio alle ore 18, ed è poi aperta al pubblico tutti i giorni dalle 10.30 alle 13.30 e dalle 15 alle 18.30 con ingresso libero.

Il centro culturale «La Firma» di Riva del Garda chiude un anno espositivo intenso con le sculture di un artista sudtirolese. Un artista che proprio grazie alla provenienza da una famiglia di scultori del legno ha intrapreso lo studio della scultura, negli atelier artistici dei maestri Vincenzo Mussner e Giuseppe Rumerio ad Ortisei.

Vinzenz Senoner dal 1982 si dedica ulteriormente alla scultura della pietra, e contemporaneamente frequenta i corsi di disegno dal vero alla scuola d´arte di Ortisei. La sua formazione è segnata dall'influsso della scultura figurativa, che però negli ultimi anni ha assunto degli esiti di tipo espressionista. Pur sempre nel rispetto delle regole dell´arte, nelle sue opere si nota il desiderio di interrogare il mondo.

Ufficio Stampa - Comune di Riva del Garda


L'inaugurazione



La mostra

 

 

I luoghi del cuore Bruno Gorlato

 

Mostre 2014

 

 13 settembre > 01 ottobre 2014

Bruno Gorlato
I Luoghi del cuore

 

 


Inaugurazione sabato 13 settembre, ore 18.00, presso 
la galleria civica «Craffonara», ai giardini di Porta Orientale di Riva del Garda. Presentazione a cura di Nicoletta Tamanini

 Bruno Gorlato - I luoghi del cuore

 

“Questa coscienza dell’andare per spazi immaginati mi ha portato a guardare il nostro tempo come ad una colossale e dispendiosa commedia, di cui rimarranno memorie di azioni e di buone intenzioni. 
Diventano allora scenografie le calli, i lunghi porticati, gli oscuri androni, gli alberi merlati. In questo palcoscenico ho incontrato simulacri: il Castello, la Ruota, la Barca, la Bicicletta, protagonisti e complici dell’evoluzione della nostra civiltà.
Essi sono i Testimoni del Tempo, la Memoria che invia messaggi tanto incomprensibili, quanto ricchi di emozioni, silenziosi sermoni con una struggente ansia di comunicare”.
Bruno Gorlato

Padovano, classe 1940, Bruno Gorlato si diploma al Liceo Artistico di Venezia e qui si iscrive all'Università di Architettura. Inizia l'insegnamento di Educazione Artistica nella scuola media, collabora con studi di architettura e urbanistica. Nel 1967 partecipa al Concorso Nazionale per il nuovo Museo di Padova. In questi anni approfondisce la propria esperienza di incisore. Nel 1982 il Comune di Padova gli organizza la prima antologica “La Favola Metafisica di Bruno Gorlato” curata da Giorgio Segato e Franco Solmi. Nel 1991 ha realizzato il grande drappo dipinto per il Palio dei 10 Comuni di Montagnana, conservato nel comune di Masi. 

Bruno Gorlato - La mia cittàAlcuni anni dopo gli è stato assegnato il Premio Nazionale per l'incisione “La Matita di Busan”. Nel 2003 la Provincia di Padova lo ha invitato ad esporre a Montreal e a Poitiers in occasione del gemellaggio tra le città, un anno dopo è invitato dal comune di Freiburg nell Alten Rathaus. Per “Il Mese della Pittura” della Provincia di Padova espone in Este dipinti ed incisioni in due mostre antologiche. Dal 2008 fa parte del gruppo “Dialogo” 10 incisori padovani. Nel 2009 è invitato con il gruppo "Dialogo" a rappresentare l' Italia nella VI biennale della grafica di Novosibirsk. Nel 2009, 2010 e 2014 sue incisioni sono state esposte nelle Print Fairs di Londra e Parigi. 

Nel 2010 è invitato ad esporre nella Nanwa Gallery di Tokio. Nel 2011 espone a Padova nella mostra “Dialoghi incisi – L'arte del segno tra Padova e il Giappone” nel centro culturale Altinate-San Gaetano. Nel 2012 è invitato nella quinta biennale di incisori contemporanei “Sguardo sull'incisione” nel Barco Mocenigo-Castello di Godego (TV). Dal 2012 fa parte dell'Associazione Nazionale Incisori Contemporanei e nel 2014 è stato invitato ad esporre nella mostra “Permanenza del Segno” nella Biblioteca Nazionale Universitaria di Torino. Ha esposto in cinquanta mostre personali e in quaranta collettive. Sono state pubblicate sette monografie sulle sue opere.

  
Il manifesto della mostra "I luoghi del cuore" in formato pdf.

Articolo pubblicato su L'Adige del 14 settembre 2014 

 

Mostre 2014

 

 12 > 30 luglio 2014

Anna Caser  |  Adriano Cecco
«Fly»

 

 


Inaugurata sabato 12 luglio presso 
la galleria civica «Craffonara», ai giardini di Porta Orientale di Riva del Garda, la mostra «Fly» delgli artisti Anna Caser e Adriano Cecco.

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Anna Caser e Adriano Cecco presentano i recenti lavori e alcune installazioni realizzate insieme. I due artisti che provengono da percorsi e formazioni diverse, si sono messi insieme attorno ad un progetto comune. 

Si tratta di una scelta teorica che ha la sua ragion d’essere all’interno delle reciproche poetiche e della prassi dell’operare artistico. Ma si tratta anche della volontà di mettere insieme delle affinità elettive che diventano originalità e ricerca di novità nell’arte. Le opere “Arca terra” e “Miss Politica” sono state sponsorizzate dalla Fondazione Bevilacqua La Masa di Venezia che dal 1899 promuove opere ed artisti d'arte contemporanea e sono state esposte in una villa veneta a Mirano dal centro culturale PARDES e ad Arte Fiera Padova 2013.


Anna Caser artista internazionale attualmente vive e lavora a Verona. Sue opere sono presso privati e collezioni pubbliche in Italia, Europa, negli USA, in Canada e negli Emirati Arabi.
“...un’artista che possiede il pregio non comune di vivere una intensa sensibilità personale in autonoma e aperta simbiosi con le grandi voci della cultura internazionale....risulta chiaramente osservabile come, nelle sue opere, sia presente l’uso della frattalizzazione modulare per cavar fuori dal nulla caotico dello spazio grafico vuoto la nascita di imprevedibili ordini per serialità successive di piccoli moduli, fino ad ottenere la complessità, artisticamente vivente, dell’immagine racchiusa in un proprio ordine “ben temperato”. Una nuova spazialità sensibile si apre ai corpi immaginari, dove il sogno e la favola vengono dolcemente ad abitare, con diritto di realtà più che reale….
Organicità strutturale, rigore e respiro insieme delle forme, rompendo ed esaltando lo spazio fuori dalla sua inerzia, rinserramento e canto geometrico delle “gabbie” sottilmente rigate con cui la Caser arresta l’immaginario fuggente dentro ritmi interiori, ecco un segreto antico e sempre nuovo della figuralità grafica e pittorica andata al di là di figurativismo e astrattismo…”
DINO FORMAGGIO, testo dal catalogo “ Nuovi mondi sensibili e immaginativi in Anna Caser”

"Adriano Cecco, che lavora con una materia intrisa di umori e di evocazioni, non teme di riscaldare la sua pittura alla luce di una dimensione metaforica, sospingendola in quei sottili sortilegi che, come sempre, sanno interessare le zone più esposte della psiche. Scalda la materia, dicevo; oppure la sottopone ad improvvisi raggelamenti: con ciò voglio dire che il nostro artista penetra nella sensualità stessa del mondo, riconoscendole un ruolo sostanziale, non di mera apparenza ma di solida struttura filologica. In tal senso si può tra l’altro serenamente sostenere che le sue tele sono contenitori alchemici, rivolti a spiritualizzare la materia, a farla miracolosamente lievitare: microcosmi dell’anima …"
GIORGIO CORTENOVA

 

Il manifesto della mostra in formato pdf.

Articolo pubblicato su L'Adige l'11 luglio 2014 

 


L'inaugurazione.

 

 

Una giornata di aquiloni....

..... per far divertire tutti. Nell'ambito della mostra «Fly», Madi, «l'uomo degli aquiloni» con il suo laboratorio magico, dedicato alla costruzione, assieme ai bambini, di coloratissimi aquiloni utilizzando carta, asticelle, colla e filo.



 

 

Mostre 2014
 

1 > 18 giugno 2014

Vincenzo Pellitta
Configurare le forme, abitare gli universi

 

  


Inaugurata domenica primo giugno nella galleria civica «Craffonara», ai giardini di Porta Orientale di Riva del Garda, la mostra «Configurare le forme, abitare gli universi» dell’artista vigevanese Vincenzo Pellitta.

La mostra, primo evento espositivo di quest'anno del centro culturale La
Firma nello spazio comunale di Riva del Garda, prosegue fino al 18 giugno, con apertura tutti i giorni dalle 15 alle 18, sabato e domenica anche dalle 10.30 alle 12.30. L'ingresso è libero.

 Vincenzo Pellitta


Il mix di sguardi plurimi e di affondi nella cultura del proprio tempo, di configurazione delle forme, di manipolazione e costruzione dello spazio, di declinazione dei segni, di griglia ipermodernista, di flessibilità degli universi, fa vivere il recente lavoro di Vincenzo Pellitta; e ancora, mimetizza e clona, duplica e libera, materializza e imita, esplora connessioni e riprogramma, associa immaginario e catena di montaggio, fa coabitare soggetto-forma e contesto.

L'aggettivazione neoastratto-concreta serve a Pellitta a segnalare che l'arte è un metodo di conoscenza del mondo, a muoversi oltre il razionale facendo proprio l'irrazionale come sensazione/ intuizione e avviando quella ispessita sperimentazione linguistico-geometrica che è fatta di ritagli di definizione spaziale.

Vincenzo PellittaLa parabola artistica di Vincenzo Pellitta si conferma in un arco gestuale di lavoro in cui la monocromia-luce, o meglio lo specchio implorante, sente la consequenzialità scientifica, con l'incidenza delle particelle-materia, dei segni-disegni, e di ogni altro apporto percettivo che avvia relazioni col mondo del segno e della geometria cui da anni l'artista vigevanese ne ha sposato le idealità. Oltre questi capitoli di racconto geometrico e infinitesimale, partiture formali, architetture dello spazio, flussi e riflussi, rapporti, dissonanze, tracce e silenzi.

Tutta l'esistenza presente in queste opere è ricca di significati, di sensi profondi che guardano oltre i dati momentanei della percezione, scoprendo un altrove, uno specchiante, una realtà esterna e interna. Lo spazio non si identifica più totalmente con la superficie, ma si trasforma in un luogo di apparizioni ricche di rinvii analogici. Dentro le geometrie, l'immagine e il suo doppio. Privilegio di queste opere è il loro “esserci” catturate da un'astratta progressione storica. Ad ogni nuova occasione la loro lezione si rinfrange, si riaccende, vive una traduzione infinita, una infinita transizione di senso, di codificazione, di segmentazione, di slittamento, di tracce e percorsi che ritornano all'origine.


Queste opere,che compongono questo nuovo capitolo di Vincenzo Pellitta, da quelle costruite con materiali naturali a quelle specchianti e a quelle intervallate da tracce di colore, necessitano di un senso di durata che si attesta tra l'informalità assoluta e l'assoluto della forma, una luce-colore che si fa presenza-assenza, e addirittura filosofia di fondo dove galleggiano interne armonie.

Vincenzo Pellitta annulla le capacità narrative dell'oggetto-opera, che porterebbero standardizzazione e controllabilità, per reintrodurre l'imprevedibilità, l'incertezza, il labirinto, il gioco. Strutture parallele, minimaliste, nate dall'utopia Bauhaus e dal costruttivismo, che oggi sforano in uno spazio "cinegenico", dove il visitatore diventa attore specchiandosi.

 

Vincenzo PellittaVincenzo Pellitta
É nato nel 1948 a Rotondella (Matera). Vive in provincia di Pavia dal 1962 e a Vigevano dal 1976. Comincia a dipingere nel 1970 ricevendo da alcuni artisti pavesi i primi insegnamenti e con gli stessi partecipa a numerosi concorsi di pittura estemporanea approfondendo così la tecnica chiarista, dipingendo paesaggi all'aperto.
Frequenta in seguito il corso serale di disegno e pittura all'Istituto "Roncalli" di Vigevano. Diverse sono state le componenti formali che ha esaminato, dalle prime esperienze figurative su linee veristiche a quelle del periodo chiarista, poi espressionistiche e infine a quelle informali non declinando anche certe soluzioni di tendenza surrealista.

Dal 1992 inizia un recupero per l’interesse estetico costruttivo, dipinge prima una serie di opere geometriche ad olio e poi il suo interesse si rivolge al materiale nella sua trasformazione.  Il disegno ricavato dal pieno-vuoto è realizzato con la tecnica della tranciatura su metallo eseguita nei primi anni della ricerca facendo uso di trance meccaniche, in seguito usando punzonatrici meccaniche computerizzate e successivamente con macchine computerizzate a taglio laser. Dal 1992 al 2002 opera incollando le lastre di metallo “precedentemente ritagliate”, su tavola e dipingendo lo sfondo con le varie tonalità di grigio e nero.

Dal 2002 inserisce nelle strutture anche il colore. Dal 2007 usa anche incollare sullo sfondo pellicole specchianti, indagando sul tema specchio-luce. E’ stato cofondatore di due Gruppi artistici, uno a Pavia “La nuova Dimensione” e uno a Vigevano “Tempo Zero”. La sua prima personale risale al 1978. Dal 2000 collabora con la storica Galleria Arte Struktura di Anna Canali, dove conosce i grandi maestri dell’arte geometrica, tra gli altri: Bruno Munari, Getulio Alviani, Marcello Morandini, Eugenio Carmi, Edoardo Landi, Ludwig Wilding; esponendo in diverse occasioni al loro fianco. Ha collaborato con il prof. Marco Fraccaro rettore del "Collegio Universitario Cairoli di Pavia" ad allestire varie mostre.

E’ inserito in diversi cataloghi d’Arte tra cui il Catalogo dell’Arte Moderna di Giorgio Mondadori del 2006 e del 2007. Fa parte dei soci artisti del prestigioso Museo della Permanente di Milano. Negli anni 90 è stato socio della Casa della Cultura, dove ha seguito un corso di storia dell’Arte (con il prof. Francesco Tedesco dell’Università Cattolica di Milano), e un seminario di filosofia moderna. Ha viaggiato in Italia e in Europa visitando diversi musei. Ha fatto parte del comitato scientifico dei musei di Vigevano ed è attualmente responsabile degli eventi artistici dello Spazio Rocco Scotellaro di Vigevano. Diversi critici si sono interessati al suo lavoro e ha allestito numerose mostre in Italia ed all'estero.

L'invito in formato pdf 

Alcune immagini dell'esposizione.

   

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